LE EDICOLE SACRE DI NAPOLI: QUANDO IL DIVINO SI FA UOMO

L’originale devozione del popolo partenopeo tangibile nei tabernacoli votivi lungo le vie del centro antico

Le edicole votive, liquidate tra i fenomeni religiosi di carattere secondario, a Napoli costituiscono una originale espressione artistica ed architettonica della devozione popolare e vanno percepite come tramite di particolari atteggiamenti nei confronti del divino.

Lungo le pareti delle strade della nostra città, più che altrove, si contano innumerevoli tabernacoli, la cui origine si fa risalire a tempi assai remoti.

Fin dai tempi antichi, infatti, era pratica comune collocare all’ingresso delle case templi in miniatura dedicati ai Lari e ai Penati, le divinità protettrici della famiglia; contemporaneamente era usanza dedicare un’area comune dell’abitazione alla rappresentazione delle divinità, in modo che potessero accedervi e rendervi omaggio i membri della famiglia e gli ospiti.

Si trattava di semplici pitture o di piccole cappelle, di nicchie scavate nella parete spesso riccamente decorate.

La rappresentazione del sacro, come una rappresentazione teatrale, portava in scena divinità minori che rimandavano per simboli e sembianze alle immagini degli dei. Nell’antica Grecia era consuetudine dedicare agli dei altari privati sui quali veniva posta l’immagine della divinità, spesso scolpita nel marmo, e tale usanza fu trasferita nelle aree di espansione greca, tra cui quella di Neapolis.

L’abitudine, ormai consolidata, non fu abbandonata nemmeno dopo l’editto di Teodosio, con la diffusione e l’affermazione del cristianesimo, e le divinità pagane, che prima adornavano gli altari privati, furono progressivamente sostituite dai simboli cristiani.

Dal passato pagano fino all’era cristiana, dunque, le edicole votive dimostrano costantemente una duplice natura, privata e popolare. Il carattere privato s’identifica nel luogo di culto in cui un’edicola viene inserita: l’edificazione avviene sempre entro un edificio privato, destinato al singolo o a una comunità, uno spazio personale in cui ogni giorno si vive un rapporto diretto, spontaneo, adpersonam con il sacro.

Questo rapporto tra i riferimenti sacri e il curatore – colui che provvede al mantenimento e alla venerazione del tabernacolo votivo – è basato su una dipendenza reciproca, dal momento che il personaggio sacro è, in effetti, di proprietà del devoto, il quale ha il compito di curarlo e difenderlo entro il proprio territorio. Questa idea di proprietà rende del tutto originale la religiosità napoletana, non solo circoscritta alla dimensione popolare.

A Napoli la religione assume sembianze concrete, si plasma a seconda delle necessità, delle trasformazioni storiche, degli umori della gente; il sacro acquista forme umane, più accessibili ai napoletani. È probabile che la storia della città, caratterizzata da secoli di dominazioni straniere, abbia contribuito a delineare questo peculiare rapporto che intercorre tra il divino e il napoletano: in assenza di un rapporto con il dominatore di turno, risultava accessibile, invece, relazionarsi con un ultraterreno raffigurato a propria immagine e somiglianza, familiare e concreto.

Anche in altre città italiane, quali Roma, Palermo e Genova, si riscontra questa peculiare manifestazione di fede, ma è a Napoli che presenta caratteristiche del tutto originali.

Le edicole romane, palermitane e genovesi sono poste agli incroci o sugli angoli dei palazzi, mentre quelle napoletane si trovano lungo i muri delle vie secondarie, quasi celate negli angusti vicoletti; a differenza delle altre, l’impianto delle edicole napoletane è a tempio o a nicchia, privo delle ricche decorazioni che connotano soprattutto quelle genovesi e romane del Seicento, veri e propri accessori scenografici di piazze e palazzi. In realtà le maggiori differenze non si collocano su un piano puramente estetico, ma su quello religioso: a Napoli le immagini sacre non compiono prodigi, non piangono lacrime di sangue;l’edificazione di un’edicola votiva non trova giustificazione in un miracolo, non sempre; qui non è necessario ricorrere all’espediente del ritrovamento dell’immagine sacra a cui dedicare un tabernacolo, ma ogni individuo o associazione può erigere un’edicola senza che questa iniziativa debba essere giustificata o sottoposta all’approvazione della Chiesa locale.

È quasi impossibile, in effetti, rintracciare le origini e la storia delle singole edicole votive sparse per la città, ma abbiamo date, nomi ed iscrizioni, figure di santi e crocifissi che fanno luce lungo il complesso universo religioso popolare napoletano.

La più antica edicola della città, raffigurante Cristo in croce, si trova in via Paladino, nei pressi di piazzetta Nilo: l’imponente tabernacolo di strada, alto circa due metri e mezzo, contiene un dipinto a olio su legno, poi sostituito da una nuova tela, copia del soggetto originale.

L’iscrizione sottostante fa luce sulla data di realizzazione del quadro: commissionato nel 1648 a un maestro di pittura, uno dei tanti delle innumerevoli botteghe cittadine, un tempo era collocato in via Pallonetto S. Chiara e fu restaurato dai fedeli nel 1945 in segno di grazia durante la seconda guerra mondiale.

Secondo le testimonianze orali, un anziano fabbro, successivamente all’incursione del 4 agosto 1943, trovato l’immagine sacra abbandonata per strada, ne aveva ricomposto l’originale struttura, collocandola nei pressi della sua bottega in via Paladino. L’effigie, protetta da una vetrinetta montata in ferro, da una posizione privilegiata osserva da secoli, severa e suggestiva nella sua cornice di marmi policromi, gli eventi che hanno segnato la storia di Napoli. Spetta a noi preservare ancora questo ed altri antichi testimoni, simbolo della particolare devozione del popolo napoletano

Un commento

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  • francesca
    19 maggio 2018 at 14:49 - Reply

    Ciao! Potresti dirmi, cortesemente, dove si trova l’edicola votiva della prima foto di questo articolo? Grazie!