Le ali della libertà spiegate in “CampoAperto”

Crowdfunding : un progetto per un carcere rivoluzionario

Una Fattoria Sociale, un progetto che parte dal carcere, si estende sul territorio attraverso l’accoglienza, formazione e agricoltura, per poi ritornare dentro il carcere per la trasformazione dei prodotti alimentari.
Un esempio di possibile riscatto del vero senso Costituzionale assegnato alla pena detentiva. Trasformare il tempo bloccato, in occasione per imparare la fatica progettuale del ricostruire se stessi attraverso il lavoro con se, e con gli altri, per se, e per gli altri.

La Cooperativa “L’uomo e il Legno” nasce nel 1994 grazie a fondi europei destinati all’inserimento nel mondo del lavoro degli ex tossicodipendenti.

Un’esperienza nata nel Rione Sanità di Napoli presso il centro “La Tenda”, dove Enzo Vanacore era l’insegnante del corso di falegnameria, primo esperimento di percorsi di recupero con la collaborazione tra comunità di recupero e SERT. Esperienza poi  continuata presso un opificio a Qualiano, poi uno ad Agnano, fino a quando i 15 ragazzi che frequentavano il corso di falegnameria costituirono a Scampia la  Cooperativa “L’uomo e il legno” con  Enzo Vanacore Presidente.

laperuta4A Vanacore chiediamo perché per la sede avete scelto Scampia?
Un luogo scelto non a caso, quasi tutti i 15 ragazzi del mio corso erano di Scampia, e la scommessa fuquella di farli tornare a Scampia non per comprare la “ROBA”, ma per fare impresa. Dove risiede attualmente la Cooperativa era un pezzo di terra del Comune recintato abusivamente,  dopo alcune ricerche e qualche anno di lotta, grazie anche all’aggiunta della comunità dei Gesuiti, abbiamo ottenuto l’assegnazione di quello spazio.

Quanti sono rimasti di quel gruppo originario?
Di quei 15 soci, tre non ci sono più, sono scomparsi purtroppo, alcuni si sono trasferiti fuori Napoli, è sempre difficile intraprendere un percorso di recupero continuando a vivere in contesti familiari rimasti invischiati, quindi a volte andare via è l’unica soluzione. Altri hanno costituito impresa in proprio a Napoli, e comunque tutti hanno messo a frutto la formazione di falegnameria ricevuta grazie al percorso di recupero. Oggi la Cooperativa è cresciuta ed ha diversificato  i campi d’interesse, lavora con i minori, i diversamente abili, con i Migranti, abbiamo aperto anche altre tre sedi, una comunità alloggi, abbiamo creato una rete di collaborazione con almeno 40 enti, tra Napoli e provincia, fino a Benevento ed Avellino.
Oltre alla Falegnameria si è aggiunta anche la  lavorazione della ceramica, una“Global Service” per interventi di piccole ristrutturazioni e manutenzione, abbiamo anche un  know how per il diserbo chimico e fisico, e per le bonifiche dei terreni. Ultima si è aggiunta l’agricoltura, creando campoAperto, una Fattoria sociale che gestisce circa 2 ettari di terreno all’interno del penitenziario di Secondigliano.
Voglio capire meglio, cos’è di preciso campoAperto?
campoAperto è un progetto di Impresa Sociale per la produzione agricola di eccellenza, completamente naturale. Un’iniziativa che, oltre a sostenere la ristrutturazione del progetto di vita delle persone private della libertà personale, prima che siano chiamate a rimettersi in gioco una volta scontata la pena, offre una risposta concreta al bisogno di lavoro salariato espresso dai detenuti, in considerazione del fatto che il sistema penitenziario, caratterizzato da sovraffollamento, incremento dei suicidi e degli atti di autolesionismo, non sempre riesce a garantire ai detenuti un autentico percorso di riabilitazione.

laperuta1Come arriva in carcere la vostra cooperativa?
Abbiamo cominciato qualche anno fa con un progetto durato un anno e mezzo, che si chiamava “Coloriamo il carcere”. Un percorso formativo di disegno, progettazione e colorazione, finalizzato  a migliorare la qualità di vita dei detenuti all’interno della struttura. Un progetto che ha coinvolto 10 detenuti, realizzando dei murales lungo i corridoi dove si aprivano le celle.
A questo è seguito la gestione della falegnameria del carcere, anche se ad intermittenza, creando occasioni di lavoro per i detenuti. Durante questo periodo  si è stabilita una sintonia importante tra la cooperativa e l’attuale Direttore del carcere, il quale ci ha offerto di rilevare un progetto di agricoltura esistente da diversi anni e che era gestito da un’associazione, ma fallito per le difficoltà di quest’ultima a creare reddito per i detenuti impegnati, e 4 mesi fa abbiamo deciso di accettare la scommessa.

La fattoria viene quindi finanziata con soldi pubblici?
NO, nemmeno un euro, abbiamo solo ottenuto il comodato d’uso gratuito dell’attrezzatura di proprietà del Ministero di Grazie e Giustizia esistente nel penitenziario,e dopo aver parlato con il gruppo di detenuti impegnati da sempre nella gestione di questi orti, ci siamo convinti come Cooperativa ad investire sul progetto.

Cosa intende con “investire”?
L’impegno richiesto dal Ministero per ottenere il comodato gratuito  delle attrezzature, era quello di assumere almeno tre detenuti. Poiché il gruppo “storico” era composto da cinque detenuti, la Cooperativa ha deciso di assumere tutto il gruppo. L’idea è stata quella di non “rompere” un gruppo già consolidato, ed attraverso un ragionamento fatto con gli stessi detenuti, abbiamo applicato il principio del“lavorare meno, lavorare tutti”. La Cooperativa investe “rimettendoci” per almeno un anno, ed i detenuti-lavoratori si riducono la paga nella misura in cui si possa renderla economicamente sostenibile per la Cooperativa a pagare tutti e cinque.
laperuta3Quali sono i criteri per la scelta dei detenuti-lavoratori?
Per legge la scelta spetta al Direttore del carcere, ma in questo caso gia erano stati individuati, avendo noi ripreso un’esperienza gia esistente.
Com’è stato l’impatto con i “detenuti-fattori”?
Il fallimento delle esperienze passate ha reso inizialmente problematico lo stabilire un rapporto di reciproca fiducia,ma dopo alcuni mesi, forse grazie anche al puntuale pagamento degli stipendi, puntualmente accreditati ogni mese, oltre alla stretta collaborazione nelle fasi lavorative da parte dei collaboratori della Cooperativa con i detenuti, da diffidenti sono diventati fiduciosi, fino a diventare motivati, addirittura oggi loro stessi ci spingono ad ampliare il progetto.


Come definisce la qualità della produzione agricola che realizzate?
Preciso subito che i nostri prodotti non possono essere definiti “BIO”, anche se sono del tutto naturali.Lavoriamo infatti, unicamente con prodotti naturali, obbligati dal regolamento interno del Ministero di Grazia e Giustizia, che proibisce l’utilizzo di qualsiasi prodotto chimico all’interno delle strutture dove vivono i detenuti. per tanto quello che produciamo è comunque di altissima qualità.

Qual’è la destinazione finale del vostro prodotto?
Abbiamo un gruppo di acquisto gestito da una nostra Cooperativa chiamata LB, che si occupa di commercializzare i prodotti attraverso un sistema di acquisto on-line, con consegna a domicilio per i privati, abbiamo poi aggiunto un punto vendita all’interno del carcere, ci segue una piccola catena di ristoranti che acquistano i nostri prodotti, ed è in progettazione un altro punto vendita esterno al carcere,  a Scampia presso il Centro Hurtado, una struttura della comunità dei Gesuiti.

Avete quindi  una produzione consistente?
Abbastanza, ma non tantissima, ma stiamo visionando anche altri terreni per ampliarci,alcuni nel parco dei Camaldoli. L’idea sarebbe quella di estendere anche all’esterno del carcere la fattoria sociale, valutando la possibilità di chiedere l’impiego di detenuti che sono in regime carcerario cosiddetto ex Art.21, cioè una categoria di detenuti che possono godere della semi libertà.

laperuta5Interessante, ma gestite tutto da soli come Cooperativa?
Ovviamente mai da soli, non sarebbe possibile, siamo in rete con istituzioni quali il Ministero di Grazia e Giustizia tramite il Direttore del carcere, l’Assessorato all’Ambiente della Regione Campania che ci fa da Comitato Scientifico, il Centro Hurtadodei Gesuiti, il Cappellano del Carcere Padre Fabrizio Valletti, e la Cooperativa “La Roccia”.
Ci spieghi la campagna per raccogliere fondi che avete lanciato per continuare ed allargare “CAMPOAPERTO”.
Si, sarà possibile fare donazioni libere fino al 30 Giugno,
accedendo alla piattaforma On line di Crowdfunding .Abbiamo partecipato ad un bando di Banca Etica chiedendo 15 mila€, il nostro progetto è stato scelto tra i 50-60 circa presentati. La Banca prende l’impegno di fare anche lei una sottoscrizione, a patto che dal crowdfunding si raccolga almeno il 75% della somma richiesta.

A cosa sono destinati questi 15 mila € che chiedete?
Questi soldi ci sono indispensabili fondamentalmente per due ordini di cose:
Innanzitutto occorre sistemare le tre serre esistenti nel carcere e che abbiamo a disposizione. Occorre sostituire i vetri,  e fare almeno la revisione dei motori di areazione, forse alcuni vanno sostituiti del tutto.
L’altro capitolo di spesa è la sostituzione dell’attrezzatura di base, quella esistente è obsoleta, con un’età di 20-30 anni, resa utilizzabile fino ad ora solo grazie alla capacità manuale di alcuni detenuti che ne hanno curato la manutenzione, ed eseguito piccole riparazioni.

Parliamo del trattore che ha bisogno della revisione al motore, e lo stesso anche per la zappa, oltre alla necessità di acquistare delle attrezzature aggiornate per la formazione delle linee di terra, o per tagliare ed estirpare l’erba.
Migliorare l’attrezzatura ci permetterebbe di migliorare anche la nostra produttività,  potendo sfruttare tutti gli ettari a nostra disposizione all’interno del carcere, cosa impossibile ora, visto che le attrezzature a nostra disposizione non sarebbero in grado di reggere l’ulteriore sforzo. Questo ci permetterebbe di realizzare il pareggio di bilancio della nostra impresa sociale, noi pensiamo al massimo entro il primo anno di attività.
Perché questo nome: “Campo Aperto”?
Ne abbiamo discusso con i detenuti-lavoratori, ed abbiamo scelto questo nome perché si contrappone alle mura chiuse del carcere, un anelito di libertà.

valorizziamoscampia6Che giudizio si sente di dare dell’esperienza maturata in questi primi mesi?
Stiamo parlando di detenuti che oltre ad una carica di rabbia facilmente immaginabile, aggiungevano anche quella della delusione per il fallimento del progetto negli anni passati. Quindi durante i primi incontri si avvertiva forte la diffidenza che poi via, via, nei mesi è andata a scemare, instaurando un buon rapporto di fiducia. Adesso tutta quella rabbia si è attutita, ora c’è una voglia relazionale nei confronti della Cooperativa, credono nel progetto, chiedono di incontrarmi per discutere di lavoro, come migliorarlo, uno di loro è diventato un ragioniere efficientissimo, espertissimo in bolle di accompagnamento dei prodotti.

Il nostro esperto agronomo esterno, che ispeziona periodicamente i terreni, è entusiasta della qualità e della cura del lavoro per come viene svolto, da qui si percepisce anche l’attaccamento al progetto,e non nascondo che abbiamo in animo di trasformare almeno alcuni di loro in Soci-lavoratori della Cooperativa,ma attualmente ci sono problematiche oggettive ed  ostative dal punto di vista normativo che lo impediscono, ma non demordiamo.
Nessun problema di conflitto tra i detenuti?
No, anzi, ora è forte e cementato il senso del gruppo. Si riconoscono le qualità e le attitudini diversificate, per cui chi si occupa di ragioneria non viene visto come un privilegiato rispetto a chi svolge il lavoro più duro nei campi, ma viene riconosciuta la specifica competenza di ognuno, creando inoltre una filiera perfetta, tra chi lavora i campi, chi si occupa dell’amministrazione, relazionandosi in perfetta sincronia con gli operatori esterni membri della Cooperativa, che si occupano della commercializzazione, ed anche con quelli che si occupano degli aspetti scientifici di agronomia, curati dall’Assessorato regionale. Molto importante anche la preziosa e professionale coadiuvazione delle guardie carcerarie

Per i detenuti,  oltre a tenersi impegnati, per questo loro impegno non è previsto alcun guadagno in termini di sconto di pena?
No, solo guadagno economico, lo stipendio!

Una volta stabilizzato anche economicamente, pensa che il progetto possa evolversi o rimanere nell’attuale forma?
Abbiamo bisogno di tirare fuori dal carcere non solo prodotti agricoli, ma creare un ponte tra l’attività all’interno del carcere ed il territorio all’esterno. Se riusciamo ad acquisirli, vogliamo mettere in collegamento alcuni terreni del parco dei Camaldoli con il carcere di Secondigliano.

E come?
campoaperto2La cooperativa si occupa di lavoratori disoccupati e di migranti, allora perché non mettere in collegamento queste risorse? Produrre nel carcere e vendere all’esterno, produrre all’esterno e far rientrare i prodotti dentro il carcere, dove insieme alla Cooperativa “La Roccia” stiamo allestendo un laboratorio di trasformazione alimentare per creare conserve.

Quindi mischiare tutte queste risorse e non creare ghetti di lavoratoti detenuti, migranti, disoccupati, ma creare una sinergia virtuosa tra loro.Grazie a questo i detenuti che possiedono le caratteristiche legislative, potranno uscire dal carcere come lavoratori, i disoccupati sul territorio non li percepirebbero come estranei, ed i migranti come un valore aggiunto. Un progetto quindi che parte dal carcere, si estende sul territorio attraverso accoglienza, formazione e agricoltura, per poi ritornare nel carcere per la trasformazione dei prodotti alimentari.

A questo scopo stiamo ipotizzando anche di acquisire un appartamento dove ospitare i detenuti, sarebbe un altro tassello importante da aggiungere a questo progetto. Molti detenuti infatti, una volta scontata la loro pena, fuori dal carcere alcuni non hanno più nessuno, e spesso sono costretti a vivere da homeless.
Altra categoria di lavoratori, come i giovani o le professioni potrebbe trovare spazio in questo progetto?
Da soli non si va molto lontano, c’è molto spazio anche per Enti o Aziende private, che vogliono mettere a disposizione il loro know how ed entrare in rete. Pensiamo anche che potrebbero trovare spazio  alcune professionalità come psichiatri e psicologi per fare sostegno psicologico.

Per coloro che volessero sostenere il PROGETTO “ campoAperto ”fino al 30 Giugno questo è il link per tutte le informazioni.

https://www.produzionidalbasso.com/project/campoaperto-lavoro-e-agricoltura-biologica-nel-carcere-di-scondigliano/
Foto:
1- è  stata scaricata dal sito internet www.pjmagazine.net
2, 3 – Foto di Loredana Lerose
4,5 – Foto della Cooperativa l’uomo e il legno.

 

Umberto Laperuta

LabManager Dipartimento di Biologia della Federico II. Presidente ODV "Noi&Piscinola", compagni di viaggio del Teatro Area Nord. Tutta la mia passione a sostegno del TAN, terzo teatro comunale di Napoli, unico centro culturale in tutta l'Area Nord della città. Aspettando i tempi della politica, intendiamo contribuire ad unire la città ed i suoi quartieri attraverso la promozione culturale ed artistica, pur consapevoli che: "Ad ogni problema complesso corrisponde una soluzione semplice..... ma è quasi sempre quella sbagliata!!
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