LA VITA RELIGIOSA A NAPOLI NEL DUECENTO

La mappa dei primi conventi nella città medievale

L’entrata in scena degli ordini mendicanti a Napoli si verificò durante i primi decennidel XIII secolo secondo le medesime modalità che riscontriamo in Italia centro-settentrionale: questo modello definito prevede in un primo momento l’insediamento dei frati in un’area periferica, presto però abbandonata a favore di zone meno lontane dal centro urbano e, anzi, posizionate lungo il raggio d’espansione della città. Il radicamento dei frati a Napoli risulta, inoltre, fortemente condizionato dalla particolare organizzazione della vita cittadina, animata da numerosi associazioni di famiglie nobiliari, del popolo e miste, in gran parte a carattere territoriale; gli ordini mendicanti a Napoli, insomma, presentano un legame assai stretto con la nobiltà di seggio, ma parallelamente mantengono rapporti altrettanto stretti con la monarchia e il popolo. Questo tratto accomuna tutti e quattro gli ordini mendicanti – francescano, domenicano, agostiniano e carmelitano – che nella città partenopea compaiono a partire dagli anni Venti-Trenta del Duecento.

Il primo insediamento mendicante a Napoli fu quasi sicuramente quello francescano di Santa Maria ad Palatium(dove attualmente sorge il Maschio Angioino), che sin dal nome rievoca la semplicità delle prime sedi dei frati Minori: il termine Palatium nel toponimo fa riferimento, infatti, ai ruderi di una domus romana che doveva trovarsi in quel luogo.

Si trattava di una zona isolata, al di fuori delle mura cittadine e circondata da orti, da cui i frati potevano trarre col lavoro manuale quanto bastava loro per il sostentamento; d’altra parte la città non era molto distante da raggiungere per compiere il principale dovere della predicazione.

Nel 1279, in vista dell’edificazione in quel punto del nuovo castello, i frati si trasferirono in città lungo le mura occidentali, dando vita al convento di Santa Maria la Nova, che conserva nel nome il ricordo del primo insediamento. La nuova posizione si sarebbe rivelata strategica nel corso del Trecento con lo sviluppo della cittàverso l’asse Sud-Ovest.

Negli anni Trenta del Duecento i frati trovarono un’altra sede nel cuore dell’antica polis, presso la basilica paleocristiana dedicata al martire Lorenzo, in linea con la seconda fase del modello di insediamento che prevedeva una definitiva urbanizzazione dell’ordine.

Nello stesso periodo arrivarono a Napoli anche i Domenicani, ai quali nel 1231 fu concessa dall’arcivescovo Pietro, per sollecitazione del papa, la chiesa e il monastero benedettino di Sant’Arcangelo a Morfisa (l’attuale S. Domenico Maggiore). Ancora una volta per un primo insediamento viene scelta una zona periferica, non ancora densamente popolata, ma posta all’interno della cinta muraria e destinata a un rapidissimo sviluppo.

Alla fine del secolo i Domenicani, inoltre, fondarono, nei pressi della marina e dei porti, il convento di San Pietro Martire (il complesso oggi è sede della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Federico II): questa zona per lo più disabitata, grazie all’insediamento del prestigioso complesso conventuale, conobbe una rapida crescita economica ed urbanistica. Ad esso contribuì proprio l’assistenza religiosa offerta dai Predicatori in quel quartiere composito, formato da immigrati, piccoli artigiani, salariati e mercanti stranieri.

I Carmelitani rappresentano al meglio la potente capacità di aggregazione che a Napoli gli ordini mendicanti ebbero sul piano urbanistico e sociale, oltreché su quello puramente religioso. Si stabilirono nel 1238 vicino al mare nella chiesetta di San Nicola di Mira, al di sotto della quale i frati custodivano in una grotta un’immagine della Madonna col Bambino; a partire dal 1301, poi, iniziarono i lavori per la chiesa di Santa Maria del Carmine: il complesso carmelitano si configurò presto come il centro vitale e animatore di quell’area, detta del Mercato nuovo, che nel 1350 sarà inclusa nella nuova cerchia muraria.

Per quanto riguarda gli Agostiniani una leggenda locale li vuole presenti in città sin dal 1129, nonostante l’ordine non fosse ancora nato. Le prime certe testimonianze degli Agostiniani a Napoli risalgono invece al 1259, quando venne loro concesso il monastero femminile di San Vincenzo de vico Falcone, ossia il futuro convento di Sant’Agostino alla Zecca.

Anche l’inserimento in città di quest’ordine, posto a ridosso delle mura a Sud-Est della città, presenta un’impronta chiaramente strategica: al pari degli altri Mendicanti, gli Agostiniani stabilirono la loro sede proprio lungo la direttrice di espansione urbana che in età angioina darà vita ad un nuovo e grande quartiere a carattere commerciale ed artigianale, fatto di vicoli e strade intricate contrariamente alla zona greco-romana, distinta dal regolare impianto ippodameo.

Così il nuovo convento si trovò a stretto contatto sia con l’antico quartiere popolare checon il nuovo animato dai ceti produttivi. Nel Trecento gli Agostiniani fondarono un nuovo convento fuori le mura orientali, quello di San Giovanni a Carbonara, anch’esso in futuro al centro delle dinamiche politiche, urbanistiche e religiose.

Tra Duecento e Trecento si rileva una chiara impostazione strategica, ai fini dell’opera di animazione religiosa e non solo, nella scelta delle sedidei Mendicanti: tutti si collocano in posizione avanzata in direzione dello sviluppo urbano verso est, verso sud e verso ovest, mentre sono assenti in direzione nord, dove la città si espanderà solo agli albori dell’Età Moderna

No commento

Lascia risposta

*

*