La vita (da nababbi??) dei pensionati italiani all’estero

WorldWideInps: L’Inps e le pensioni all’estero

Inps eroga all’estero ogni anno circa 400mila trattamenti pensionistici, in oltre centocinquanta Paesi, per una spesa complessiva che supera il miliardo di euro. L’analisi dettagliata di questi trattamenti e dei soggetti che li percepiscono è oggetto del rapporto “WorldWideInps. L’Inps e le pensioni all’estero” realizzato dalla Direzione centrale Convenzioni Internazionali e Comunitarie e presentato a Palazzo Wedekind di Roma.
Abbiamo riportato di sopra quanto esposto sul sito dell’INPS con riferimento ai trattamenti erogati dall’ente ai pensionati italiani all’estero, in quanto sinteticamente ci fa capire l’ampiezza di un fenomeno che si sta sempre di più affermando nel nostro Paese (chi volesse maggiori dettagli interroghi internet WordWideInps). Da tempo, televisione, carta stampata, siti internet (pure il nostro) stanno mettendo in luce una “moda” che da diversi anni sta interessando il nostro Paese e che vede coinvolti pensionati ed ultra 65 enni che hanno deciso di lasciare l’Italia per trasferirsi all’estero. Il fenomeno trova giustificazione nella più favorevole imposizione fiscale delle nazioni ospitanti, nel minor costo della vita, in una migliore qualità dei servizi offerti ecc. ecc. .Su internet si trovano anche agenzie specializzate che si propongono di accompagnare ed assistere gli aspiranti “fuggitivi” per l’espletamento delle pratiche, per la sistemazione, insomma offrono un servizio completo – chiavi in mano. Diciamo la verità questi “giovanotti e signorine” che decidono di lasciare il Bel Paese, quando vengono visti attraverso il mezzo televisivo o i racconti giornalistici, ci fanno un po’ invidia. Pensiamo a loro come quelli che ce l’hanno fatta (anche se con ritardo) a trovare il paese della cuccagna, dove non si pagano tasse, si fa la bella vita al sole, ci si diverte (a danno nostro che restiamo qui). Qualcuno scandalizzato pensa pure che non si dovrebbe consentire tutto questo!

inpsMa a nostro avviso il fenomeno va analizzato con maggiore profondità. Innanzitutto, la terza età per quanto si possa stare bene in salute non è proprio la parte migliore della nostra esistenza. E’ vero che la vita si è allungata, che una persona di 60/65 anni ha più energia e si presenta in maniera più giovanile rispetto ai pari età di qualche decennio fa, ma sempre “anziano” è! La natura stessa ed il corso della vita ci fanno fare da giovani cose che più avanti non sono più possibili (affrontare studi faticosi, fare figli, crearsi una famiglia o darsi da fare per costituirsi una posizione economica richiedono forze che la natura mette a disposizione dei giovani). Inoltre in vecchiaia si tende ad essere più conservatori, amanti delle proprie cose, contrari ai cambiamenti. Dite se non è vero? E allora che cosa spinge gente che anagraficamente sarebbe avvezza a starsene tranquilla, godendosi la pensione ad intraprendere un trasferimento in un altro paese – con tutte le difficoltà annesse prime fra tutte lingua e costumi diversi? La verità è che questo non è un paese per giovani – ma neanche per vecchi! Nelle nazioni anglosassoni (specie in america) i pensionati aspettano il “retirement” (il pensionamento) per fare cose come viaggi all’estero (talvolta veri e propri giri intorno al mondo) e simili che richiedono mezzi economici di un certo rilievo. Da noi invece spesso “i nonni” sono uno dei pilastri portanti dell’economia familiare. La liquidazione serve per aiutare qualche figlio, e pure la pensione contribuisce a sostenere i nipoti disoccupati (una sorta di welfare state fatto in casa). I nonni poi fanno anche un ottimo lavoro di babysitteraggio! Nelle loro nazioni (gli stranieri) possono mettere la loro esperienza a disposizione delle nuove classi a tutti i livelli (qua il massimo che ho visto sono i nonni – ausiliari fuori le scuole). Non vi sembra che la pensione – ammesso il caso che si rimanga in vita per percepirla – sia vista da noi come qualcosa assimilabile al concetto di “declino”? Certo il contesto non aiuta. Siamo in un’età dove si necessita di maggiori cure mediche, ed anche qua lasciamo stare. Ci sbagliamo o abbiamo letto di moltissime persone che rinunciano ad esami e cure mediche, per i loro costi e gli estenuanti tempi di attesa? Vogliamo parlare dell’assistenza gli anziani? Meglio di no!

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E poi trattamenti pensionistici bassi, le tasse, la burocrazia, la società (incattivita da mille difficoltà quotidiane) che esclude! Insomma gli anziani si fanno due conti e dicono: che restiamo a fare? All’estero la pensione arriva dall’Italia LORDA, e le tasse che si devono pagare dove si è residenti sono molto più basse (qualche volta c’è l’esenzione per vari anni), c’è un costo della vita più basso. Così ho sentito testimonianze di pensionati trasferitisi che con una pensione di 1500 eu (che fuori aumenta di almeno 300 eu al mese) hanno ritrovato la gioia di vivere, la loro dignità. Uno trasferitosi in Tunisia ha detto che con questa somma riesce a campare decorosamente e ad aiutare pure un figlio che lavora all’estero. Certo tra tutti coloro che vanno a vivere più o meno lontano dallo “Stivale” ci sono pure fortunati che si vanno a godere la vita, ma credetemi la maggior parte va via perché diversamente dovrebbe rassegnarsi a sopravvivere qua da noi. Altro che nababbi! Mentre altre nazioni hanno capito che possono far aumentare il loro PIL anche attraendo pensionati, noi li costringiamo a scappare e poi ci lamentiamo pure che dobbiamo erogargli dei trattamenti (che si sono sudati – non sono dei regali) che loro spenderanno altrove. Ma Che paese è quello che costringe una persona, dopo una vita onorata di lavoro, avendo sempre fatto il proprio dovere di buon cittadino, ad andarsene. Ve lo dico NON E’ UN PAESE PER VECCHI (mi scusino i fratelli Coen per la citazione)!

Un commento

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  • Salvio Parisi
    4 ottobre 2016 at 16:09 - Reply

    🙁