La vendetta come valore

Finché hai fiato combatti

Riceviamo e pubblichiamo

di Ugo Cundari

Chi torna in vita di solito è uno zombie, e infatti per indicarlo si usa anche il termine francese revenant. Ma nel libro dell’esordiente Michael Punke, in passato collaboratore di Clinton alla Casa Bianca e oggi ambasciatore a Ginevra, Revenant è il titolo di un romanzo da cui è stato tratto l’omonimo film del regista Inarritu. Detto per inciso, stavolta il circolo creativo è stato più elaborato del solito: prima è arrivato il film western diretto da Richard C. Sarafian intitolato Man in the Wilderness, interpretato da Richard Harris e John Huston (in Italia è uscito nel 1971 come Uomo bianco va col tuo Dio), poi il libro di Punke e infine il film del regista messicano.

Odisseo XXIIDa cosa torna il protagonista Hugh Glass, avventuriero e cacciatore di pelli – o trapper, il più famoso dei quali è stato David Crockett –, lo si capisce presto: dall’attacco di un orso che quasi gli strappa viatutta la pelle e i muscoli da dosso, e dal conseguente abbandono dei compagni di viaggioche lo lasciano senza armi né necessario per accendere il fuoco. Sembra destinato a morire quindi, ma invece c’è qualcosa che lo spinge a sopravvivere. È il desiderio di vendetta.

Fatte le debite differenze, la vendetta è stata il motore anche del testo a fondamento della letteratura occidentale, l’Iliade, e d’altra parte anche Ulisse è un revenant. Vendicarsi, dunque, per Achille come per Glass, è un valore, quasi un Dio da venerare grazie al quale si riesce a rimanere in vita. Un’altra curiosa somiglianza nei racconti di Omero e in quello di Punke sta nel mondo sul quale camminano i rispettivi eroi.

Un mondo selvaggio, ostile, eppure di grande fascino e suggestione. Su di esso, in fin dei conti, prima dell’uomo regna la natura. Nel caso del mondo greco è soprattutto la natura marina, popolata da mostri, divinità invidiose, elementi potenti.

Nel caso del mondo americano è la natura di una terra ancora per la maggior parteinesplorata, dove a dettare legge sono freddo, vento, orsi e lupi.

revenantIn fondo Achille e Hug Glass rappresentano un archetipo, quell’uomo che secondo i dettami di una storia normale sarebbe destinato a soccombere al destino, e invece, in quella frazione di tempo in cui può cambiare la vita di ognuno di noi, sceglie di combattere e sopravvivere. C’è una scena altamente simbolica che si ripete più volte nel romanzo, è quella di una zattera sulla quale un piccolo gruppo di uomini rema per andare controcorrente. Si impone a una condizione contraria.

Forse è un bene che nelle civiltà odierne l’uomo sia scoraggiato a farsi giustizia da solo, ed è paradossale che a esergo del libro ci sia proprio un invito del genere preso da un passo della Lettera ai romani (12,19): «Non fatevi giustizia da voi stessi, ma lasciate fare all’ira divina. Sta scritto infatti: spetta a me fare giustizia, io darò a ciascuno il suo».

Eppure quella molla che ti fa scattare muscoli e volontà per raggiungere un obiettivo, oggi si è arrugginita, è scoppiata, è inutilizzabile – ed è uno dei lati deboli della nostra civiltà.

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