La stoffa del chierico

L'uomo non è il centro dell'Universo, bisogna riportarlo con i piedi per terra

Riceviamo e pubblichiamo

di Ugo Cundari

Sei un aggregato di atomi. Puoi credere in Dio o nel comunismo, goderti la vita per come viene o riproporti di cambiare il mondo – sei e rimani un aggregato di atomi incatenati secondo leggi di natura prestabilite. Lo sei tu, come tutti. Eppure una verità lampante come questa tendiamo a dimenticarla, finché non ci scontriamo con chi, scomodamente, ci ricorda la nostra vera natura. L’ultimo a farci tornare la memoria è stato un fisico teorico, Carlo Rovelli, responsabile del gruppo di ricerca sulla gravità quantistica dell’università di Marsiglia, in testa alle classifiche di vendita da mesi con il suo Sette brevi lezioni di fisica (Adelphi).

rovelli 2Scrive Rovelli: «Facciamo un errore quando pensiamo che fuori ci sia una natura con le sue leggi e poi ci siamo noi, che siamo un’altra cosa. Noi siamo pezzetti di questa natura, siamo governati da leggi della natura in parte conosciute. Non siamo sassi, ma siamo un pezzetto piccolissimo di questa cosa. Imperi, religioni, sorrisi, deliri stanno su un granellino di polvere in una galassia a sua volta granellino di polvere di altri mondi».

Difficile spiegare come un testo di divulgazione scientifica stia ancora incontrando il favore dei lettori, visto che quando i numeri parlano dei lettori italiani sono impietosi. Tra una percentuale e un grafico capiamo subito di essere molto indietro rispetto alla media dei lettori europei.

Forse però ci incuriosisce un fisico che, con stile semplice e tono rassicurante, ci ricorda soprattutto i nostri limiti. L’attrazione dell’abisso. Rovelli non esalta l’essere umano come una specie campione, ma anzi lo riporta con i piedi per terra, lo prende a cazzotti quando si crede super.

Rovelli, in questo senso, prima che un fisico è un chierico, di quelli che dipingeva un altro grande pensatore, Jules Benda, autore de Il tradimento dei chierici (Einaudi), libro fra l’altro amato dal matematico Renato Caccioppoli.

Il chierico di Benda è un intellettuale coraggioso che si misura contro il luogo comune e ogni forma di potere. È un custode di valori, primo dei quali è l’odio per le verità dimenticate. I traditori sono individui che dimenticano la verità per proprio tornaconto, che osannano per tornaconto, che invocano le fiamme per risolvere ogni genere di questione.

saidRovelli ha dichiarato guerra allo sguardo monotono, alla serenità figlia della passività. «Svegliatevi dal torpore» sembra suggerirci, «vivrete per un tempo infinitesimo,vale la pena sapere cosa siamo e poi prendersi tutte le libertà di pensiero e di azione che vogliamo!». Essere chierici oggi comporta una carica critica costante contro il pensiero accettato, l’invisibile filo conduttore delle lezioni di Rovelli è questo.

Forse Rovelli non ha mai letto Edward Said, eppure è sulla sua stessa lunghezza d’onda perché (consciamente o inconsciamente che sia) ne ha messo in pratica una serie di doveri chiariti in quella che è una vera e propria Bibbia per il pensatore scomodo, Dire la verità. Gli intellettuali e il potere: «sollevare pubblicamente questioni provocatorie, sfidare ortodossie e dogmi, non lasciarsi facilmente cooptare da governi o imprese, trovare la propria ragion d’essere nel fatto di rappresentare tutte le persone e le istanze che solitamente sono dimenticate oppure censurate». Non credo sia un caso che Rovelli insegni non nel suo Paese

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