La società dopata

Il difficile percorso verso la sostenibilità (4)

 

Come ho già avuto modo di stimolare nel precedente post (Non lo raccontate ai bambini), dedicare attenzione alla narrativa è un divertente e riflessivo esercizio. In riferimento ai combustibili fossili, la narrativa è prodiga di affermazioni. Una delle più diffuse e condivise, soprattutto tra i politici e gli “scientisti di turno”, è la seguente: “dobbiamo ridurre la dipendenza dai combustibili fossili”. A questa, fa sempre seguito un’affermazione corollario: “abbiamo le conoscenze e la tecnologia per farlo”.

La prima affermazione mette in luce due concetti. Il primo concetto sottintende un’implicita accusa nei confronti dei combustibili fossili per il loro ruolo provocatorio nei confronti del virtuoso animo umano. Fa ritornare in mente la famosa scena dei maccheroni di Alberto Sordi nel film Un americano a Roma. Il secondo concetto mette a nudo l’inconfutabile realtà che le odierne società hanno un bisogno irrefrenabile dei combustibili fossili. La condizione di dipendenza è di fatto equivalente all’azione che le sostanze dopanti provocano in un atleta, determinando quindi uno stato di doping delle società. Una sostanza dopante è in grado di migliorare la prestazione agonistica di un atleta intervenendo sia sui meccanismi fisiologici dell’apparato muscolare e sia sulla sfera comportamentale aumentando la soglia di dolore e di resistenza allo sforzo fisico, determinando nel tempo una condizione di dipendenza. I combustibili fossili hanno scatenato analoghe risposte nelle società umane, anche se ormai possiamo evitare di usare il plurale dal momento che il processo globale di uniformazione culturale ed economica è quasi completato.

Il miglioramento della prestazione. La figura mostra come le dinamiche di due indicatori di prestazione della società umana espressi globalmente, vale a dire la crescita della popolazione globale ed il tanto amato PIL dei governi, siano perfettamente sovrapponibile alla dinamica del consumo di energia e che mostrano un aumento esponenziale a partire dall’uso massiccio di combustibili fossili dalla seconda metà del ‘700. Perché anche l’aumento della popolazione rappresenta un indicatore di prestazione della società? Il numero di individui di una società non dipende soltanto dalla natalità, ma anche dalla mortalità nelle fasce di età più a rischio, solitamente quella infantile e quella senile. Lo sviluppo tecnologico e delle conoscenze, innescato dall’energia fossile, ha garantito una riduzione della mortalità ed un aumento dell’aspettativa media di vita grazie ad un progressivo miglioramento delle condizioni igieniche, della nutrizione, delle cure mediche e tanto altro, non ultima anche la riduzione di grandi conflitti bellici in molte nazioni.

Aumento della forza. Lo sviluppo tecnologico associato al massivo ingresso di energia fossile ha anche determinato un aumento della forza della società globale. Qual è questa forza? Molto semplicemente sono tutti i macchinari che servono a mantenere ampia la nostra aureola esosomatica: trattori, macchine industriali, treni, aerei, automobili, impianti di smaltimento, i processori di facebook…….mi fermo altrimenti mi brucio il numero massimo di caratteri che mi mettono a disposizione. Questa forza della società si esprime come capacità di potenza è può essere sia termica che elettrica. Quindi si è generata una sorta di “ipertrofia muscolare” della società che per essere alimentata ha ovviamente bisogno di molta energia. Come se si volesse alimentare un ironman con cucuzziell’, puparuol’ e friariell’. Provateci! Non mi assumo responsabilità.

Alterazione del comportamento. Forse l’aspetto più grave e di difficile risoluzione della società dopata dal surplus energetico, soprattutto in tempi brevi e senza forti impatti psico-sociali, è rappresentato dall’alterazione comportamentale. Tutti noi siamo abituati a gesti quotidiani che ci appaiono banali e soprattutto scontati. Aprire un rubinetto per avere tutta l’acqua che ci serve, accendere il fornello per cucinare, gettare un rifiuto in un contenitore, fare la spesa in un supermercato, premere un pulsante per accendere i tanti elettrodomestici, girare la chiave dell’automobile……….e bla bla bla. Tutti questi gesti sono compiuti da molti o forse da tantissimi nella più totale inconsapevolezza del ciclo di vita dei tanti prodotti e servizi che colmano la nostra aureola esosomatica. Quante persone si pongono queste domande: Da dove proviene? Quanto se ne consuma? Dove va a finire? Per quanto tempo ancora ne possiamo disporre? Soprattutto si ignora che dietro tutto questo c’è l’ecosfera. Questa alterazione comportamentale negli ultimi anni ha subito un’ulteriore accelerazione con lo sviluppo della realtà virtuale, dove oggi tutto si nasconde dietro uno schermo e si può ottenere con un click del mouse oppure un tocco sullo schermo del tablet.

Come avrò più volte modo si sottolineare nei futuri post, in un “futuro presente” le discipline che dovranno svolgere un ruolo primario nelle sfide per la sostenibilità saranno le scienze pedagogiche e sociologiche, il loro ruolo sarà ancora più importante delle scienze tecnologiche nei confronti delle quali troppi decisori affidano un immeritato ruolo primario, perché si dovrà intervenire sui consolidati comportamenti alterati della società. Tra i tanti rimedi placebo (il corollario di cui sopra) che la tecnologia sta cercando di elargire con grande generosità per infondere ottimismo, c’è quello delle energie rinnovabili per continuare a garantire le alte prestazioni della società moderna.

 La figura sottostante ci dice che le attuali società sviluppate si sono fondamentalmente strutturate su elevati valori di densità di potenza grazie alle fonti fossili. La densità di potenza è l’energia primaria prodotta per unità di superfice (W/m2) che, come si evince, è molto alta per le energie fossili mentre è significativamente più bassa per le fonti rinnovabili (i valori sono in scala logaritmica). Inoltre l’estrazione di energia primaria fossile necessità di poco lavoro umano, che avrò modo di descrivere più dettagliatamente in un prossimo post, incide sulle capacità di sviluppo economico di una nazione. Quindi, il principale problema che inciderà notevolmente sul processo di transizione verso le energie rinnovabili sarà l’inevitabile necessità di adattare le abitudini umane nel consumo energetico. Per una migliore comprensione del problema, faccio un semplice esempio utilizzando il budget economico di una famiglia. Questo esempio solitamente funziona, perché l’uomo percepisce le difficoltà soltanto quando si comincia a svuotare il suo portafoglio. Supponiamo che una famiglia abbia sostenuto un tenore di vita basandosi su un introito monetario di 12 mila euro al mese. 2 mila euro sono le entrate dello stipendio (omologo dell’energia rinnovabile), 10 mila euro è il lascito di una vecchia e ricca zia (omologo del lascito che la natura ci ha fornito come energia fossile). Prima o poi questa eredità dovrà finire. Con la fine dell’eredità, la famiglia dovrà adattare lo stile di vita sull’entrata del solo stipendio. Va sottolineato che in una prima fase gran parte dello stipendio sarà investito per sedute psico-analitiche per aiutare la famiglia ad uscire dal trauma.

Bisogna anche tenere conto del fatto che le energie rinnovabili, in questa fase storica, godono di un processo di abbrivio garantito dall’energia fossile, investita per generare lo sviluppo tecnologico e la costruzione degli impianti (la capacità di potenza di cui sopra). Questo consente di avere un apparente alta efficienza nella produzione di energia. Quando la transizione sarà completata una parte dell’energia rinnovabile prodotta sarà utilizzata per l’auto mantenimento del sistema produttivo, riducendo quindi la quantità di energia prodotta per le nostre attività (industriali, città, produzione di cibo, etc).

 

Angelo Fierro

Ricercatore Ecologia Unina
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