La sinistra che cambia il Mezzogiorno

Non è la sinistra che cambia il Mezzogiorno, ma è il Mezzogiorno che può cambiare la sinistra

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

di Andrea Calderini

Alla Domus Ars di Napoli si è appena concluso il convegno “La sinistra che cambia il Mezzogiorno” organizzata dal neonato gruppo parlamentare “Sinistra italiana” di Stefano Fassina. Fra gli invitati spiccano autorevoli testimoni del percorso: Vendola, Cofferati, i parlamentari del gruppo, economisti, intellettuali provenienti da varie aree del Mezzogiorno, dalle università, dai territori. Vasta la partecipazione all’evento anche se brillano per la loro assenza i giovani e i cittadini non collegati alle sigle a sinistra del PD. foto gruppo_nL’evento, inedito perché nato da un’iniziativa di alcuni rappresentanti del Parlamento italiano e non dal territorio che li ha ospitati, è riuscito a toccare tutti i punti “caldi” della discussione sulla rinascita della sinistra.

Di grande rilievo l’intervento di Sergio Cofferati sulle tematiche del tradimento dei valori fondanti la UE nel trattato di Lisbona ed entusiasmante la sua idea di uscire dai vecchi steccati della sinistra per riuscire a parlare a quel 60% di elettori che hanno rotto con la vecchia politica. Occorre, per Cofferati, accantonare le diatribe su chi dirigerà la “nuova” sinistra per iniziare dal basso, creando nuove prospettive, nuovi linguaggi e una reale rottura con la veccia politica.

Vendola ed altri relatori di provenienza SEL, invece si sono attenuti a logiche già espresse da anni, accenni già sentiti: i guasti del neoliberismo, molti generalismi su Mezzogiorno e questione meridionale, probabilmente andando fuori il tema della giornata, non molto chiare le proposte su come innovarsi e rinnovare la sinistra, per la verità si è distaccato dal coro il Senatore De Cristofaro che si è più strettamente attenuto al tema del convegno.

Finalmente si entra nel merito grazie a Melinda Di Matteo che sottolinea con forza il ruolo del Sud e la necessità, per una reale rinascita della sinistra, di ripartire dai problemi e dalle proposte dei territori e di far tesoro delle esperienze dell’amministrazione De Magistris che ha respinto nei fatti i commissariamenti e i tagli occupazionali, che ha pubblicizzato l’acqua rispettando il volere dei cittadini, che ha impedito ai rifiuti di tornare ad essere un affare per pochi e un disastro per la maggioranza. Occorre, per Di Matteo, che la sinistra faccia tesoro dell’esperienza di Napoli, una città in cui sempre più i cittadini partecipano alla decisione politica.

Sinistra cambia Mezzogiorno_Fassina-DeMagistrisStefano Fassina, nella sua usuale schiettezza, tocca il tema scottante del rapporto fra rinascita della sinistra e percorso da seguire: il gruppo parlamentare con SEL non è un punto d’arrivo ma qualcosa di provvisorio. Il percorso di rinascita della sinistra richiede infatti non solo nuovi linguaggi e nuovi metodi ma anche  l’umiltà di lasciarsi alle spalle il proprio passato politico.

Infine l’intervento di Luigi De Magistris. La rivendicazione per Napoli e il sud del ruolo di laboratorio per la rinascita della sinistra in Italia si compendia in questa dichiarazione che ribalta il titolo dell’iniziativa: “Non è la sinistra che cambia il Mezzogiorno, ma è il Mezzogiorno che può cambiare la sinistra“. Per De Magistris quanto si sta realizzando a Napoli è l’esperienza innovativa e di rottura che serve oggi alla sinistra per rinascere: la pubblicità dell’acqua nel rispetto della volontà popolare, il rifiuto dei commissariamenti e dei grandi appalti, lo stop al biocidio e agli inceneritori, la difesa della scuola con l’assunzione degli insegnanti necessari al suo funzionamento. Ciò che sta producendo la rinascita di Napoli è l’ascolto dei cittadini e il rispetto delle loro scelte. E’ questo che produce quella vasta cultura di partecipazione che manca altrove in Italia. È a partire da queste esperienze che la sinistra può non solo aprire un dialogo con gli elettori ma, soprattutto, promuovere una nuova cultura di partecipazione, di proposta “dal basso”, di opposizione all’esistente perché oggi, a Napoli, partecipare non è più inutile. Oggi, grazie a queste esperienze, possiamo dire che un altro mondo è possibile.

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  • Amilcare
    13 dicembre 2015 at 10:01 - Reply

    Che tristezza…le vecchie glorie cercano di raschiare il fondo del barile elettorale…perderanno i pochi che ancora stanno a sentire…e il vostro giornale se si attacca al treno dei perdenti…non fara’ una bella fine…peccato!

    • Redazione
      13 dicembre 2015 at 12:56 - Reply

      Gentile Ailcare, La ringraziamo per l’attenzione che ha nei nostri riguardi. La prima parte del suo commento è una sua legittima opinione, per la seconda, che ci chiama in causa come “Cantolibre”, il nostro giornale, al cui interno convivono anime a volte completamente opposte, ma con un unico fine condiviso da tutti, non ha alcuna intenzione di legarsi a chicchessia carro, nè dei perdenti, nè dei vincitori, ci limitiamo solo a narrare tutto quello che ci raggiunge e possiamo raccontare, in aperta libertà e nel rispetto della linea editoriale che ci siamo dati, la pace la libertà, il rispetto e l’attivismo utile a qualcosa. Le auguriamo buona domenica