La sana provincia italiana

Da sempre considerata il cuore dell'italia, ed oggi sembra essere proprio quel cuore la parte malata del paese.

Nel 1953 Fellini, ne “I vitelloni”, raccontò di un gruppo di amici che vivevano in provincia e che avevano, come desiderio, quello di andar via per approdare nella grande città. Alla fine solo Moraldo (uno dei cinque), trova il coraggio di lasciare il paese e di partire in treno per Roma.

Negli anni ’70 invece, causa la crisi, l’austerity, lo smog e la violenza che rendevano irrespirabile e pericolosa la vita in città, molte famiglie decisero di abbandonare le metropoli e di trasferirsi nelle piccole città di provincia, dove il tempo scorreva più lento e le persone si chiamavano per nome in quanto si contavano sulle dita. Si ritrovavano nell’unico bar della piazza dove si litigava per una partita a scopa o a briscola e si faceva pace davanti ad un bicchiere di vino. Si lasciavano le porte di casa aperte e i giornali locali raccontavano di nascite, battesimi, matrimoni e di corna e qualche volta di funerali.
noir-radioLa domenica a messa con il vestito “buono”, un giro per il paese e poi a pranzo, ascoltando “Tutto il calcio

minuto per minuto”. Si assisteva al miracolo della natura in primavera, quando gli alberi cominciano a colorarsi di fiori e in autunno con le loro foglie gialle. D’estate le sagre riempivano di allegria le feste dei santi e d’inverno si sentiva il profumo dei camini che usciva dai comignoli che spuntano dai tetti. Il giorno del mercato era un altro giorno speciale. Tutti a vedere le novità che arrivavano dalla città che appariva agli occhi di tutti lontana e inospitale. Quell’ondata di fuggitivi fu soprannominata “la generazione del Mulino Bianco” come la pubblicità di una nota marca che, grazie ai suoi consulenti di marketing, cavalcò il trend del momento.
Erano sane le nostre province. Erano accoglienti. Oggi, non più. Oggi, gli abitanti delle cittadine di provincia e di paese impongono, durante la sfilata della statua del santo, di fermarsi davanti alle case dei boss per un saluto come forma di rispetto.
Quegli stessi “mammasantissima” che si divertirono a prenderli in giro facendosi dare l’autorizzazione a sotterrare rifiuti tossici sotto i loro terreni per pochi spiccioli rendendoli pericolosi e inutilizzabili. Insorgono contro chi prova a criticare i loro figli che si divertono a massacrare cani o a stuprare ragazzine vestite troppo alla moda, con minigonne che sono, nella loro forma di lettura, chiari segnali provocatori.
Alzano barricate per non ospitare donne e bambini scappati da una guerra che pensavano, dopo aver attraversato il deserto, il mare su carrette arrugginite, di essere finalmente in salvo e non di trovare uno sparuto gruppetto di mentecatti a respingerli o che avrebbero minacciato di riempire di letame, pur di non farli soggiornare, gli appartamenti destinati all’accoglienza.
norcia2E tutto questo mentre la terra continua a tremare facendo crollare e scomparire sotto le macerie interi

paesi. Ed è triste scoprire che l’Italia ha perso il cuore. Ed è sintomatico vedere che il terremoto stia colpendo il cuore dell’Italia. Un segnale forte che porta tutti ad una seria riflessione e ad affrontare questa cattiveria affiorata come le carcasse degli elettrodomestici dai fondali marini.
E stavolta non c’è paese o cittadina di provincia dove potersi rifugiare. Adesso non è il momento di fuggire. È il momento di restare per curare questo vecchio cuore malato. Di ricostruire non solo le case e le chiese ma anche il senso di generosità e di ospitalità, di gentilezza, d’amore che caratterizzavano questi luoghi e i suoi abitanti.
È il momento di tornare a ricostruire rapporti, di tornare a tendere le mani non solo per scavare sotto le macerie ed aiutare a riportare alla luce i sopravvissuti ma anche ai sopravvissuti di guerre, di cattiverie e quindi da ogni tipo di morte.
È ora di buttarsi tutto dietro le spalle e guardare al nuovo giorno che dovrà avere spazio per la fratellanza, la giustizia, l’amore per tutti gli essere viventi e quindi anche per gli animali. Forse, torneremo a leggere sui giornali locali di nascite, battesimi, matrimoni, di corna e qualche volta di funerali.

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