La (ri)Presa di Torino

A quanto pare niente sold out per il big match di domenica allo juventus Stadium. Ci credono più i tifosi del Napoli a -4 che quelli della capolista?

Riceviamo e volentieri pubblichiamo di Corrado De Lisio

Che cos’è Napoli-Juve per ciascuno di noi tifosi del Napoli? È la sfida dell’anno. Lo è stata perfino in serie B, quando non avrebbe determinato la promozione per nessuna delle due squadre, lo è stata quando il Napoli lottava per posizioni di rincalzo e perfino (più raramente) quando la Juve era molto più giù in classifica. Le date delle due partite di andata e ritorno sono le prime che si cercano appena vengono pubblicati i calendari e, almeno per noi, quelle due partite sono così speciali che a vincerle entrambe si salva comunque una stagione.

Come dimenticare allora che due dei più importanti trofei vinti dal Napoli sono passati per due vittorie epiche contro gli “odiati” bianconeri.
Di queste, la più recente fu nel ritorno del quarto di finale della Coppa UEFA, stagione 1988-89: la sconfitta a Torino per 2-0 chiamava la squadra e tutto il popolo azzurro a spingere per una grande impresa, per ribaltare il risultato dell’andata. Alla fine dei 90 minuti eravamo sul 2-0: risultato ribaltato, ma ancora non bastava. I tempi supplementari arrivarono fino al 120’, quando nell’ultimo minuto di gioco, mentre tutti si preparavano psicologicamente ai calci di rigore, Alessanrdo Renica con un colpo di testa un po’ sporco riuscì ad insaccare il 3-0 che ci consentì di proseguire il cammino e vincere quella coppa.

La prima in ordine di tempo delle due importanti vittorie, invece, si verificò il 9 novembre del 1986, quando la solita Juve, solitamente vincente, affrontava in casa propria il Napoli che, seppur zeppo di campioni, a cominciare dal più grande di tutti i tempi, sembrava il “solito” Napoli, timido, preoccupato di non prenderle per poter continuare a lottare in un campionato ancora lungo. Infatti, i bianconeri pur senza brillare, come accade loro spesso, andarono in vantaggio con Laudrup e tutti noi pensammo, rassegnati, che sarebbe finita come tante altre volte con la loro vittoria. Ma la storia aveva deciso diversamente: e la nostra storia si chiamava Diego Armando Maradona. Dal gol del vantaggio bianconero, Diego scatenò una reazione furibonda: seguirono minuti di assedio con i nostri ragazzi che passavano da tutte le parti e, tra miracoli del loro portiere, occasioni svanite per un nonnulla, nella palese impotenza degli juventini di opporre una resistenza credibile, i Nostri infilarono anche 3 palloni nella porta avversaria. Il senso di quella vittoria andò ben oltre la conquista dell’intera posta in palio (allora erano 2 punti): rappresentò la consapevolezza del nostro gruppo di poter non solo competere con tutti, ma di essere anche superiori, per forza, tecnica e volontà. Fu un’iniezione di fiducia per tutto l’ambiente, fu l’esplosione dell’autostima che, accanto ai valori tecnici, è sempre indispensabile per il raggiungimento di grandi risultati. In quel 9 novembre 1986 cominciò la cavalcata che portò il Napoli a vincere il suo primo scudetto.

Ma veniamo ad oggi: io non ho mai creduto che quest’anno il Napoli potesse vincere il campionato senza passare per una vittoria importante contro la Juve, senza batterli in una sorta di passaggio delle consegne non solo numerico, di classifica, ma filosofico, la bellezza che sconfigge il pragmatismo. Perché, diciamola tutta, vincere uno scudetto senza strapparlo a loro, senza sconfiggerli, senza affermare la superiorità in un faccia a faccia diretto, non avrebbe lo stesso gusto.

La prima delle due sfide di quest’anno, al S. Paolo, è andata come è andata: una partita equilibrata, il Napoli a cercare sempre il bello del fraseggio, ma sempre con timidezza e loro chiusi in difesa, come fanno le tante provinciali che passano per Napoli in questi ultimi anni, a pensare solo a distruggere le nostre trame. In attesa di un nostro errore o di un colpo di classe di qualcuno dei loro campioni, cose che sono puntualmente avvenute e nella stessa azione. Come sempre. Come avvenne nel novembre del ’86. Fino al gol di Laudrup.

Sarebbe bello se domenica 22 aprile il Napoli avesse lo stesso atteggiamento che ebbe allora dopo essere passato in svantaggio. Ne ha la potenzialità, la capacità tecnica, ma ci vorrebbe tutta la rabbia, la convinzione, l’autostima, l’orgoglio, ma anche la freschezza e la leggerezza che sono un po’ mancate in queste ultime sei/sette partite di campionato. Vorrei vedere la stessa furia che Diego trasmise a tutti i suoi compagni, vorrei vedere gli odiati bianconeri schiacciati nella loro metà campo, vorrei vederli impotenti di fronte ai nostri attacchi e vorrei che questa partita di ritorno finisse come quel famoso incontro del novembre ’86. Perché con loro non si può vincere giocando di fino, bisogna mettere in campo non solo tutta la nostra tecnica, ma anche un po’ della loro grinta. Soltanto “vincere” questa partita potrebbe non bastare a conquistare lo scudetto, ma vincere in maniera eclatante significherebbe far vacillare le loro certezze, dimostrerebbe a tutti gli altri che non sono imbattibili, che basta crederci e non “scansarsi”.

Se vinceremo anche Torino, saremo a -1 punti e loro avranno ancora incontri sulla carta difficili (a patto che nessuno si scansi…) con Inter e Roma, due delle poche squadre che hanno tolto punti al Napoli. Se riusciranno a toglierne anche alla Juve, potrebbe non essere ancora finita.

E comunque non è mai finita finché non è finita.

Forza Napoli Sempre

 

 

 

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