“La questione berbera e il colonialismo”- di Marco Sbandi, Casablanca, agosto 2019

Quando i governi sono deboli con i forti e forti contro i deboli. gli europei hanno fatto man bassa delle loro terre con il motto dividi et impera, donne e lgtb relegati alla preistoria

-Riceviamo e pubblichiamo di Marco Sbandi, Casablanca, agosto 2019

Le popolazioni berbere o Imzighen (“plurale di Amazigh”) sono riconosciute essere le prime popolazioni, dunque autoctone, dell’Africa settentrionale. La lingua Tamazigh, con il suo alfabeto Tifinagh, èugualmente riconosciuta come lingua di questo gruppo etnico,se pure con diverse varianti regionali (in Marocco Darija).

I berberi, sono oggi presenti in Egitto occidentale, Libia, Tunisia, Algeria, Niger e Mali del nord, Marocco. La continuità di presenza di tale grande gruppo etnico è testimoniata in molte città del nord Africa, occupate, in successione, da fenici, romani, arabi, spagnoli, portoghesi e francesi. Tra le città più famose vi èsenza dubbio Cartagine, in Tunisia, rivendicata dagli Imazighen come propria capitale, che fu concorrente di Roma e del suo impero nel dominio militare del Mediterraneo.

L’imperialismo europeo ha a lungo cercato nella sua strategia di “divide et impera” di convincere i berberi a schierarsi con gli invasori europei contro i governi nazionali di origini arabe. La strategia non ha mai funzionato perchégli Imazighen, pur rivendicando il diritto alla propria terra contro l’invasore arabo, non hanno mai accettato questo compromesso a perdere.

E bene hanno fatto perchéoggi servi del colonialismo europeo e americano e servi del colonialismo arabo (emirati del Golfo Persico ed Arabia Saudita) spesso possono identificarsi in un un unico blocco politico che svende risorse e beni pubblici dei vari paesi del nord Africa ai capitalisti stranieri.

In Marocco per esempio i governi a guida PJD (partito di sedicente ispirazione islamica e araba) hanno firmato una grande massa di contratti con i grandi gruppi industriali e finanziari di origine europea e americana, mentre tuonavano per l’insegnamento in arabo contro l’insegnamento in darija, francese o inglese. Di questi governi a guida PJD hanno fatto e fanno spesso parte partiti ex-comunisti come il PPS o ex-socialisti come l’USFP. La degenerazione a destra del PPS ricorda tristemente quella del PD italiano, in quanto entrambi ex partiti comunisti.

Dunque il PJD mentre tuona in pubblico contro il colonialismo, per la democrazia, per l’identitàmusulmana e araba, regala chilometri di territorio a gruppi industriali e finanziari francesi, tedeschi, statunitensi, cinesi, turchi, indiani, etc. Sul piano sociale il PJD sostiene la più violenta tradizione maschilista contro i diritti delle donne e delle persone lgbt e la più violenta opposizione alle rivendicazioni culturali degli Imazighen.

Altra apparente contraddizione del PJD: denunciare pubblicamente gli interessi di Israele in Marocco, fino a espressioni di puro antisemitismo, e al tempo stesso sedersi a tavoli di contrattazione con imprese israeliane per “favorire gli investimenti stranieri”, e in questo modo lo sviluppo del paese, salvo essere favorevole alla legalizzazione di un salario piùbasso nelle regioni piùpovere per “aiutare l’incontro tra imprese e lavoratori”.

La questione berbera, che in Marocco è presente nelRif (ex Marocco spagnolo), come nel Medio e Alto e nell’ Anti-Atlante, èstoricamente legata alla questione kabila in Algeria. A causa della fortissima resistenza nelRif contro truppe spagnole e francesi coalizzate nel secolo scorso, la monarchia al potere teme costantemente nuove rivolte nella regione.

Il re cerca di scaricare la colpa della repressione e del sottosviluppo regionale sul governo, mentre i partiti (dopo le elezioni) fanno a gara a dire che loro sono impotenti perché decide tutto il re. Ha fatto eccezione il PJD che ha apertamente rivendicato la repressione.

Nelle regioni dove la presenza Amazigh è storicamente e politicamente più forte, guarda caso vi sono meno letti di ospedali, medici, scuole, università, vie di comunicazione, servizi primari (accesso ad acqua potabile, energia elettrica, etc).

Dal punto di vista geo-strategico è relativamente facile osservare come dai rilievi delRif e dell’Atlante una rivolta vittoriosa potrebbe scendere a valle e in pianura da posizione favorevole.

I francesi si erano arroccati soprattutto a Ouarzazate per cercare di controllare i monti, mentre gli USA hanno scelto come propria base Kenitra, ai piedi del Medio Atlante e àmetàstrada (in linea d’aria tra Fes e Marrakech).

Sedicenti panarabi (Istiqlaled altri) e panmusulmani (PJD) si ostinano ancora oggi a negare che la lingua piùparlata in Marocco, il darija, è una lingua strutturalmente berbera con prestiti arabi, e pretendono di propagandare i primi una unitàpolitica araba (ormai in crisi dopo gli anni di Nasser) e i secondi una unitàmusulmana con riferimenti in Algeria ed Egitto (oggi perdenti militarmente dopo essere stati sfruttati dai colonialisti e dagli eserciti nazionali).

Gli Imazighen non hanno un proprio partito o propri partiti ma continuano a rivendicare da sempre la propria cultura e lingua contro l’arabizzazione e islamizzazione forzata, e la propria convivenza pacifica con le comunitàebraiche (numerose fino al 1948-1967) ed oggi quasi scomparse.

Dal punto di vista delle classi sociali si può dire che gli Imazighen siano soprattutto minatori e pescatori nel nord, braccianti, contadini e artigiani nelle aree montuose centrali e meridionali.

Anche per questo la borghesia compradora che governa da Rabat ha difficoltàa corrompere gli esponenti del movimento Amazigh e in particolare quelli del movimento Hirak, sorto qualche anno fa nelRif a seguito della morte tragica di un pescivendolo stritolato in un camion della spazzatura per cercare di recuperare la merce sequestrata.

Quanto il governo marocchino e i committenti capitalisti stranieri temano la rivolta nel Rif, può essere dimostrato dalla ascesa importante dell’acquisto di armi francesi e USA, come i 24 elicotteri Apache del valore di 15 miliardi di mad (1,5 milioni di $ USA). La eventualitàdi uno scontro con l’Algeria in merito al territorio saharoui è infatti più debole, nonostante le scaramucce, per le conseguenze devastanti che potrebbe avere per entrambi i fronti. Non a caso gli acquisti di armi da parte del governo marocchino rassomigliano per tipologia più a quelli del governo francese contro i gilet gialli …

Va notato infine che il porto di Tanger-Med e l’“area speciale”creata per favorire gli investitori stranieri, si trovano nella stessa regione dalla quale cercano di partire i migranti (marocchini e non solo) verso le frontiere europee (sia per la presenza delle enclaves di Ceuta e Melilla che per la breve distanza tra la costa marocchina e quella spagnola).

Una posizione strategica sulla quale dovrebbe riflettere la sinistra rivoluzionaria dei paesi del mediterraneo invece di affannarsi a discutere prevalentemente del futuro dell’UE.

 

 

 

 

 

 

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