La Prima Volta non Si Scorda Mai: “Chi Sta Bussando Alla Mia Porta?”: signore e signori il primo Martin Scorsese

Dopo aver visto insieme “Following” di Christopher Nolan, questo mese alziamo il tiro, e seduti sulla nostra poltrona analizziamo il primo film di uno dei più grandi registi contemporanei, Martin Scorsese

Riceviamo e pubblichiamo

di Andrea Di Giorgio

Il titolo in questione è “Chi sta bussando alla mia porta?” (“Who’sknockingatmy door?”).

Nato come un cortometraggio, la prima opera dell’allora giovane regista italo-americano è già un piccolo manifesto, come una promessa, un impegno di quello che un giorno egli stesso riuscirà a compiere dietro la macchina da presa.

scorseseGirato, come quasi tutte le opere prime, con un budget ridotto, “Chi sta bussando alla mia porta?” si colloca in un periodo storico di forte contrapposizione nel cinema americano. Da un lato le grosse produzioni che puntavano su film tradizionali, drammi nei quali il pubblico potesse immedesimarsi; dall’altro la nascita delle correnti “underground”, del cinema indipendente, che sperimenta, rompe gli schemi classici e da più spazio all’inventiva e all’estro.

Scorsese prova ad essere il filo conduttore, il ponte tra questi due “generi” opposti, nonostante si avvicini di più inevitabilmente alla seconda corrente.

“Chi sta bussando alla mia porta?” parla di J.R. un ragazzo italo-americano che insieme al suo gruppo di amici passa le giornate bevendo nei bar e bighellonando per le strade, vantandosi delle proprie conquiste e andando a caccia di donne. Un giorno incontra per caso Katy, ragazza di un altro ceto sociale, più colta e raffinata, e tra i due scoppia l’amore; la ragazza però nasconde un segreto.

Raccontata in questo modo, la storia parrebbe essere estremamente lineare; in realtà grazia ad un sapiente montaggio, il film viaggia su due piani temporali differenti, espediente tecnico non fine a se stesso ma che ben evidenzia e spiega i due lati del carattere del protagonista. Da un lato il ragazzotto che vuole solo spassarsela e pensare al sesso, dall’altro la personalità gentile e timida, innamorata e rispettosa delle tradizioni italo-americane.scorsese2
Eh si, perché come ci abituerà poi nei suoi futuri film, il tema delle radici è ben presente nell’opera di Scorsese,  “esplodendo” nella scena familiare d’apertura (nella prima apparizione cinematografica della madre del regista), fatta di riti e tradizioni, di una mentalità un po’ conservatrice che impone il rispetto delle osservanze prematrimoniali che poco si conciliano con il cambiamento dei tempi e con le vere necessità dei giovani.
A tal riferimento,strepitosa, sia dal punto di vista evocativo che da quello stilistico, la sequenza erotico-onirica nella quale J.R., il protagonista, sulle note di The End dei The Doors, fantastica sul sesso e sulle donne.

Il film probabilmente risente di una sceneggiatura un po’ debole, evidentemente concepita per essere un cortometraggio e diluita per necessità, ma gode di una fotografia e di una regia che già dimostra tutto il talento di Scorsese.

La prima, con l’aiuto del bianco e nero, scelta probabilmente forzata però dallo scarso budget, ci ritrae la vita notturna di New York, in particolare Little Italy, in maniera superba; la seconda invece è un vero e proprio manifesto di innovazione rispetto ai canoni del tempo. scorsese3Le inquadrature sono frenetiche e raramente statiche, la macchina da presa gioca a nascondersi dietro dettagli di scenografia, come per spiare i protagonisti e donare diverse prospettive della stessa scena, mentre l’uso dei piani sequenza anticipa quella che è ora quasi una moda dei giorni d’oggi.

Avrete fatto caso che non ho citato alcun attore, questo perché volevo regalare il gran finale ad un giovane, giovanissimo, Harvey Keitel, unico del cast ad aver avuto poi una vera e propria carriera (e che carriera). Nella sua interpretazione riesce benissimo ad evidenziare tutte le sfumature del suo personaggio J.R., ottuso e irruento, che combatte un’eterna lotta tra la sua dolcezza e i canoni imposti dalla sua cultura e religione, in un finale,
bellissimo, che poi evidenzia tutte le incertezze che lo assalgono.

Un film che verrà sicuramente ricordato per essere una pietra fondamentale della crescita ed evoluzione di uno dei più grandi registi viventi, ma che va visto non solo dagli amanti di Scorsese, ma da tutti coloro che amano il cinema.

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