LA NUOVA RIVOLUZIONE ARABA

La spinta democratica nei Paesi africani è ormai irrefrenabile. L'insofferenza della società civile per personaggi troppo a lungo al potere

Che in Algeria sia in atto una rivoluzione pochi se ne sono accorti, forse perché l’ubriacatura dei decimali di PIL e dei sondaggi elettorali ha monopolizzato i media. Eppure ci sarebbe tanto bisogno di maggior attenzione per quel che sta avvenendo nel Mediterraneo e nei paesi limitrofi. L’internazionalismo sembra un ricordo del passato, degli anni del Vietnam e delle dittature militari latinoamericane. Ma le condizioni materiali e politiche dei popoli riguardano noi come loro, ed è nostro dovere ed interesse promuovere solidarietà militante con chi lotta contro un ordine disumano.

L’unica preoccupazione del Governo come delle opposizioni è che la rottura degli equilibri sociali e politici in altri paesi, possa generare emergenze umanitarie con profughi e migranti. Molto meglio, allora, che la cappa dei regimi militari ed antidemocratici, magari soci in affari con i capitali italiani,  blocchi con ogni mezzo le aspirazioni di miglioramenti economici e politici. Ne è testimonianza il vergognoso sostegno ad Al-Sisi in Egitto le cui milizie sono responsabili dell’assassinio di Giulio Regeni e di tanti oppositori.Quando si pone attenzione su questi paesi,si interpretano le mobilitazioni come insofferenza della “società civile” per personaggi troppo a lungo al potere, ma la realtà è ben diversa!

La spinta ad esigere migliori condizioni di vita è irrefrenabile e le mobilitazioni sociali stanno avanzando in tutto lo scacchiere, vincendo in Algeria ed in Sudan, emergendo in Tunisia, Mali e, in misura minore, in Marocco. Naturalmente ogni paese ha diverse storie con sue specificità, ma molte caratteristiche sono comuni. Agitazioni sindacali sono spinte crescenti: i lavoratori pubblici come gli insegnanti precari in Algeriacon una marcia di 250 Km hanno manifestato da Béjaia ad Algeri, i lavoratori precari della scuola e della sanità in Marocco hanno scioperato per una settimana, in Tunisia 670000 lavoratori pubblici hanno scioperato contro l’austerità a novembre e ancora a febbraio scorso, in Mali i ferrovieri hanno condotto un eroico sciopero della fame, i marittimi di Porto Sudan sul Mar Rosso in Sudan sono stati l’avanguardia delle lotte e Bouteflika è stato allontanato con lo sciopero generale dell’11 marzo. Le motivazioni sono le stesse in tutti questi paesi: la precarietà del lavoro, le politiche di austerità e non è un caso che la sollevazione in Sudan sia iniziata a febbraio dopo che Omar Al-Bashir aveva adottato il piano imposto dal Fondo Monetario Internazionale che ha tagliato i sussidi e aumentato del 200% i prezzi alimentari.

Questa volta, rispetto alle primavere arabe di qualche anno fa, i motivi economici sono prevalenti rispetto alle richieste democratiche ed i lavoratori sono i protagonisti di primo piano. Non esistono interessi esterni a destabilizzare regimi insubordinati, perché le lotte sono sia contro i regimi locali che contro le logiche economiche del capitalismo internazionale.

Esemplare di ciò è l’opposizione ecologista dei lavoratori del petrolio in Algeria che nel 2015 bloccarono i progetti di adottare le tecnologie del fracking per l’estrazione del gas di scisti; più recentemente la TOTAL, insieme all’industria di stato della Sonatrach, hanno riproposto il fracking per l’estrazione di metano anche se i piani risulteranno devastanti per un ambiente estremamente fragile in un territorio, il Sud del paese, di grande ricchezza economica ma di diffusissima povertà. E non è un caso che i lavoratori dell’energia sono stati in prima linea nella cacciata del regime

Umberto Oreste Sinistra Anticapitalista

Biochimico attualmente in pensione. In passato ha lavorato presso istituti universitari e del CNR. Tra i suoi interessi scientifici l’evoluzione delle molecole immunitarie, l’adattamento degli animali marini alle variazioni ambientali. Ha collaborato con strutture di ricerca estere ed è autore di numerosi articoli su riviste scientifiche internazionali. Partecipa all’attività politica di Sinistra Anticapitalista.
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