La notte della civiltà

L’attacco terrorista multiplo del 13 novembre ha scosso l’opinione pubblica internazionale. Insieme alla dovuta solidarietà alle vittime, tentiamo di dare uno spunto di riflessione sulla società che vogliamo costruire

Riceviamo e pubblichiamo

di Antonio Ruocco

Subito dopo la presa di coscienza di quanto è accaduto nella notte fra il 13 e il 14 novembre, le luci della Torre Eiffel, a Parigi, sono state spente in segno di lutto. Il monumento, come la maggior parte dei lettori saprà, è stato innalzato dai Francesi in occasione dell’esposizione universale del 1889. Il significato dell’opera richiama dunque un principio fondamentale alla cui realizzazione pratica dovrebbe aspirare la società occidentale: la solidarietà, la vicinanza, la fratellanza dei popoli. L’oscuramento della torre assume in questo senso una decisiva valenza simbolica, intendendo esprimere il lutto, sì della Nazione, ma anche e soprattutto del principio ispiratore dell’opera stessa. Come se, per un attimo, assieme alle vite delle 129 vittime innocenti dell’infame attentato, si fosse spenta anche la speranza di poter costruire una società migliore sulla base dei principi, che tutti noi condividiamo, di democrazia e di convivenza civile.

attentato-di-parigi-265332.660x368L’obiezione più immediata che può essere rivolta a chi assume questo punto di vista è che, in realtà, la società occidentale non persegue realmente questi obbiettivi illuminati. Che anzi si comporti nella sua globalità in modo completamente diverso, generando e provocando, essa per prima, le disgrazie che poi le ricadono sulla testa. Ma questa obiezione rispecchia la realtà soltanto in parte. Perché se è vero che a tutt’oggi gli Stati occidentali continuano a condurre politiche manifestamente opinabili e stigmatizzabili nei confronti del più debole e indifeso resto del mondo (nel caso di specie, non è difficile riconoscere i danni provocati dalla politica interventista francese nell’ambito dei conflitti medio-orientali degli ultimi anni), è vero anche che gli attentati, rivendicati dall’anacronistico e retrivo Stato Islamico, avevano come bersaglio (e cito il comunicato ufficiale dell’ISIS) “il Bataclan, dove erano riuniti centinaia di infedeli, durante una festa di perversione”.

L’attacco, insomma, non è semplicemente una vendetta di sangue nei confronti delle potenze cosiddette neo-imperialiste (come ad esempio si può dire degli attentati dell’11 settembre del 2001). È, più realisticamente, l’offensiva di un ambiente retrogrado e antiprogressista, che minaccia il modo di vivere occidentale, con tutte le libertà elementari, ad esso connaturate, di cui ci avvaliamo per compiere anche i gesti quotidiani più semplici, e la cui importanza, proprio per questo motivo, molte volte siamo portati a sottovalutare: la libertà di divertirci in compagnia degli amici il venerdì sera, di entrare in un locale per ascoltare un concerto, di affermare un pensiero diverso da quello “dominante”. Non è un caso che il precedente attentato anti-francese, quello rivolto contro i vignettisti di Charlie Hebdo, avesse come obbiettivo un diritto che nella nostra società è considerato fondamentale, quello della libertà di satira e di critica alle vicende della politica e della religione. ATTENTION EDITORS - VISUAL COVERAGE OF SCENES OF INJURY OR DEATH A general view of the scene that shows the covered bodies outside a restaurant following a shooting incident in Paris, France, November 13, 2015. REUTERS/Philippe WojazerTEMPLATE OUT TPX IMAGES OF THE DAY

Per questa ragione, oggi più che mai, è giusto porsi a difesa non della Francia come entità statale dotata di sovranità interna ed estera, ma dei valori e dei principî che, storicamente, sono patrimonio spirituale proprio di questa grande Nazione, che prendono le mosse dai testi dei suoi autori, dalle opere dei suoi artisti, dal pensiero dei suoi filosofi, e che accompagnano la nostra vita – tutto sommato, se diamo uno sguardo al resto del panorama internazionale – felice. Ieri, parlando con un amico, mi è capitato di sentirgli dire che, in una fase come questa, sarebbe giusto attenuare le garanzie costituzionali, se non addirittura stravolgerle, al fine di preservare la nostra società.

Il punto è che, se così facessimo, ci renderemmo conto presto o tardi che non avremmo più niente per cui combattere. E per cui illuminare Parigi, dall’alto, con le luci della Torre Eiffel.

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