La Muse … ispiratrice

La prima scuola vegan contro l'industria del dolore

“Se sei davvero ambientalista, non puoi continuare a mangiare carne e derivati animali. Evitare i prodotti di origine animale è la decisione più forte che un consumatore possa fare, di gran lunga più significativa rispetto all’acquisto di una vettura ibrida o di lampadine a LED.” Queste le parole di Suzy Amis Cameron, attivista ambientale, fondatrice della prima scuola vegan degli USA: La Muse School, un paradiso verde che propone un’alternativa di formazione particolarmente innovativa alle nuove generazioni. Gli studenti vengono istruiti non solo sulle materie accademiche classiche, scientifiche ed artistiche, ma anche sul rispetto e conservazione del pianeta, imparando, a partire dall’alimentazione vegana, a diventare consapevoli e perseguire il benessere personale contribuendo a quello generale, dell’ambiente e di tutte le creature che lo abitano. La struttura dispone di impianti di compostaggio per i rifiuti, di orti coltivati, animali in libertà e di girasoli molto speciali. Il noto regista James Cameron, nonché consorte di Suzy, ha progettato e fatto installare 5 girasoli fotovoltaici all’interno del campus, i Solar Sun Flowers, i quali generano circa 300 kWh al giorno, soddisfacendo una percentuale tra il 75 e 90% di tutto il fabbisogno energetico della scuola. E’ una coraggiosa rivoluzione offrire un tipo di istruzione del genere, nessuno troverà da ridire sull’energia pulita, gli orti o il compostaggio, ma sicuramente l’alimentazione veg è un argomento che genera discussioni. Che mangiare carne sia dannoso per la salute è ormai risaputo e dato per assodato, ma chiaramente per essere salutisti a tutti gli effetti non dovremmo mai bere caffè, fumare tabacco, mai metter piede in un fast food, e chi più ne ha più ne metta. Quindi perché smettere di concedersi la carne? Siamo umani, possiamo seguire i nostri gusti, avere i nostri vizi, fare le nostre trasgressioni, vivere come ci pare. Certo, il problema sussiste quando non si fa del male solo a se stessi ma all’intero pianeta. Infatti l’accezione etica della scelta non ricade solo sul ledere i diritti animali, il che comunque basterebbe, ma sul sostenere un’industria dello sfruttamento spregevole e che genera i peggiori disastri ambientali: spreco pazzesco di cibo, acqua, associato all’aumento dell’inquinamento a causa del gas serra. Secondo le stime FAO, un terzo della produzione mondiale di cereali viene utilizzato per produrre mangimi, e negli allevamenti serve il 25% del totale delle risorse idriche, tra il consumo e le pulizie. Un manzo cresciuto in allevamento intensivo nel corso della sua pessima vita trascorsa in un minuscolo spazio tra i suoi escrementi, consuma tra i 4mila e i 5mila chili di mangimi, e oltre 80 litri di acqua al giorno, ma, una volta macellato, si trasforma in non più di 300kg di carne per l’orgoglioso consumo umano. In pratica per ogni chilo di carne prodotta sprechiamo da 10 a 15 chili di cereali che potrebbero servire a sfamare persone, magari nei paesi poveri. Abbiamo visto recentemente ad Announo, come l’inchiesta della Innocenzi abbia messo alla luce le norme igieniche violate, le pessime condizioni dei suini anche ammalati, l’inquinamento da liquami, insomma realtà terribili di alcuni allevamenti padani in particolare. Molti hanno obiettato che i casi specifici sono da criminali, fuori norma, casi rari, invece anche i metodi legali andrebbero condannati. Per esempio secondo le normative europee i pulcini maschi (che non servono) vengono “smaltiti” vivi nel tritacarne, mentre alle femmine (che servono, ma potrebbero impazzire nelle gabbiette minuscole) viene tagliata la punta del bepulcini_taglio_beccocco. Il punto non è la morte, ma la loro breve vita, che è solo dolore ed è il nostro più terribile sopruso. Da sempre gli animalisti, le associazioni così come singoli vegetariani, vegani, crudisti, vengono visti come estremisti, e invece questa nostra industria come dev’essere considerata? Equilibrata, giusta? E’ pur vero che facendo scelte del genere molti finiscono col martellare non solo il sistema, ma chiunque non abbia adottato il loro stesso stile di vita, mentre ognuno deve restare libero di prendere la strada che gli si addice, ma ciò non toglie che i motivi veg non sono affatto da estremisti, bensì da consapevoli e realisti: i dati parlano chiaro, non si può negare la realtà dei fatti. L’obiettivo del nostro mondo pare essere ammassare il più possibile merce (rendendo ogni essere, anche l’umano, tale) per trarne profitto, questa è l’unica legge, e tanti si illudono ancora parlando di “naturale”, beh oggi non c’è più niente che possa definirsi naturale … Madre Natura l’abbiamo abbandonata da tempo, in tutti campi, non solo quello dell’alimentazione. La nostra specie è originariamente frugivora – si nutriva di frutta e semi – , caratteristica che si riscontra nella struttura fisica umana, ad esempio il pollice opponibile è indicativo in tal senso, ma nel corso della storia, a causa prevalentemente di cambiamenti ambientali, abbiamo cominciato a cacciare. Così doveva andare, tutto cambia, ma non possiamo certo paragonare la caccia per necessità, all’industria odierna del massacro per capriccio e danaro, perché “la carne è buona di sapore” sicuramente per come ce la rifilano, come viene cucinata, ma questa non è nient’altro che apparenza per le papille gustative, non ci serve affatto, anzi ci fa solo ammalare, le proteine le troviamo in altri alimenti, e quindi la sua produzione è alleata evidentemente all’industria del farmaco. Così il cerchio del sistema del dolore si chiude. Questa sarebbe Natura? Non credo proprio, credo piuttosto che la storia continui a farci cambiare, e stavolta dovremmo utilizzare la tecnologia e i progressi di cui disponiamo per salvaguardare l’ambiente, e farci ispirare dalla Muse School. Questo è l’unico modo che abbiamo per contribuire al benessere collettivo, a partire dalla scuola e dall’informazione si da un nuovo aspetto al presente e prospettive speranzose al futuro. Se non riusciamo a pensare all’intero pianeta potremmo provare almeno a pensare a noi stessi in maniera diversa, sostenibile, rispettosa, ad aprire gli occhi perché le nostre risorse non sono affatto infinite.

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