La Mobilità condivisa – “Sharing Mobility”

Un articolo di Enzo Russo - Ufficio di Presidenza di Green Italia - per Canto Libre

Con il termine di “Sharing Mobility” si indicano tutte quelle forme di trasporto individuale nelle quali il possesso del vettore (auto, bici, scooter) è sostituito dalla sua condivisione con altri utilizzatori.
Tenuto conto che una vettura di proprietà rimane inutilizzata per il 92% del tempo e costa annualmente in media 2.400,00 euro(tra assicurazione RC, furto e incendio, bollo auto) alle quali aggiungere i costi di ammortamento, permessi sosta su strada, garage e che il settore dei trasporti è responsabile del 30% delle emissioni totali di CO2 in Europa (72% trasporto stradale), la “Sharing Mobility” può essere una adeguata risposta alle esigenze di mobilità, perché economicamente conveniente all’utilizzatore e con un positivo impatto sull’ambiente in termini di riduzione della CO2, causa di gravissimi problemi sanitari e responsabile dei cambiamenti climatici in corso.

Tra l’altro se si considera che la costruzione di un Km. di metropolitana ha un costo medio di 70 milioni di euro, e per una linea si circa 10 M di euro a Km (sistemi di trasporto con tempi lunghi di realizzazione), da parte delle Pubbliche Amministrazioni, spesso gravate da carenza di risorse economiche, l’opzione per la scelta della Mobility Sharing (Bikesharing e Carsharing) dovrebbe essere automatica.
Ci per una serie di ragioni: bassi costi di investimento, tempi rapidi di attivazione, costi minimi per il fruitore, possibilità di coinvolgimento di privati nell’attivazione del servizio e nella sua gestione, utilizzo di tecnologie avanzate con l’uso di app dedicate. .
Ed infatti, queste motivazioni hanno convinto moltissimi amministratori pubblici ad attivare modalità di mobility sharing per rispondere in tempi brevi alle esigenze di mobilità dei cittadini
Con un tasso di crescita del 12% anno e con una diffusione capillare nelle aree metropolitane, con poche differenze tra Nord e Sud, le nuove modalità di trasporto, gestite correttamente, si sono dimostrate estremamente competitive nei confronti dell’uso del veicolo privato.
La grande quantità dei vettori disponibili e il notevole numero di gestori privati, dimostrano il grande successo di questa soluzione innovativa per spostarsi in città (per il car sharing Milano 3200 auto, Roma 2300, Firenze 520, Torino 900, Palermo 160) con oltre 20 operatori, da car2go, a Enjoy, a Sharen’go.

Non solo la mobilità automobilistica ha beneficiato di questa rivoluzione, anche gli spostamenti in bici sono stati notevolmente incentivati dai servizi di Bike Sharing, con soluzioni a flotta libera oppure con stazionamenti in base.
Nel 2017 il bike sharing in Italia è cresciuto del 147%, con servizi attivi in 265 tra comuni e altri enti locali e 39.500 bici condivise in totale con i principali operatori di Bicincittà, Clear Channel, Ecospazio.

Le esperienze consolidate, la liberazione dalla necessità della ricerca di uno stallo per la sosta e l’eliminazione del costo di parcheggio, la facilità di uso nella prenotazione dell’auto o della bici con le app dedicate, la distribuzione capillare dei veicoli disponibili sul territorio, sono elementi in grado di incrementare ancor di più il diffondersi della Mobility Sharing.
Appare evidente, però, che queste scelte sono frutto di politiche di mobilità che superano una visione autocentrica, in cui le città dovevano obbligatoriamente adattarsi all’auto, a favore di un modello nel quale un sistema integrato di trasporti, inclusa la mobility sharing, puo’ offrire una molteplicità di soluzioni, riducendo gli impatti ambientali e percettivi tipici di un modello di mobilità basato principalmente sull’auto.
Queste opzioni, innanzitutto culturali e poi politiche, trovano la loro applicazione in specifici strumenti di settore: il PUMS per le aree metropolitane e i Comuni con una popolazione superiore a 100.000 abitanti, il PUM/PGTU per il Comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti.
Nella prima fase dell’amministrazione De Magistris , Napoli ha vissuto una breve esperienza in linea con quello che avveniva nelle maggiori città europee e nazionali, con l’attivazione di un servizio di Bike Sharing con 16.000 iscritti, gestito dall’Associazione Clean Up e un servizio di car sharing con le piccole vetture della Bee.

Gli ultimi anni hanno visto, però, decisi passi indietro nel campo della mobilità sostenibile, con la rinuncia a grandi conquiste come: il lungomare liberato, la limitazione permanente a traffico dei varchi di Piazza Dante e via Duomo, l’inerzia amministrativa che ha condotto all’affossamento dei servizi di bike e car sharing, la mancata elaborazione del Piano della Mobilità e dell’aggiornamento del Piano del Traffico del 2004 (da aggiornare ogni 4 anni).
Forse, ad oltre un anno dalla scadenza del mandato, è possibile che il cambio di amministratori compiuto dal Sindaco riporti anche a Napoli la ventata di un nuovo modo di spostarsi e di fruire la città, allineandola a politiche di mobilità in linea con i nostri tempi.
Enzo Russo
Ufficio di Presidenza di Green Italia

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