La manovra spagnola

Contro la marea del sovranismo, ma anche contro questa Europa senz’anima e funzionale solo ad un capitalismo irresponsabile. Rifondare o assecondarne lo sfascio?

Europee e le sinistre al bivio

Fino a pochi anni fa, Pablo Iglesias, leader di Podemos, definiva l’attuale premier spagnolo Pedro Sanchez,come uno “schiavo delle oligarchie e dei poteri forti”, e il PSOE un partito che dalla “lotta per la libertà”, era diventato un partito “dei consigli di amministrazione, del traffico di influenze e delle élite finanziarie“.
Distanze apparentemente incolmabili o almeno pari a quelle che dividono il PD dai vari gruppi alla sua sinistra. Oggi la “strana coppia” spagnola governa insieme ed ha varato la “manovra per uno stato sociale”, definita da tutti i giornali europei come la manovra più a sinistra della storia:
– aumento salario minimo da 734 euro a 900
– aumento spesa per la ricerca del 7%
– aumento 2% tasse sopra i 130.000 euro di reddito annuo (e del 4% sopra i 300.000)
– patrimoniale 1% per i redditi SOPRA i 10 MILIONI di euro
– tassa dello 0e,2% sulle transazioni finanziarie per le imprese sopra il miliardo di capitale
– “scala mobile” per le pensioni
– incentivi acquisti auto elettriche
– 50 milioni per coprire le spese del materiale scolastico alle famiglie in difficoltà
– riduzione tasse universitarie
– 50 milioni per una “Strategia nazionale contro la povertà energetica”

Ovviamente una manovra costosa e per finanziarla è stato chiesto all’UEdi sforare il deficit dal 1,3% al 1,8% nel 2019. Un costo che vale 1/3,più o meno, del costo stimato per la “manovra del popolo” varata dal governo Italiano, oltre ad un potere redistributivo della ricchezza incomparabile.
Anche in questo caso sarà più che mai interessante scoprirequale sarà la risposta di Bruxelles. L’eventuale SI da parte dell’UE avrebbe un valore politico importante e rilevante, che andrebbe ben oltre quello strettamente economico. Aprirebbe una breccia nel totalitarismo ideologico liberista di questi anni. Per questo motivo lo scetticismo sull’approvazione è ovviamente d’obbligo.

Inoltre c’è da aggiungere che, anche se dovesse arrivare il semaforo verde da Bruxelles, per il governo Sanchez  ci sarebbe comunque ancora da superare lo scoglio dell’approvazione del parlamento spagnolo, dove la “strana coppia” non ha i numeri sufficienti. E ancora, qualunque sia il destino della manovra spagnola, questo tentativo, potrebbe incoraggiare anche la Sinistrain Italiaad osare di più e lanciare una piattaforma unitaria simile, almeno nello schema?

Da questo punto di vista, la vicenda spagnola ci riguarda molto da vicino, e non solo noi, potrebbe diventare un punto cruciale per la ricostruzione di una sinistraacciaccata in tutta Europa, in grado di fronteggiare la marea nera e populista con proposte concrete e non solo con la loro demonizzazione.
Senza voler caricare di troppe aspettative questa vicenda, è innegabile però, che in caso di successo, diventerebbe più agevole anche spingere l’UE verso un cambiamento in senso più sociale. Si potrebbe cominciare a lavorare ad un progetto, ormai ineludibile, come quello della costruzione di un  welfare unico europeo. Uno strumento finalmente omogeneo per tutti i cittadini europei, da inserire tra i diritti universali e non come quello immaginato in Italia, ad esempio, legato solo alla contingenza economica.

Sarebbe una misura non solo conforme ai trattati, dove ebbene ricordare che è scritto: “l’Unione europea è fondata su un’economia sociale di mercato, dove gli obiettivi economici e sociali devono coesistere”, ma addirittura doverosa, ed oggi aggiungo anche conveniente per la sopravvivenza stessa dell’unione europea.
Le conseguenze dovute ad una mancanza di “vocazione” sociale dell’UE sono esplose durante la crisi economica, quando il bisogno di welfare si è fatto più diffusamente sentire. L’unico sostegno ai cittadini in difficoltà è stato offerto daisingoli sistemi assistenziali nazionali,scavando ancora più in profondità quella distanza percepita tra i singoli paesi, unici in grado di erogare le dette prestazioni (anche se in misura e modalità diverse) e l’UE.

L’assenza di un’anima sociale dell’UE è stato il propellente che ha ulteriormente favoritol’incendio delle forze populiste e sovranistein tutta europa. E’ stato fin troppo facile per queste forze, soffiare sullo scontento e sul senso di abbandono sofferto dai cittadini. Dove governano, come il casodei gialloverdi italiani, hanno varato misure tutte da verificare e sicuramente insufficienti, ma che vanno comunque nella direzione auspicata dai cittadini maggiormente in difficoltà. Misure assistenziali elargite quasi a “dispetto” dell’unione europea e dei “poteri forti”,rafforzando nel cittadino un sentimento nazionale più che quello di appartenenza europea, proprio perché nel momento del bisogno, l’Europa ha girato loro le spalle, sapendo offrire sole le ottuse rigidità di bilancio.

L’armonizzazione dei vari sistemi nazionali di assistenza e previdenza in un unico strumento diretto dall’UE, comporterebbe la condivisione dei rischi tra i paesi, epotendo spalmare i costi su centinaia di milioni di persone, sarebbe anche una spesa più sostenibile, esattamente come gia accade per le politiche agricole, per gli investimenti nelle infrastrutture oper la formazionee per tanti altri capitoli. L’Italia avrebbe anche la forza politica per poter legittimamente sollecitare l’UE a varare un’iniziativa del genere, vale la pena ricordare che siamo il terzo contribuente del budget europeoe non un paese interessato a ricevere benefici pagati da altri.

Nel 2019 ci saranno le elezioni europee, le più difficili di sempre, secondo qualcuno, potrebbero persino essere le ultime della storia dell’UE. I sovranisti di tutta Europa sono all’attacco e tutti i sondaggi pronosticano un  loro successo elettorale. Se le forze progressiste non saranno capaci di mettere in campo con voce unica e credibile un progetto di rifondazione dell’UE,  l’edifico europeo è a rischio di implosione e con esso temo anche la tenuta democratica del continente
 

Umberto Laperuta

LabManager Dipartimento di Biologia della Federico II. Presidente ODV "Noi&Piscinola", compagni di viaggio del Teatro Area Nord. Tutta la mia passione a sostegno del TAN, terzo teatro comunale di Napoli, unico centro culturale in tutta l'Area Nord della città. Aspettando i tempi della politica, intendiamo contribuire ad unire la città ed i suoi quartieri attraverso la promozione culturale ed artistica, pur consapevoli che: "Ad ogni problema complesso corrisponde una soluzione semplice..... ma è quasi sempre quella sbagliata!!
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