La malattia dei pini non colpisce solo Napoli

E dopo le palme decimate anni fa ora tocca ai pini, quasi in via d'estinzione e Napoli, complice un parassita killer che non perdona, il peggio è che si può solo stare a guardare

A Napoli stanno morendo i nostri pini

A dir il vero non solo a Napoli :
capita in tutta la Campania .
Dopo la tempesta/tornado di Novembre scorso,che fece crollare migliaia di alberi anche in Campania ( milioni in Italia) molti pini a napoli furono abbattuti sopratutto nell’area storica del parco della Rimembranza a Posillipo.
Ma anche altrove.
Questo ha provocato un dolore profondo nei napoletani,che amavano quelle piante che storicamente rappresentano Napoli ovunque, insieme al golfo e al Vesuvio.
E purtroppo tanti,dopo perizie agronomiche,sono stati abbattuti anche nei mesi dopo perché risultavano “ scollati”:  cioè le radici avevano perso aderenza col terreno, per cui  con improvvise tempeste di vento sarebbero potuti crollare .
Ma pochi sanno che moltissimi di quei pini erano molto malati e quella tempesta ha solo affrettato la loro caduta o abbattimento.
Già’ perché in tutto il sud Italia imperversa un parassita che si chiama Toumeyella parvicornis (Cockerell) (Hemiptera: Coccidae), nota  anche come cocciniglia tartaruga del pino che è  stata segnalata in Italia per la prima volta nel 2015.
La specie è originaria della zona sud-orientale del Nord America dove però viene indicata raramente come insetto dannoso.
È risultata invece essere altamente invasiva nei Caraibi, dove nell’ultimo decennio ha decimato il pino di Caicos (Pinus caribaea var. bahamensis) nelle foreste dell’arcipelago di Turks e Caicos, causando la morte del 95% delle piante e modificando radicalmente l’ecologia delle isole.
Praticamente si riproduce molto più rapidamente nei paesi tropicali, cioè esattamente quello che sta diventando rapidamente  il sud Italia .
E anche qui come vedete,il riscaldamento globale, ci ha messo il suo zampino .
Le cocciniglie espellono enormi quantità di melata,un liquido emesso come escremento,che può conferire al pino un aspetto lucido, in particolare sulla corteccia.
 In seguito, spesse muffe fuligginose si sviluppano sulla melata facendo assumere alla corteccia e agli aghi un colore nero intenso, ricoprendo di fumaggine nera anche il terreno sottostante le piante colpite.
A causa dell’attacco si manifestano ingiallimenti e perdite degli aghi, a cui segue un declino generale della salute dell’albero, fino alla morte della pianta.
Il rilievo e il monitoraggio di questa specie sono molto difficoltosi su P. pinea maturi a causa dell’altezza degli alberi (spesso 15-20 m) e dell’assenza di rami o aghi disponibili per l’ispezione alla base dell’albero.
Alzate la testa quando camminate vicino a dei pini e vedrete quanti ne troverete in queste condizioni.
Se non addirittura già secchi.
Purtroppo dopo le palme massacrate dal punteruolo rosso qualche anno fa,oggi ci ritroviamo con la stessa drammatica situazione  con i nostri Pini.
Temo li perderemo tutti, se non si troverà qualche predatore naturale o biologico da parte della scienza,che attacchi questa cocciniglia tartaruga .
Nel frattempo li vediamo morire e li dobbiamo abbattere perché diventano pericolosi.
Una tristezza profonda.
Ma purtroppo quando si alterano i ritmi climatici della terra poi le conseguenze sono molteplici e quasi sempre disastrose e imprevedibili.
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