La lunga marcia delle donne, il voto

Dopo oltre 100 anni l’Inghilterra ha difficoltà a confrontarsi col suo passato violento contro le donne, le rivelazioni di un deputato laburista legata alla storia di Emily Davison

Un segreto durato oltre 50 anni quella del deputato laburista di più lungo corso del Parlamento inglese, meglio conosciuto come la camera dei comuni.

Tony Benn, vegetariano convinto, anti monarchico e considerato la costola socialista all’interno del labour party, creando allo stesso a volte imbarazzo e discussioni, ancora oggi si usa dire a qualcuno che è un Bennista, per rimarcare le sue convinzioni radicali e socialiste. Solo poco prima di morire ha svelato un segreto lungo oltre 50 anni, un segreto legato all’epoca delle suffragette ed in particolare a Emily Davison, la coraggiosa donna che si uccise lanciandosi sotto il cavallo del Re nel tentativo di creare interesse nell’opinione pubblica inglese e mondiale del movimento dell’’Unione sociale e politica delle donne, USPW

In quegli anni il Governo di Sua Maestà aveva proibito alla stampa di interessarsi della problematica del voto alle donne e dei loro diritti nel Regno Unito, la giovane Emily, per dare risalto alla loro causa e rompere così il silenzio ai loro danni, decise e da sola, cioè, non in accordo con i vertici dell’unione femminista, di legare al cavallo del Re, in gara al derby di Epsom Downs, la più popolare corsa di galoppo in Inghilterra, il drappo dell’Unione femminista in lotta per i pari diritti alle donne, voto compreso.

Nei giorni seguenti il gesto estremo, sia il Re, quanto la Regina s’informarono delle condizioni del cavallo e del fantino, disinteressandosi completamente di Emily, la cui unica cosa che dissero che si trattava di una donna squilibrata psichicamente e in cerca di effimera pubblicità.

Il memoriale di Benn racconta che: Emily Davison si nascose nel Palazzo di Westminster durante il censimento del 1911 in un armadietto per dire che il suo indirizzo in quel giorno era “La Camera dei Comuni”.

Due anni dopo, arrivò a una morte prematura dopo essersi gettata di fronte al cavallo del Re nel Derby per attirare l’attenzione sulla condizione delle donne.

Benn dice che la sua bara, seguita da un’immane fiumana di donne, ma anche uomini, era drappeggiata dei colori delle suffragette : “È un modesto promemoria di una grande donna per una grande causa che non ha vissuto per vederla prosperare ma ha svolto un ruolo significativo nel renderlo possibile”.

La rivelazione è arrivata in uno speciale di Songs of Praise delle Houses of Parliament, presentato dal giornalista  Michael Buerk alla BBC.

Emily Davison divenne una martire del movimento delle suffragette, che divenne radicale all’inizio del XX secolo.

Emmeline Pankhurst, fondatrice dell‘Unione sociale e politica delle donne, ha descritto che Emily Davison era convinta che la sua morte avrebbe dato risalto alle loro battaglie interrompendo un silenzio indecente.

Benn racconta: “Emily Davison si aggrappò alla sua convinzione che una grande tragedia, il lancio deliberato nella violazione di una vita umana, avrebbe posto fine all’intollerabile tortura delle donne.

E così si gettò sotto il cavallo del re, e ben vista dello stesso e della regina e una grande moltitudine di personaggi legati alla famiglia reale.

Ma è stato necessario il coinvolgimento delle donne nella prima guerra mondiale per portare la prima Rappresentanza dell’Atto popolare nel 1918, che ha dato il voto a tutte le donne di età superiore ai 30 anni. Dieci anni dopo, questo è stato finalmente allineato agli uomini.

In Songs of Praise, Michael Buerk incontra anche Betty Boothroyd, la prima donna ad essere presidente della Camera dei Comuni, che gli dice che ancora oggi, vive in apprensione leggendo quella storia.

Il parlamentare laburista ha rivelato di aver posto segretamente una targa dedicata a quella suffragetta in un armadio di servizio  nella Camera dei Comuni di Westminster. Benn ha spiegato inoltre  di aver messo “diverse targhe nell’edificio illegalmente, senza permesso; “Li ho fregati da solo . Se uno cammina in questo posto, vede statue di persone, nessuna delle quali ha creduto nella democrazia, voti per le donne o qualsiasi altra cosa. Dobbiamo essere sicuri che il Parlamento sia un laboratorio e non un museo”. L’Inghilterra ancora oggi fatica a raccontare quegli anni bui, infatti, il primo monumento, e unico, dedicato a una donna che ha fatto la storia del Paese è datato 2018, appena due anni or sono.

 

Vincenza Muto

Appassionata di politica e comunicazione, antifascista e militante in diversi collettivi durante gli anni trascorsi alla facoltà di sociologia, mi sono sempre dedicata a tematiche sociali. Mi sono impegnata nelle battaglie per l’acqua pubblica, nella difesa della scuola pubblica, ho lottato per difendere l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per i diritti civili e per l'autodeterminazione delle donne e in generale lotto per la difesa dei diritti della fasce più deboli della società.
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