“LA LEGGE DEL MERCATO” Un film che ha battuto i record di basso costo

Prosegue la rassegna del cinema festival dei diritti a Napoli. Oggi film dedicati alla guerra di Sebrenica e la tragedia degli ultimi, India

Riceviamo e pubblichiamo

di Francesco Capozzi

Thierry, è operaio specializzato 51enne. Ha perso il lavoro e cerca affannosamente di rientrarvi, con corsi di formazione, stages di comunicazione, ecc.; dovunque anche a stipendio ridotto. Trova posto come Guardione in un Supermercato: guardiano e spione di tutti, clienti e impiegati. Il film (FRA, 14) è ambientato in una qualunque città della provincia francese, e ne ha il respiro: il regista, Stéphane Brizé (anche cosceneggiatore insieme al giovane Olivier Gorce) è di Rennes: ma potrebbe essere pure Parigi, perché tanto è una storia che dappertutto ha gli stessi identici risvolti.

cinema2Ogni città, non importa quale essa sia, diventa lo scenario dell’universo concentrazionario, dove si sviluppa la sorda lotta per il lavoro: il disoccupato perde ogni identità, ogni sguardo al di fuori del proprio destino e della propria famiglia. Non si parla, non si comunica, ma si vive solo entro il perimetro di questa disperante ricerca. Thierry in più ha il figlio con problemi: ma, ciò nonostante, la sua vita familiare è, tutto sommato, felice ed equilibrata. Anzi: sua moglie e lui si sforzano di uscire da quest’angolo buio andando insieme, con palese reciproca soddisfazione, a scuola di ballo.

La sceneggiatura, molto ben fatta, procede per ellissi: ma tutte rapportate, non solo  ad una situazione molto ben definita di partenza; ma anche ad un solido ancoraggio di osservazioni umane, pregnanti, attente, concentrate e coerenti da un punto di vista generale e ben differenziate da un punto di vista caratterial-psicologico.

Soprattutto, facendo per nulla ricorso a dialoghi “esplicativi”, sono loro stessi che col loro semplice e assoluto “esserci” danno vita ai passaggi del film. Faccio qualche esempio: nel primo Thierry si sottopone ad un esame di gruppo in un corso di auto comunicazione in un colloquio: la voce del trainer, ma anche di molti interventi, è fuori campo: è il personaggio che si volta e cerca di seguire quanto è detto. Il volto è frastornato, ma si sottopone ad una dialettica collettiva sfibrante, ipocrita, umiliante: perché tutti sanno che è inutile. Ciò non è detto, ma è lasciato trasparire, con i semplici movimenti del busto, e con lo sguardo disperatamente in cerca di qualche segnale visivo positivo dagli altri. Il secondo esempio è il pranzo in famiglia: anche lì si parla pochissimo: ma non c’è disinteresse, c’è perfino il tempo di farsi delle battute tra loro e di sorridere, per alleviare quell’atmosfera buia che incombe. Ma lo sforzo amorevole tra i due coniugi, tra loro, e con il figlio, è ammirevole: e viene suggerito (anche qui) con la più evidente semplicità e linearità, facendo “stare” i tre e guardarsi negli occhi e fare gesti di una piana banalità quotidiana, ma silenziosa quanto intensa e densa di vissuti e di intimità, accettate e comunicate col solo linguaggio corporeo. Il terzo sono quelle terribili scene di auto-da-fé, quei processi cui sono sottoposti clienti e dipendenti del supermercato.

cinema3L’ambiente è angusto, si vedono chiaramente le pareti che non solo chiudono, ma occludono e schiacciano il già condannato che deve solo “confessare” la propria “colpa”, esattamente come nelle Inquisizioni medievali, perché la loro colpevolezza è stata videoregistrata.

Ma il pentimento non è remissione, ma fa invece implacabilmente scaturire una spietata condanna, comminata con impassibile distacco: che diventa perfino a morte. E queste per l’appunto, sembrano dire gli autori, sono le farisee leggi del mercato. Il nostro Thierry vi è presente sempre di profilo e di spalle: come se non esistesse come persona, ma solo come ruolo, come secondino e man in black (la divisa).

Il film è costato relativamente poco; è stato girato in digitale ed economia (16 gg di ripresa), in ambienti reali e con attori non professionisti, tranne il protagonista, un magnifico Vincent Lindon, che, premiato a Cannes 15, finalmente ha lo spazio che merita.

Tutti a paga sindacale o sugli utili futuri. Il regista ne ha fatto un’opera artisticamente molto ricca, complessa e raffinata. Partendo dal cinema di realtà, ha sviluppato un’estetica di profonda interazione cogli ambienti; ma, soprattutto con gli uomini che li abitano. Invitandoci a scoprire dietro queste mere cifre statistiche, che sono i disoccupati, il dramma di persone.

alexander_langer-e1274890033343La rassegna continua, oggi a città della scienza si proietta “Sebrenica, 11 Luglio 1995″, un film raccontato agli studenti delle medie superiori per creare una maggiore conoscenza da quel che assolutamente “non dobbiamo dimenticare” e che ancora oggi puntualmente avviene, la guerra. Si proseguirà con il ricordo dell’Anarchico Alex Lander, (nella foto) morto suicida,  fondatore negli anni 60 di Lotta Continua, giornale di diritti che poi prese la deriva in Partito politico. Alex Langer fu anche direttore dello storico giornale.

Concluderà la giornata la proiezione di Teaser, un progetto dei fratelli Martone che saranno presenti in sala.

il pomeriggio ci si sposta al centro, più precisamente in Via Bellini per assistere a un altro interessante film in concorso, quindi a San Giovanni a Teduccio al teatro Nest uno dei film più attesi di tutta la rassegna e candidato al premio finale, ” chair-no man’s Island” un film che narra la tragedia degli ultimi nel sub continente indiano, per questo film è previsto anche un dibattito che avrà come moderatore il nostro collaboratore  Giovanni Carbone

 

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