La gatta Cenerentola, la prima della prima

Circa mille spettatori distribuiti nelle tre sale del “Modernissimo” acclamano quella che è definita un’opera d’arte contemporanea

Un successo, la mattinata domenicale al cinema, che definire strepitoso è a dir poco normale.

La Gatta Cenerentola così’ torna nel suo territorio, nella sua Napoli che l’ha vista nascere e che ora l’aiuterà a crescere.

Alle 11, orario stabilito per la proiezione del film, le sale erano piene con  molti spettatori rimasti in piedi.

Era presente gran parte della produzione al Modernissimo questa mattina, e il pubblico alla fine ha decretato un liberatorio e convinto appalauso cominciato all’ultimo fotogramma e proseguito per tutta la durata dei titoli di testa, circa 5 minuti.

Prima della proiezione, sistemato avanti lo schermo tutto lo staff, registi e maestranze, di questo film che ormai dagli addetti ai lavori è definito un’opera d’arte d’inestimabile valore.

I registi e i collaboratori hanno cominciato scherzando con il pubblico parlando uno per volta ma facendo si che le tante voci si fondessero diventandone una sola, unica, inqequivocabile.

“E meno male che questa era una proiezione destinata solo ai parenti e qualche amico dei partecipanti al lavoro, guardate quanti soldi abbiamo perso con questa proiezione mattutina… siete tantissimi e eravamo impreparati a tanto, una cosa sola vi preghiamo, se il film vi piacerà ditelo e consigliatelo ai vostri conoscenti, se al contrario non vi piacerà, ebbene dite loro di andarlo a vedere per verificare.

In tutta questa storia la cosa che più di tutte ci è piaciuta è che il grande giornale Variety, la bibbia dello spettacolo, nato negli anni venti a Brodway, e ancora oggi il più importante giornale di spettacolo al mondo, ha definito il nostro film, un lavoro completamente innovativo e da non perdere.

Si tratta di un cartone animato diverso, l’animazione nel mondo ha un mercato molto aperto, in Italia è differente, i film di animazione sono visti sempre con diffidenza, e a tal proposito aggiungo che la nostra partecipazione a Venezia è stata un apparizione come un film, non una partecipazione al settore “cartone animato” questo ci ha fatto maggiormente piacere.

Un cartone animato che esula di normali cliché del genere, Disney incollava gli spettatori, famiglie intere, raccontando delle fiabe, facendo intrattenimento, noi abbiamo cercato di essere originali ed innovativi.

Per fare un film di animazione normalmente ci vogliono circa 500 persone, noi che siamo napoletani e conosciamo l’arte di arrangiarci abbiamo fatto tutto con un numero di lavoratori nettamente inferiore.

La cosa più bella che in questo tempo abbiamo vissuto è stata l’esperienza dello stare insieme, vivere quotidianamente a gomito, ci siamo amati, scontrati, vissuto, abbiamo dimostrato infine che a Napoli, senza grandi mezzi e soldi è possibile creare opere d’arte, la creatività è qualcosa che ci portiamo dietro sin dalla nascita, è nel nostro DNA.

Un ruolo a parte merita la colonna sonora di questo film, ai musicisti che hanno partecipato abbiamo chiesto di aumentare il potenziale emotivo della fiaba, e possiamo dire che tutti i musicisti, dai Foja ai Guappecartò e ai tanti altri ci sono riusciti appieno, grazie a loro, il film è diventato emozionante, bello, più “ricco

Quindi è cominciata la visione dei tre pezzi di girato, il primo un piccolo documentario con le immagini della serata conclusiva del festival di Venezia, poi un fantastico cortometraggio che narra di una coppia talmente litigiosa che fa prendere la decisione alla casa di andare via e lasciarla senzatetto, e infine la proiezione del film che ha trattenuto il fiato a tutti gli spettatori fino alla fine.

Al termine, mentre il pubblico, educatissimo, appaludiva uno dei registi ha detto, “un ringraziamento particolare va alle nostre famiglie e le nostre compagne”, quindi ha raccontato:  “un redattore di Famiglia Cristiana ci ha chiesto il senso di questo ringraziamento, gli abbiamo dovuto rispondere ecco i numeri di telefono delle nostre famiglie, chiamate e chiedete a loro il senso di queste parole”

Poi si è svolto un momento conviviale, e il pubblico ha dimostrato la propria mautrità ed educazione non facendo ressa ai tavoli e banchi del buffet, addirittura è rimasta tanta roba, anche questo il segno dei tempi che cambiano

Vincenza Muto

Appassionata di politica e comunicazione, antifascista e militante in diversi collettivi durante gli anni trascorsi alla facoltà di sociologia, mi sono sempre dedicata a tematiche sociali. Mi sono impegnata nelle battaglie per l’acqua pubblica, nella difesa della scuola pubblica, ho lottato per difendere l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per i diritti civili e per l'autodeterminazione delle donne e in generale lotto per la difesa dei diritti della fasce più deboli della società.
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