La festa del papà

Ha origini antichissime ma è pur sempre una festa dal sapore commerciale

Inutile negarlo o accampare scuse, la festa del papà, come le tante altre, mamma, nonno, innamorati, single e via dicendo sono nate esclusivamente per soddisfare il mercato.

Ma comunque vada, quando arriva una di queste feste arrivano da istituti di ricerca, in questo caso l’ISTAT, report che dovrebbero lasciar pensare.

I risultati della statistica dell’ISTAT parla chiaro, in media ogni giorno un papà dedica al figlio, nei primi sei anni di vita, una media di 22 minuti al giorno della sua attenzione, premura e qualche volta castighi.

Un papà dedica pochissimi minuti, solo 3, per fare il bagnetto, oppure quasi nulla per le pappe e peggio ancora per il fatidico cambio di pannolino.

Le letture di queste statistiche possono essere molteplici: i papà non hanno tempo o non hanno voglia? O, peggio, è tutto demandato alla mamma che a giudizio di non pochi uomini, ha l’ “esperienza innata” per fare “certe cose”?

Papà-e-figliaMa, sempre secondo l’Istat, c’è anche un rovescio della medaglia, nell’ambiente in cui si vive, un papà che dedica troppo tempo ai figli, soprattutto quando sono piccoli, vine visto come un “mammo“, a volte deriso dai vicini e dalla stessa moglie che si vede usurpata del suo ruolo principale di guida e anima del focolare.

Un uomo liberato da questi clichè, al quale poco contano i pregiudizi e fa il papà a tempo pieno, dedica ai suoi eredi tutto se stesso, incurante di poter essere malgiudicato e ben cosciente che in qualche caso questo suo comportamento potrebbe essere causa di dissapori anche da parte dei figli stessi.

Il papà nella nostra civiltà consumistica è visto solo come un castigatore… “quando torna papà gli dico tutto” oppure come veicolo economico della casa.

Nel periodo della disoccupazione e della crisi invece molti papà hanno cominciato a prendere confidenza con un ruolo che sembra per motivi inspiegabili ad esclusivo appannaggio delle mamme, o delle baby sitter o degli asili nido.

Sempre più papà restano a casa, cucinano, lavano oppure escono guidando passeggini, vanno nel parco, si privano delle loro ambizioni e del loro futuro personale. Per loro non serve mettere al mondo dei figli tanto per farlo, ma credono fermamente che essi sono il futuro della famiglia e di conseguenza di tutta la collettività.fiori-festa-del-papa

Un papà spesso vive nell’angoscia di non potere ottemperare a tutti i bisogni che un bambino possa desiderare: cose semplici che fanno felice una famiglia, gite  fuori porta, cinema, o vestiti e giocattoli. Il papà povero sopperisce a queste cose regalando il suo sapere, raccontando favole e cucinando quello che più può loro piacere solo per vederli soddisfatti.

La società di oggi disegna invece un papà in stile bancomat: è buono e bravo solo se riesce a portare soldi a casa e tutte le emozioni che possono far realmente felice il figlio vanno in soffitta.

I papà in difficoltà sono figli di un mondo perverso, che si vedono fare i conti in tasca, che si sentono denigrati di fronte i loro sacrifici, anche quello di essere povero o in crisi lavorativa, non sono dei “mammo” ma dei papà che accompagnano i figli a scuola la mattina e li vanno a prendere all’uscita, sono uomini che semplicemente perché amano i propri bambini e li aiutano a crescere,e non solo perché li hanno messi al mondo ma perché sono felici dalla loro gioia, che viene contraccambiata dalla poesia che grazie alle maestre in tutto il Paese gli regalano.

Spesso accade che motivi extraffettivi, come il danaro fanno vedere ai loro figli i papà come dei falliti, non è così, sono uomini disperati che si trovano in giornate di festa soli, senza neanche il conforto di una telefonata, dimenticati, accantonati, vilipesi per assenza di danaro, è purtroppo una causa del consumismo, ma sono pur sempre papà che devono tirare i conti con il la società sfrenata che viviamo

A questi papà, a volte tristi ma con un futuro pieno di ricordi stupendi va il nostro augurio.

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