La felicità tradita

Fu Napoli la prima città al mondo a occuparsi di felicità, oggi negata alla maggioranza dei più poveri. La questione del cibo economico portato da casa

Un paio di anni fa, alla rotonda Diaz, “la notte della tammorra” di Carlo Faiello era appena finita, una notte diventata fantastica, con i fuochi artificiali al Castel dell’Ovo e Faiello che cantava, accompagnato da altri grandi del genere, tra cui Colasurdo, che ci fece impazzire per la diversa interpretazione di Vesuvio.

C’era un’atmosfera diversa dalla fine degli altri concerti, le circa diecimila persone, non volevano sapere di liberare il lungomare, sarebbero restati fino a le luci dell’alba, in verità qualcuno lo fece, la gente era felice,

Incrociammo,  l’allora Assessore Daniele, e fu spontaneo chiedere, cosa fosse a suo avviso la felicità e come interpretarla, e lui rispose come fa ancora nelle sue abitudini con riferimenti storici.

https://www.cantolibre.it/un-ferragosto-memorabile/

“oggi si parla tanto del diritto alla felicità, ma voglio ricordare che Napoli fu la prima città al mondo a occuparsi di ciò, con Filangeri, e in pieno illuminismo, era il 1787, quando la felicità fu inserita nelle cose da applicare in città.

Quel diritto fu illustrato dall’allora Assessore in un maggio dei monumenti e dedicati appunto a Filangeri e al diritto alla felicità.https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fimages.app.goo.gl%2F3xGJRrjJuCwgCAce6%3Ffbclid%3DIwAR3I0fzyftTDRBF-TUb6PF1akOeWIRbRpCfxItQNCA7lXgDFuZQPWCKKppM&h=AT3AmkuZRRJMozd1nDxl-le7OgcidLILX7o-W9dQ5q3BjYlwfjBAEeb4_9xODqfNVCzY4rF55MIQZPFqiTcT0YsUKSJRWzprYvs1q9Azr5NymxlE8aTZB6zLtyssBzNHqjelSono passati tanti anni, ma quel diritto è ancora disatteso, La felicità è l’essenza della vita, e negarla di fatto costringe a vivere in desolazione e riflessioni personali, quasi sempre negative, il dispiacere di uno può irrimediabilmente diventare di tutti, la società vive male.

Siamo in piena estate, in emergenza caldo, la conquista della felicità per noi partenopei la si fa con poco, un’atavica serie di negazioni e ingiustizie secolari ci ha costretto a prenderla per poche lire…

Ieri nel centro storico, Unesco, nei paraggi o vicoli, c’era fuori un basso, un bellissimo bambino, che era immerso in una tinozza stile Moplen, avrà avuto si e no tre anni, e sguazzava come una papera felice,  all’interno del bacile, un paio di giocattoli da spiaggia, eppure a pochi passi da quel posto c’è una piscina, che il bambino può solo vedere mentre passa con qualcuno dei suoi genitori. Non può nemmeno sognare un giorno di entrarci…

In quel caso è entrata in funzione la valvola della fantasia, quel bambino si divertiva e sembrava felice, come se il vicolo tutto fosse diventato piscina o addirittura lembo di spiaggia.

Però pensavo anche povero bimbo costretto a provare gioia solo per così poco, è la nostra fantasia, o chiamatelo folklore che ci fa sopportare cose a volte imbarazzanti…

Una felicità che anche nelle cose semplici non si può avere se non hai moneta, e di questi tempi poi monete ce n’è sono poche.  Se si devono spendere, meglio farlo per generi alimentari…

Ma il profitto mette mani larghe sulla felicità di andare al mare in una città bagnata da tutte le parti della sua cartina geografica, ma le spiagge non sono libere e chi le ha prese per quattro soldi al mercato delle privatizzazioni, deve farci il massimo del maledetto profitto.

Ha scatenato indignazione la lettera di una mamma, trattata male in uno stabilimento privato a Lucrino,

https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fwww.pozzuoli21.it%2Fla-denuncia-io-aggredita-e-cacciata-dal-lido-napoli-per-una-intolleranza-alimentare-di-mio-figlio%2F%3Ffbclid%3DIwAR3SfxHvt4Vtg34bfKqZIaNR6kpJld6l3VrISpN4XpqyqgNEgDESE9f7QxM&h=AT3AmkuZRRJMozd1nDxl-le7OgcidLILX7o-W9dQ5q3BjYlwfjBAEeb4_9xODqfNVCzY4rF55MIQZPFqiTcT0YsUKSJRWzprYvs1q9Azr5NymxlE8aTZB6zLtyssBzNHqjel

Allo stabilimento non basta il biglietto d’ingresso, ma il suo utile deve spaziare su tutto, sull’acqua, sul pane e il companatico, per cui se vuoi bere o mangiare ti devi affidare alla loro cucina e bar, da casa non puoi portare nulla, alla base di tutto c’è che gli stabilimenti si nascondono dietro una normativa sanitaria, per cui all’interno del loro spazio non puoi consumare nulla che non provenga dal loro bar o ristorante… la norma dice che c’è bisogno di una tranciabilità del cibo, per cui, una mamma con tre figli che cerca un’effimera felicità portando i bambini al mare invece di spendere uno o due euro, con frittatine di pasta o in mezzo al pane, e l’acqua nel thermos, deve sottostare a regole che le farebbero spendere almeno dieci volte di più di quanto  può permettersi.

La morale di tutto questo è che se cucini e mangi a casa tutto va bene, ma se ti porti il mangiare fuori, fatto da te, non è buono.

Che ci vuole a cancellare questa norma liberticida? Vogliono i soldi di un ingresso, lettino e ombrellone, ma perché andare oltre?

Siamo solidali con la signora Simona Fusco, e ci dispiace anche che per giustificare il suo comportamento  abbia dovuto trovare un problema di ordine sanitario, il bambino non può mangiare null’altro che roba preparata in casa, ma nonostante questo, come fossero accattoni sono stati allontanati dallo stabilimento, per non aver rispettato il regolamento, non si beve o si mangia, il profitto ha il dovere di abbuffarsi.

Caro Profitto non ti sembra che stai esagerando?

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