La colpa di essere se stessi

La settimana scorsa si è celebrata (per alcuni, si è contestata per altri) la ricorrenza annuale del Columbus Day, a tal proposito io mi muoverei lungo una strada al di là della giornata in questione, soffermandomi sulle lotte indigene odierne in un percorso doloroso che va dalle personalità alle organizzazioni, per arrivare ad una vera e propria resistenza delle Americhe.

Cominciamo da un prigioniero molto famoso, simbolo proprio della resistenza dei nativi americani: Leonard Peltier, di discendenza Ojibwa Lakota (Sioux), l’amerindiano è in carcere statunitense dalla bellezza di 40 afree_leonard_peltier_by_poasterchild-d675dp3nni, e lo scorso mese ne ha compiuti 71. Nel 1975 venne chiesto aiuto a Peltier, tra i primi fondatori dell’American Indian Movement, nel perorare la causa della protesta contro gli abusi sui territori Lakota, ricchi di giacimenti d’uranio. Durante una sparatoria tra l’Fbi (che sparò sulla gente inerme) e i Lakota rimasero uccisi due agenti ed un nativo, riguardo quest’ultimo nessuna inchiesta fu aperta, mentre Leonard fu indagato e condannato per le altre due vittime. Nonostante la palese innocenza, difatti fu dimostrato che i proiettili non provenivano dalla sua arma, il leader dell’Aim ebbe la sfortuna di essere processato a Fargo, città dichiaratamente razzista, verdetto: carcere a vita. La campagna in suo favore continua da allora ed è sostenuta da tantissime associazioni e personalità, da Amnesty International al Dalai Lama, è stato anche lanciato un appello a Papa Francesco perché convincesse il presidente Obama a firmare la grazia.

Numero 2: una grande ed importantissima lotta viene combattuta da Survival International, l’organizzazione che difende i popoli incontattati di tutto il mondo, l’urgenza particolare del momento riguarda i Kawahiva, una delle tribù amazzoniche in via d’estinzione. La loro sopravvivenza dipende proprio dall’isolamento, che non li rende affatto “primitivi” come si potrebbe pensare, solo diversi, poiché per loro il contatto con le altre culture e società equivale al devasto, al genocidio perpetuato dai potenti taglialegna, minatori, allevatori, esploratori petroliferi, i quali occupano e distruggono le loro terre, portando con sé inoltre malattie o abitudini che in ogni caso le causano. Se il progresso equivale allo sterminio, furto ed abuso, bisogna lottare invece per la conservazione e salvaguardia delle tradizioni di questi popoli, ai quali non manca il cambiamento, tutto si muove, ma tutto è diverso, e la loro meravigliosa diversità si manifesta nel mantenimento di una cultura naturale da cui dovremmo al contrario trarre esempio. Secondo la costituzione brasiliana, la terra dei Kawahiva avrebbe dovuto essere protetta come territorio indigeno entro il 1993, invece a quanto pare il decreto di autorizzazione continua ad impolverarsi sulla scrivania del Ministro della Giustizia ancora oggi.

E da qui arriviamo all’autonomia indigena, la resistenza. “Le etnie o popoli sotterrati, negati o dimenticati rafforzano o recuperano la loro identità attraverso la rivendicazione della loro cultura, dei diritti e delle strutture politiche ed amministrative proprie” (López y Rivas 2010). L’unica risposta costruttiva alla violenza e al sopruso è l’autorganizzazione collettiva, in conflitto con la politica dominante e per una vera difesa della giustizia e dei diritti. Lo stato forse più martoriato dalla criminalità del narcotraffico, dal saccheggio di risorse e torture da parte dello Stato stesso (ovunque in combutta con la malavita), è il Messico, ma, proprio per questa ragione, il centro dell’America è anche puntellato di autogoverni. Realtà come l’autonomia zapatista in Chiapas e il Municipio di Cheràn nello statoChiapas-mural-zapatista di Michoacàn, ne sono un valido esempio. Dopo l’insurrezione nel 1994, l’esperienza zapatista ha sviluppato una controcorrente che ha innalzato il livello di vita degli indigeni organizzando scuole, ospedali, cooperative di produzione, di comunicazione indipendenti, favorendo anche la partecipazione di donne e giovani, rifiutando il sistema partitico, tutti uniti contro l’esasperante violenza dello stato militare, dei latifondisti e della criminalità organizzata. La popolazione del Michoacàn è insorta più tardi nel 2011, ma è riuscita comunque a guadagnarsi l’autonomia e la rivendicazione dei propri diritti sul proprio territorio, dopo un lungo processo legale.
E’ necessario che si entri in scena anche noi, poiché l’Italia, e l’Europa in generale, continuano a fare affari con i governi assassini delle suddette terre, solo per interessi economici, in particolar modo per l’oro nero. Ma, grazie al cielo, esistono sempre dei movimenti antagonisti, qualcuno che fa sentire la propria voce negli interessi di tutti gli esseri UMANI e dell’ambiente in generale (perché… la tierra no es mercancia!). Dopo l’omicidio di Rubèn Espinosa, l’ultimo giornalista tra più di cento colleghi, attivisti e oppositori politici, che cercavano di esercitare la loro libertà di parola, quest’estate è stata lanciata la petizione #Mèxiconosurge , appello che esorta l’Unione Europea a cessare i rapporti con il Messico fin quando non rispetterà i diritti umani. “L’appello, firmato, tra gli altri, da Dario Fo, Paco Ignacio Taibo II, Roberto Saviano, Erri De Luca e Don Ciotti, è stato promosso da Federico Mastrogiovanni, un giornalista italiano che da anni vive e lavora in Messico e autore di “Ni vivos ni muertos”, uno sconvolgente racconto dei meccanismi delle sparizioni forzate che hanno portato, dal 2007 a oggi, alla scomparsa di circa 30.000 persone.” [email protected]

Concludo tornando al Columbus Day, riporto parte del testo chiaro e semplice di una bella canzone raggae sulla figura di Cristoforo Colombo dell’artista Ken Boothe:

Indians who are considered uncontacted by anthropologists react to a plane flying over their community in the Amazon basin near the Xinane river in Brazil's Acre State, near the border with Peru, March 25, 2014. Leaders of the Ashaninka tribe, which shares territory with this tribe and other uncontacted ones, have asked the government and NGOs for help in controlling what they consider the encroachment of these tribes on their own area, stating that the movement of other tribes is caused by pressure from illegal logging across the border in Peru. Picture taken March 25, 2014. REUTERS/Lunae Parracho (BRAZIL - Tags: ENVIRONMENT SOCIETY TPX IMAGES OF THE DAY) ATTENTION EDITORS: PICTURE 01 OF 07 OF A SERIES OF EXCLUSIVE PICTURES OF A TRIBE IN THE AMAZON BASIN WHO IS CONSIDERED TO BE UNCONTACTED BY ANTHROPOLOGISTS. TO FIND ALL IMAGES SEARCH "AMAZON TRIBE"

“…On their body, you put a price,
And sold them as merchandise.
How can a man discover a land
That already populated with indians?
There was a guy from spain,
Christopher columbus was his name.
Down in the west indies,
Is where he get his fame.
A lot of black people,
Went down the drain.”

L’unica colpa degli indigeni è quella di essere se stessi.

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