La città orizzontale

Le voci del movimento operaio da ascoltare ancora a Napoli per centro antico, periferie, insediamenti universitari e industriali e  per la Città Metropolitana.

Riceviamo e pubblichiamo

di Alberto Calabrese

Come è noto pressoché a tutti, sulla scena territoriale si manifestano le dinamiche sociali e si concretizzano le politiche del governo centrale e di quello locale. Fino a non molti anni fa, esisteva un movimento operaio che, tramite le sue organizzazioni sindacali e politiche, era in grado di contrattare con le migliori espressioni della imprenditoria scandendo un percorso di riequilibrio territoriale a vantaggio delle comunità e delle cittadinanze, frenando gli effetti più devastanti sul territorio dovuti alla logica del profitto capitalistico-borghese.

A Napoli negli anni della ricostruzione post-terremoto, le nascenti associazioni ambientaliste, soprattutto la “Lega per l’Ambiente”, sulla scia del riformismo democratico tracciato dalle organizzazioni operaie nazionali, approntavano programmi strategici sul territorio per unire alle rivendicazioni di giustizia sul lavoro, le istanze per la salute, l’ambiente risanato e la fruizione dei beni collettivi di natura e cultura nel paesaggio complessivo e nella città storica. Il movimento operaio esprimeva voci ricche di accenti efficaci sulle dinamiche territoriali.

Attualmente tali voci, che pure esistono ancora, sono sottotono e incapaci di farsi ascoltare.  Limitando il discorso all’area del centro antico di Napoli, su cui mi sono direttamente impegnato per anni, con l’appannarsi della direzione politica impressa dal movimento operaio, si riproponeva senza remora alcuna il programma “Il Centro Antico di Napoli come Cittadella degli Studi” già presentato ne “Il Regno del Possibile”, convegno promosso nel 1986 dalla Confindustria.

Bassolino-Il-Dubbio-320x240Alcuni docenti di Architettura ne fecero tema progettuale di un Master per la Progettazione di Eccellenza per la Città Storica. Gli ideatori di questo disegno, politicamente reazionario, trovarono pure uno sbocco politico facendo nominare assessore, in chiaro conflitto di interessi, uno dei docenti del Master. Erano gli anni tra Bassolino e De Magistris: l’Amministrazione comunale era egemonizzata da un PD napoletano privo di idealità e allo sbando. Il segno estremo di questa degenerazione arrivò poi inequivocabile e traumatico: i cumuli di rifiuti nelle strade! Una vergogna che diffuse nel mondo la peggiore immagine di Napoli!                                                                                                                                                           

Svaniva quindi, dopo i vari disastri ambientali, per la seconda volta il disegno reazionario di gerarchia spaziale vagheggiato da alcuni docenti di quel master universitario che voleva stravolgere il cuore stesso del cento storico di Napoli, patrimonio collettivo della cittadinanza.                                                                 

Per le tante potenzialità di questo patrimonio siano ora varati, scampato il pericolo, progetti sostenibili e cicli virtuosi supportati da una cultura progettuale che conferisca ai residenti e alla intera cittadinanza memoria storica, appartenenza e sicurezza interiore.                                              

Cultura, spettacolo, turismo sono sicuramente per Napoli settori molto importanti che andrebbero sostenuti da adeguate politiche improntate e dirette da politiche adeguate nei rispettivi settori. Si aprano però anche altri scenari per la città intera più aderenti ai bisogni reali della cittadinanza.                 

L’Università Federico II di Napoli ha significativamente realizzato un insediamento universitario a San Giovanni a Teduccio, quartiere connotato da degrado e fabbriche dismesse della città orientale.  In questo insediamento trova ora posto il Centro Apple che formerà a partire dal prossimo ottobre diverse centinaia di studenti napoletani come quadri tecnici qualificati per applicazioni telematiche.

federicoIIUna prospettiva innovativa delle attività produttive in questa zona nota per un passato di grandi stabilimenti industriali. In questa ripresa di cui oggi si pongono le basi non dovrebbe mancare una direzione politica che riproponga, contestualizzate alle attuali condizioni, tanto le politiche di emancipazione del lavoro, quanto le istanze per la salvaguardia dei suoli, degli spazi verdi; e che inoltre garantisca adeguati standard per la vivibilità urbana.  È ancora il caso di sottolineare come debbano tornare le voci del movimento operaio nella direzione programmatica sul territorio. Nella Cgil erano attive fino a qualche anno fa specifiche commissioni su ambiente e territorio in diverse regioni. Riprendano quanto prima forte tenore in questo contesto le voci del movimento operaio per le politiche di governo virtuoso del territorio e per il lavoro fondato su un modello di sviluppo sostenibile.                                                                                                                                                                                   

Il neo rieletto Sindaco De Magistris ha più volte proclamato di voler coinvolgere cittadini e attori sociali in una condivisione orizzontale delle scelte da compiere sul territorio. Su tale traccia si dia inizio a processualità e cicli virtuosi alle scale di quartiere e di area vasta per la Città Metropolitana di Napoli, puntando su agricoltura, fabbriche innovative-sostenibili e fonti energetiche rinnovabili.  In un discorso di orizzontalità dei poteri e di coinvolgimento di tutte le classi dirigenti sul territorio, insieme alle migliori rappresentanze di politica, cultura, scienza e informazione, non dovrebbero quindi venir meno le voci del movimento operaio, in un confronto programmatico con le migliori risorse della imprenditoria e della produzione.                                                                         

Una prospettiva politica che mi auguro sia presto raccolta e praticata per un patto sociale fondato sul lavoro che consenta la apertura di un polivalente ciclo socio-economico positivo

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