La cecità della casta

Vox populi: "song tutt mariuol"

Riceviamo e pubblichiamo

di Roberta Mancini

Solo così si può spiegare il divario sociale che si è creato: attraverso la mancata percezione delle nostre vite… che non è fatta di “autoblu” (così giusto per ricordar qualcuno che la sapeva lunga in tempi già da allora sospetti) e neanche di pensioni d’ oro... Noi prima di arrivare alla pensione – categoria in via di estinzione – dalla quale già da tempo molti soggetti sono esclusi, la dobbiamo maturare, e non si tratta di 5 anni; o addirittura 1 settimana o 1 giorno (il che risulta oltremodo offensivo nella sua tracotanza se pur fosse un paradosso).

Risulta altrimenti impossibile, non considerare il ricorso al TAR da parte di 74 parlamentari rispetto alla riduzione, oltraggioso fra l’altro in misura temporanea e irrisoria, (e quindi doppiamente oltraggioso), volendo oltremodo precisare quanto questo rappresenti uno scollamento dalla realtà…parliamo di pensioni mensili che rappresentano per molti il sostentamento di un intero anno.

expoSolo così può accadere, che la cecità pone una distanza che ci fa sprofondare in un mondo parallelo: per cui si perde così tanto la misura ed il pudore tanto da considerare legittimo e non arrogante  fare ricorso al giudice appellandosi alla ‘spettanza’…  quando ci sono sempre più anziani che attendono la chiusura dei mercati e che certo mai, immaginavano, dopo aver superato gli anni bui della guerra, di ritrovarsi a rovistare fra le cassette di frutta e verdura con la speranza di trovar qualcosa di più o meno commestibile che le sempre più magre pensioni non possono dargli… quando ci sono famiglie che dormono nelle tende, con i loro bambini, cambiando pannolini in macchina piuttosto che sul fasciatoio, cercando di prendersi cura di loro come possono, in una misura che evidentemente è ben lontana dal rasentare la sufficienza.   Persone, i cui sensi, a questi livelli di vita, sono offuscati, persone portate ad arte a vedere, il nemico, lì, dove gli viene detto che stia, convinte a credere che chi sta peggio di loro sottrae quel poco che c’è.

Non è chi sta peggio che ci affama. Chi ci affama nel frattempo, dopo aver costruito fantasmi e castelli di carta, continua a vivere la sua vita, senza modificare alcunché.

porciLa classe dirigente, quella che ci dovrebbe rappresentare e fare gli interessi di tutti e non quello acquisito e di parte, non ci vede o meglio non ha la contezza di come si vive con stipendi da comuni mortali, se l’avesse non chiederebbe a noi di tirare la cinghia, di fare sacrifici.

Ma da quanto tempo non prendono un autobus, non prenotano un accertamento sanitario, non si sottopongono ad un intervento chirurgico in una struttura pubblica, non fanno una fila alla posta e senza usufruire di alcuna scorciatoia, non mandano i figli ad una scuola pubblica?

Eppure, sempre più spesso a sentirli sembrano parlare di un altro mondo.

Non ci sarebbe il sacrificio di nessuno se ci fosse una retribuzione più equa e più direttamente collegata agli obiettivi ed alle responsabilità, ma, soprattutto, al chiaro collegamento tra il servizio che si riceve ed al costo sostenuto. Verrebbe voglia di chiedere pannelli informativi affissi sulla porta degli uffici pubblici con la dicitura “questo ufficio costa alla collettività ogni mese XXXX euro”.

È solo questione di buonsenso ma anche questo è in via di estinzione.

Perché  pagare i costi di una classe dirigente la cui politica è sostanzialmente fatta di tagli lineari?

Troppo facile fare tagli lineari… per questo basterebbe un contabile. Il difficile è articolare i tagli secondo le priorità… far vedere una volta e per sempre le priorità… questo giustificherebbe una classe dirigente con tutto quello che comporta in termini di costi.

Cominciamo a chiedere alla classe dirigente “quanto produci per quello che guadagni?” … facciamolo senza la mediazione delle statistiche… bussiamo alle porte e chiediamolo direttamente guardandoli negli occhi con la forza dello scandalo delle liste di attesa, dei campi rom messi a ferro e fuoco, dell’amianto che continua ad uccidere…

E poi? E poi mettiamo un tetto alle retribuzioni il che non significa non tenere conto delle responsabilità o dell’efficienza dalla quale può dipendere un miglioramento, ma nemmeno che ci debbano essere simili sproporzioni; mettere un limite alla vergogna di redditi che non basterebbero 100 vite a spendere… esattamente le vite che non tutelano.

Il buonsenso imporrebbe a chi si assumesse l’onere di amministrare, di farlo con coscienza e trasparenza.

mostroDobbiamo fare da noi.. è così assurdo provare a far partire una petizione, una raccolta firme, per richiedere l’approvazione di una legge popolare che stabilisca dei tetti oltre i quali non è consentito a nessuno di oltrepassarli, perché oltre che offensivo e immorale è questo un sistema destinato a collassare.

Noi non siamo cechi o meglio, posiamo non esserlo, anche questa è … una questione di buon senso.

 

 

 

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