La catabasi dell’italiota

Siamo proiettati verso un orizzonte di cui non comprendiamo il senso, spinti da un irrefrenabile anelito alla deiezione

 

Eccoci:gli occhi sgranati e sporgenti, contornati di cispa; la bocca, annaspante, cerca rantolando aria,mentre sugli angoli gli si accumula una ricottina bianca. Eccoci: proiettati verso un orizzontedi cui non comprendiamo il senso, spinti da un irrefrenabile anelito alla deiezione.

Il mito degli“italiani brava gente” sembra sprofondare in un liquame fetido da lui stesso prodotto. Quel mito che aveva candeggiato la faccia degli entusiasti di Piazza Venezia, di quelli che gasavano e stupravano le “faccette nere” accompagnandosi con allegri motivi, quelli che volevano spezzare le reni alla Grecia e si sbrodolavano al pensiero dei redivivi fasti imperiali. L’italiano bonaccione, il “maccheroni m’hai provocato e io te distruggo”, il “basta che ce sta ‘o sole”, santo, poeta e navigatore, l’italiano furbo, ma buono, l’italiano e lo spaghetto al dente, Padreppìo, Giovanni Paolo II santo subito, i campanili, i Comuni, la dieta mediterranea, l’italiano medio… L’italiano vero.

Prima l’italiano vero, prima lui, venga avanti, vieni avanti, vieni avanti cretino, passa, passa, un bicchierillo di vinobbuono e due taralli e ‘sti negri a casa loro! Che qui non c’è posto per tutti, mica ce li possiamo prendere tutti noi. A casa. A casa loro. Aiutiamoli a casa loro! Gli portiamo un chilo di pasta e una buatta di pelati, un missionario e due monache, quattro aulin scaduti e i vaccini. Che se li facessero loro i vaccini, che noi a casa nostra comandiamo noi! Gli vendiamo sette, otto, quintordici tonnellate di missili, mine, fucili, carriarmati, bombe a mano, gli seppelliamo sotto la sabbia tutti i rifiuti tossici che mica ce li possiamo tenere noi, l’ambiente è importante, e in cambio per l’aiuto che gli diamo ci prendiamo gas, petrolio, oro, diamanti, rame, nikel e quella roba che serve a fare i cellulari, ci prendiamo il pesce, sulla loro terra coltiviamo i mangimi per le nostre vacche, per la bistecca di chianina che un africano checcazzonecapisce… E poi dicono che siamo razzisti.

Io lo dicevo sempre a mamma mia, quando ero piccolino, che da grande volevo andare a raccogliere i pomodori nel Salento, le arance a Rosarno, volevo vendere le cianfrusaglie sulle spiagge del Cilento, volevo prostituirmi sulla Domiziana, volevo essere ospite di un CIE, di un CPT, di uno SPRAR, volevo dormire in una baraccopoli, attraversare il mediterraneo su un gommone sgonfio, farmi stuprare e torturare in un centro di detenzione in Libia e avere un figlio da una guardia libica, volevo provare il manganello ungherese e il lacrimogeno francese… Volevo una stuoia a Ventimiglia!

Ma poi sono arrivati tutti ‘sti negri a casa nostra da casa loro, che vogliono comandare a casa nostra, ma io sono sovrano a casa mia e li aiuto a casa loro, perché non sono razzista, ma una casa non ce l’ho e allora voto Salvini che quando era al governo con Lupi ha fatto una legge che mi possono buttare fuori anche se occupo un tugurio e c’ho sei figli e quattro nonni, così siamo pari… Ecco. Niente io, niente tu, ma tu più niente di me perché io sono padrone a casa mia… Anzi no, tu meno niente e più niente io, e sennò che facciamo?!

La Repubblica antifascista, nata dalla lotta partigiana, la narrazione di un Italia redenta dal fascismo, padre del nazismo, attraverso la catarsi della Liberazione: bella ciao. Bella ciao te ne sei andata via col partigiano, via lontano e non ci hai lasciato neanche un fiore dietro il quale nascondere lo squallore della nostra impudicizia, della nostra mancanza di memoria, del nostro quotidiano storicidio, della nostra collaborazione attiva alla Shoah, al Porrajmos, alla seconda guerra mondiale. I capitalisti italiani erano amici dei dittatori sudamericani e i nostri servizi segreti sostenevano economicamente, logisticamente e militarmente neofascisti ai quattro angoli del mondo. Hanno ammazzato Pasolini e fatto esplodere bombe un po’ dovunque, poi ci siamo sentiti liberi quando è caduto il muro di Berlino. Liberi. Sì, finalmente liberi di non nascondere più tutto quel viscido desiderio di rotolarci nel fango.

E basta con questa sinistra moralista e bacchettona! E basta con questa sinistra buonista! E i gulag, ce li siamo scordati i gulag? E Stalin e PolPot e Grucho Marx?! Eh?! Voi e i nazisti una razza, lo dice pure il libro nero, quello sul nazismo e quello sul comunismo e quello sui fratelli Marx. Lo dice pure Pansa, che è una danza che si balla sull’isola di Ponsa. Para-pà Pansa Pansapò!

Gliel’abbiamo fatta vedere noi a quei comunisti che hanno governato per cinquant’anni e guarda i risultati, gliel’abbiamo fatta vedere noi che fine ha fatto la prima Repubblica: abbiamo preso tutti i loro figli deficienti e ci abbiamo fatto la seconda e poi abbiamo preso i figli deficienti dei figli deficienti della prima Repubblica e ci abbiamo fatto la terza Repubblica, col governo del cambiamento… Eh. Ora non ce n’è più per nessuno. Tutti a casa. Tutti. Che nessuno esca!

Prima, con i comunisti gli zingari erano liberi di rubare i bambini come volevano loro, invece ora: ruspa e a casa. Prima, i negri venivano a comprarsi l’iPhone X coi soldi nostri nei negozi contraffatti della camorra albanese, invece ora: #portichiusi e “case aperte”, se vogliono venire qui si lavano, si prostrano, prendono un tot all’ora e pagano le tasse. Regali non se ne fanno. Le donne però. I bambini fin quando crescono, poi diventano negri e a casa. I maschi via! Quelli stanno bene dove stanno, appesi in mezzo al mare. Al più a raccoglierci i pomodori e le arance, poi raus! Altrimenti sono schioppettate! Qui mica siamo in Africa, questo è un paese civile.

Questi qua, non sono come quelli lì, sono come noi qui. Salvini è uno di noi. È intelligente come noi. Ha gli occhi a palla, leggermente strabico, il doppio mento, la pelle grassa e perennemente umida di sudore, non si sforza di capire quello che dice e non ha paura di parlare di cose che non capisce. Uno così nella prima repubblica lo avrebbero mandato a svuotare il mare con le orecchie e invece adesso comanda lui. Se comanda lui è come se comandassimo un po’ tutti. Chiunque. Questa è la vera democrazia: fare quello che ti passa per la testa senza assumertene la responsabilità.Ce l’ha insegnato Berlusconi, uno dei padri della patria.

Siamo stati decenni ad aspettare la rivoluzione, qualcuno era pure comunista, poi si è sposato con una di Forza Italia e per fortuna è rimasto italiano. E adesso che la rivoluzione è fatta ho le lacrime agli occhi, penso al nostro ideologo e padre spirituale, un visionario, uno che aveva previsto un’ecatombe mondiale con sette miliardi di morti al termine della quale noi sopravvissuti, sì noi, con cinque stelle e sette palle, ci saremmo connessi tutti in una bellissima democrazia diretta senza parlamento, dove tutti partecipano e Di Maio decide quello che gli dice Casaleggio, mentre Grillo si farà un blogghetto lui solo dentro la stanza e tutto il mondo fuori.

Adesso basta. Erano anni che aspettavamo di contare qualcosa, anni passati ad insultare quelli lì su questi blog qui e meno male che hanno inventato Facebook altrimenti a tua madre poi gliela dovevo far vedere per davvero.

Adesso basta. Erano anni che aspettavamo di contare qualcosa e adesso tutti ‘sti zingari, ‘sti negri, ‘sti comunisti buonisti e froci, ci vorrebbero rovinare la festa… Ah, ma la nostra rivoluzione non la può fermare nessuno, eh no. La nostra rivoluzione non la può fermare nessuno, vedrete, manco la morte.

Eccoci. Siamo in cammino. Questa paura del vuoto, il terrore di non-essere, fa ribollire un bisogno panico di antropofagia. È la tua morte che mi fa sentire vivo, fin quando ci sarà qualcosa da annientare noi avremo una speranza di esistere

 

Un commento

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  • Antonio
    23 agosto 2018 at 23:16 - Reply

    D’accordo, fratello. Ma per giungere dritto al cuore sarebbe stato meglio concentrarsi sul succo condito di ironia.