La cantata dei pastori alla “Domus Ars”

Carlo Faiello: il mio diavolo ha il doppiopetto ed è tra noi, un’opera costruita da capo con i valori tradizionali

Abbiamo incontrato Carlo Faiello al termine delle prove della rinnovata Cantata Dei Pastori, evidente che è stanco e provato ma anche felice per aver dato nuova immagine ad una delle più antiche e, amate dal popolo napoletano, opere partenopee. A seguire il suo racconto di un lavoro che prima ancora di essere visto si preannuncia rivoluzionario, nei modi, nei tempi, e nelle musiche per lo più scritte da lui stesso.

“La cantata dei pastori viene da molto lontano, è nata nel 1699, fu redatta da un palermitano, Andrea Perrucci,  che però come tanti altri ancora oggi, è di adozione partenopea.

Roberto de Simone scoprì il suo manoscritto, e dopo averne studiato le origini la elaborò negli anni ’70, facendola tornare ad essere snodo culturale del Natale.

Questa tradizione poi scomparve di nuovo, io anche  l’ho studiato molto di quella trama, e ho voluto rintrodotta da 5 anni, alla “Domus Ars”, che è una chiesa con uno scenario più adatto all’opera.

La maggiore differenziazione che c’è tra la mia cantata dei pastori e le altre è che quella del 25, 26, e 27 dicembre sarà in forma concerto e non con scenografie in costume.

pastori2È stata una mia volontà, la Cantata dei Pastori viene spesso adattata all’esigenza che l’autore sente, ma la mia è più una ricerca musicale che vuole raccontare i giorni in cui viviamo, è una scelta fortemente voluta, per tante ragioni, inutile raccontare un mondo che non c’è più, quindi ho cercato, attraverso i miei brani, di adattarla ai giorni nostri. Nelle mie ricerche mi sono imbattuto in Faust e ho cominciato a inserire nella tradizione popolare anche elementi che potessero, oggi come allora, continuare la tradizione innovandola.

E così il mio diavolo è diverso, ho pensato ad un avvocato in doppio petto, che è mirabilmente interpretato dal Maestro Iavarone, l’avvocato perché è uno studioso di cavilli, codicilli, che aumenta o diminuisce il peso delle parole a secondo della sua convenienza. Il mio diavolo è contemporaneo, e oggi, se è vero che la rappresentazione di Mephisto è il male, il mio diavolo è attuale, è tra noi, e decide il bello e cattivo tempo, in effetti mi sono ispirato ad Al Pacino: “L’avvocato del diavolo”.

pastori1Possiamo definirla una commedia a doppia dimensione, quella tradizionale, fatta di canti e quella che cammina parallelamente raccontando il percorso del diavolo che cerca di interrompere, invano,  il cammino di Giuseppe e Maria e gli altri pastori verso il luogo scelto per la nascita del “ninnillo” .
È un lavoro che mi ha dato grande soddisfazione, che mi ha riempito tantissimo tempo, e cuore, sono veramente felice.

Uno dei miei rammarichi più grandi è stato quello di nascere tardi rispetto alle edizioni del maestro De Simone che si facevano negli anni ’70. Purtroppo ero troppo piccolo e non ho potuto far parte di quelle rappresentazioni. Sono felice di averla ri-scritta e in gran misura cantata, quando percepisci di avere fatto un bel lavoro, importante e storicamente valido ci si sente soddisfatti, paradossalmente tranquilli.

Ovviamente spero che molti verranno a vederla e conoscere la mia visione di Sarchiapone, del Diavolo, e gli altri personaggi caratteristici del presepe

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