Italia: un Paese per chi?

Non per bambini, per giovani, per donne, per artisti e anziani. Torna alla mente la frase di Eduardo...Fujetevenne

L’Italia è un non paese. Non è un paese per bambini. Non esistono incentivi, bonus, asili nido tant’è vero che la natalità è sempre più bassa e non perché, come ha commentato una deputata “non si fa più all’amore”. Non si fanno più figli perché se sei separata ed hai un figlio disabile da seguire e chiedi un orario flessibile, invece che essere aiutata vieni licenziata, grazie anche al Job’sact e alla cancellazione dell’art. 18 che, di fatto, senza preavvisi getta nel baratro intere famiglie. Non è un paese per giovani. Le scuole sono fatiscenti, pericolanti, sporche e i ragazzi protestano e sfilano per una scuola migliore, per un diritto allo studio.

Molti di loro però, abbandonano anche perché non hanno nessuna prospettiva, non vedono davanti ai loro occhi nessun futuro in cui credere ed investire e passano le giornate fuori ai bar con i telefonini in mano al posto dei libri, a parlare di “femmine” e di soldi facili diventando terreno fertile per gruppi di destra ed estrema destra capaci di trasformarli in naziskin pronti a dare addosso agli immigrati, agli omosessuali, ai trans, ai barboni e a tutto quello che non rientra nella loro idea di patria.

Difesi da un leghista che ha affermato che “il problema non è rappresentato dai naziskin bensì dagli immigrati”. Altri passano il tempo in palestra per scolpire fisico e muscoli e provare ad entrare in qualche trasmissione per avere visibilità e poi campare di ospitate in discoteca da 1.000 a 3.000 all’ora pur litigando con i congiuntivi o diventare calciatori da 5 milioni a stagione da spenderli in macchine, gioielli, nottate in discoteca tra “femmine” e cocaina.

Altri invece, fanno le valigie e preferiscono fare i lavapiatti, i camerieri pur di non restare su questo suolo abitato da persone che non vogliono accettare i cambiamenti e, a furia di botte, insulti vomitati sui social o nei talk show tentano di riportare ad uno stile di vita medioevale una società che invece scalpita e vorrebbe affiancare i popoli europei evoluti. Non è un paese per donne: violentate, stuprate, sottomesse, date alle fiamme, ridotte a schiavitù, offese. Costrette, a farsi largo in un mondo di maschi. a colpi di tacco e minigonna per essere ascoltate.

O offese, se non rientrano nei canoni della bellezza. Costrette a rimanere accanto ad un uomo violento perché lo stato non garantisce un aiuto economico, un lavoro che possa spingere la donna a denunciare. Dove, paradosso dei paradossi, un posto storico nel cuore di Roma, la “Casa Internazionale delle Donne” che tante ha aiutato, corre il rischio di essere chiuso proprio da una donna.

Non è paese per vecchi che, dopo tanto lavoro, percepiscono una pensione da fame al punto da farli scartare nella spazzatura dopo la chiusura dei mercati alla ricerca di frutta e verdura. I più avventurosi si trasferiscono in paesi caldi come la Tunisia, il Portogallo o la Spagna o in quelli dell’est, per potersi permettere una vecchiaia decente e con qualche lusso.

Non è un paese per gli artisti, con i teatri che chiudono per dare spazio a nuovi supermercati o centri commerciali.Non è un paese per animali, abbandonati sui cigli delle strade in qualsiasi stagione, legati agli alberi e seviziati, bastonati, dati alle fiamme. Il divario tra nord e sud è sempre più marcato.

Un sud abbandonato a se stesso che prova a sollevare la testa ma, viene sistematicamente rigettato sotto sabbie mobili tra malaffare, camorra, mafia. Allora, mi chiederete, “chi è per questo paese?”.

Per i malavitosi, i politici corrotti, i preti che si costruiscono attici con i soldi della beneficenza per “accogliere” chierichetti e seminaristi. Per gli evasori fiscali aiutati dai condoni e da finanzieri che, per chiudere un occhio anzi due, non si creano problemi ad intascare bustarelle o regali costosi. Per i banchieri, gli imprenditori che risultano nullatenenti mentre girano in Ferrari con il rolex al polso. Per chi specula sulla disperazione delle persone arricchendosi sempre di più. Una volta, a dei ragazzi che gli chiesero lumi sul futuro, Eduardo rispose: “Fujtevenne da Napoli!”. Oggi, griderebbe “Fujtevenne dall’Italia!”

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