Italia: non è un paese per giovani

Le idee di Tito Boeri mai prese in considerazione. La fine della busta arancione

Volendo parafrasare il titolo di un film di successo dei fratelli Coen “Non è un paese per vecchi”, dico che l’Italia non è un “paese per giovani” (già data l’età media della popolazione non è sicuramente un paese di giovani – infatti insieme al Giappone ed alla Germania siamo tra le nazioni dove il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione è più evidente).

Premetto che chi scrive ha superato la fatidica soglia dei cinquanta, quindi anch’io non sono giovane e quindi anche per solo spirito di “corporazione” dovrei schierarmi nel campo dei vecchi. In realtà mi sento invece come il personaggio immaginario di un anziano (per semplicità definiamo così tutti gli over 50) citato in un libro di Michele Serra “Gli Sdraiati”. Quest’uomo protagonista in un romanzo di fantascienza, ambientato in un immaginario futuro, in un immaginario mondo in cui vi è una lotta senza quartiere tra giovani e vecchi per la supremazia, pur appartenendo per “anagrafe” alla fazione dei “vecchi” in cuor suo è schierato dalla parte dei giovani – ma non può dare a vederlo pena la somma punizione di essere bandito dalla società se non addirittura di subire l’esecuzione capitale.

fratelli coenCosì mi sento io in questo paese di “vecchi” egoisti attaccati con tutte le loro forze a quelli che vengono definiti “i diritti acquisiti”. Questi ultimi due termini ricorrono sempre quando si parla di pensioni. Ma che c’entrano le pensioni con i giovani? Non è un tema per vecchi?

E invece no! In qualsiasi Paese civile certi argomenti si trattano per tempo (nel caso di specie trenta/quaranta anni prima), non quando la “clessidra” sta facendo passare gli ultimi granelli di sabbia.

Ma si sa noi in Italia siamo i maestri del rimando, quelli che vogliono risolvere tutto all’ultimo momento, quasi mentre il Big Ben sta per dire “Stop” – come amava ripetere Enzo Tortora presentatore di un programma di successo alla Rai – “Portobello”. Chi ha la mia età sicuramente lo ricorda – e questa citazione mi serve per provare che appartengo alla fazione dei “vecchi” – e che non sono un giovane infiltrato.

Il rimando, a cui si sommano i colossali errori commessi nel campo della previdenza, hanno causato disfunzioni che si abbatteranno sui giovani di oggi – i vecchi di domani – che in sostanza numeri alla mano si ritroveranno delle pensioni decurtate notevolmente e saranno costretti a lavorare fino a 75 anni. Basta leggere l’articolo di Tito Boeri – attuale Presidente dell’INPS – apparso sul giornale “La Stampa” qualche giorno fa dal titolo :“Trentenni al lavoro fino  75 anni” Ma è un destino difficile da cambiare”. In questo articolo il Prof. Boeri inizia dicendo che “… molti giovani (trentenni) sono rassegnati ad avere una pensione inferiore di un quarto ( io dico nella migliore delle ipotesi)  a quella di padri e nonni”.

Tito Boeri – chi sarà mai questo “terrorista”, che inquieta gli animi e con le sue dichiarazioni può istigare sommovimenti sociali di intere generazioni – i trentenni nel caso specifico che avrebbero dalla loro anche l’appoggio dei più giovani? Essi si potrebbero chiedere infatti perché mai sono costretti (quando riescono con difficoltà a trovare un lavoro) a versare contributi previdenziali che non rivedranno mai più. E allora si potrebbero “arrabbiare” per usare un eufemismo. E la storia ci ha insegnato che quando i giovani si arrabbiano – dato che la loro età li porta a non avere mezze misure –  scoppiano le rivoluzioni.

tito-boeri2Chi è allora questo “giacobino” Tito Boeri, che attenta al’’ordine precostituito?  E’ un economista, professore della Bocconi, fondatore del sito economico “La voce. Info” (e solo questi brevi cenni al suo curriculum ci fanno capire che non è un pericoloso estremista di sinistra, appartenente ai centri sociali, o ai movimenti antagonisti).

In  realtà l’ultimo presidente dell’INPS (il cui bilancio oltre 400 MLD di eu – supera il PIL della Grecia – tanto per renderci conto di che numeri stiamo parlando) è l’unica persona che siede su quella poltrona – titolata veramente a parlare – dopo tanti personaggi che lo hanno preceduto per troppi anni, che non avevano nessun titolo per gestire un ente di previdenza (o meglio il titolo lo avevano nel senso di appartenere come al solito a qualche corrente politica o altre simili amenità) e che di conseguenza quando aprivano bocca non sapevano neanche di che stavano parlando.

Per inciso Tito Boeri è quello che ha materializzato – in altra forma attraverso l’accesso al sito INPS per tutti – la famosa “busta arancione” con la quale l’Ente di Previdenza avrebbe dovuto comunicare a tutti i lavoratori la stima della pensione loro spettante. Di questa famosa “busta arancione” si è solo parlato per anni ma non è mai stata recapitata a nessuno. Sapete perché? Il perché è trapelato di sfuggita su qualche giornale che ha pubblicato le improvvide parole usate in una relazione di un precedente presidente INPS – tale Mastrapasqua già beneficiario di innumerevoli incarichi- per i quali percepiva innumerevoli stipendi –  il classico tuttologo che riferiva che : “… l’invio della busta arancione veniva procrastinato (sine die) … per evitare che il suo contenuto (cioè quanto spettava di pensione ad ogni lavoratore) potesse provocare sommovimenti sociali”.

Tito Boeri oggi da vero presiedente dell’INPS, conscio delle sue responsabilità e doveri sta solo facendo la sua parte, sta interpretando i numeri e le regole (che sono quelli del nostro sistema pensionistico). E le cifre  ci dicono che: “… considerando un tasso di crescita dell’1% all’anno – io ci metterei la firma – molti dovranno lavorare fino a 75 anni con prestazioni del 25% più basse…”. E questo perché …”in Italia si è permesso a tre pensionati su quattro di andare a riposo prima di sessant’anni ed ora è difficile rimettere il dentifricio nel tubetto …(sono parole del prof.)”.

non è un paese per giovaniFacciamo una piccola parentesi. Il nostro sistema pensionistico basato sul metodo retributivo (ti do la pensione convertendo in rendita l’80% – se non il  100% – degli ultimi stipendi percepiti negli ultimi 5 anni di attività lavorativa) è cambiato solo con la Riforma Dini negli anni ’90.

Essa ha introdotto il metodo contributivo che calcola la pensione in base al totale dei contributi realmente versati ed insieme alla famosa o famigerata Legge Fornero, hanno permesso di garantire la “sostenibilità” – tutta da verificare – dei conti dell’INPS, a scapito dei pensionati di domani.

In termini concreti i padri ed i nonni stanno percependo (e percepiranno dato l’allungamento medio della vita) pensioni di importi corrispondenti a contributi mai versati grazie ad un perverso sistema di calcolo che costringe chi lavora oggi –  soprattutto i più giovani (cioè almeno quelli bravi e fortunati che un lavoro lo hanno) a versare somme che non rivedranno mai più – a meno che la loro vita medianon si allunghi fino a cento anni ed oltre. Il tutto in un paese con dinamiche demografiche ed economiche che evidenziano la  diminuzione costante del rapporto tra pensionati ed occupati.

Come è bravo il professore! Snocciola dati e fa previsioni fosche …! E’ facile parlare e mettersi in cattedra! Ma le soluzioni? Le soluzioni il Prof. le ha proposte. Ha suggerito di tassare le pensioni d’oro con un contributo di solidarietà, di calcolare su tutte le pensioni per la parte eccedente i 2.500 eu, le prestazioni in base al sistema contributivo per tutti, di rivedere in altri termini le pensioni anche per quelli che già “sono pensionati” in un’ottica di maggiore giustizia e solidarietà tra le generazioni.  Evitare così che i futuri pensionati vivano un’esistenza di povertà in un’età dove si è naturalmente più fragili e bisognosi di assistenza e di cure. Garantire pensioni migliori vuol dire anche dare più potere di acquisto alle persone e quindi sostenere i consumi e l’economia – che altrimenti si deprime ulteriormente. Non vi sembrano proposte di buon senso, giuste e sopportabili?  – si parla di rivedere pensioni superiori ai 2.500 eu! Ed il buon senso e la giustizia – quella vera – non sono né di destra né di sinistra, appartengo ai valori universali dell’uomo- il quale molto spesso se ne dimentica quando gli toccano la tasca. E dove sta il richiamo “del sangue”? Chi di noi non si priverebbe di un minimo per destinarlo a figli o ai nipoti? Ma le chiacchiere stanno a zero. E vi garantisco che parlando con amici (che pure sono padri e qualcuno nonno) sul tema dei “diritti acquisiti”, non vogliono sentire ragioni. Questa è l’aria che tira e …

Di conseguenza sapete che fine hanno fatto le proposte di Tito Boeri? Non sono state minimamente considerate! Anzi taluni non si sono potuti contenere dall’esprimere il loro disappunto.

Ad esempio l’ex Ministra Fornero (quella che piangeva in televisione) ha detto che non bisogna fare terrorismo economico, il problema non è dell’entità della pensione, semmai bisogna far entrare i giovani il più presto possibile nel mercato del lavoro.

Se il Paese non cresce da anni o crescerà allo zero virgola qualcosa? Come faranno i giovani che non appartengono a famiglie “fortunate” leggi ricche, a farsi strada in una nazione dove non c’è ascensore sociale? Dove la ricchezza appartiene per la maggior parte ad over 50 se non over 70? – che non hanno intenzione di rinunciare neanche alle briciole! Perché la signora Ex Ministra non ci dà qualche soluzione?

serraAltri ancora non avendo proprio argomenti hanno fatto riferimento ai famosi “diritti acquisiti”- garantiti dalla Costituzione, vigilata dalla Corte Costituzionale i cui giudizi appartengono alla terza età.  Vista in un’altra ottica (quella più meschina, quella terra terra)  l’espressione “diritti acquisiti” vuol dire “a me le cose stanno bene così … perché devo rinunciare a dei soldi … che me ne importa di quelli che verranno?” Eppure le somme di cui moltistanno godendo non appartengono a loro ma ai vecchi di domani (i giovani di oggi) che si ritroveranno ben poco.

E allora  sembra di vivere l’atmosfera evocata da Michele Serra, nel’’ipotetico mondo dove c’è il conflitto tra giovani e vecchi. questi ultimi non sono i teneri vecchietti delle pubblicità – ma vecchiacci cattivi ed egoisti più simili al personaggio di una nota favola di Natale di Dickens. Speriamo che come lui si convertano, che lo Spirito del Natale faccia il miracolo.

Diversamente giovani non  vi abbattete, fatevi coraggio! Dalla vostra parte avete la gioventù ed il tempo per cambiare le cose e riportare giustizia ed equità. La società democratica vi dàgli strumenti adeguati per farlo. State “sintonizzati”, informatevi vi tornerà utile quando sarete chiamati ad esprimere il vostro voto

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