Ischia: la terra è un bene comune

Persone che si son venduti anche l'anima pur di far cassa. Come in Irpinia, Terra dei fuochi e in ogni dove. Di fronte al denaro si perde la dignità

Riceviamo e volentieri pubblichiamo di : Antonella Cuomo

Sono nata nel ’54 e da bambina i miei mi portavano in villeggiatura a Ischia.

Il 21 agosto 1962, quando un terremoto colpì l’Irpinia, le scosse si avvertirono anche a Ischia. La mia famiglia aveva preso in affitto una casa a Forio e come tutti sull’isola passammo la notte in strada. Mi ricordo il bar Calise illuminato e aperto, per permettere alle persone di usare il telefono pubblico e comunicare con i parenti sulla terraferma.

Capisco benissimo la sensazione di essere tagliati fuori e sospesi sul quel “gambo” di roccia vulcanica che sostiene l’isola. Ma allora la paura veniva soprattutto dal mare, dall’esiguità dei mezzi navali e dall’incognita di quello che poi abbiamo imparato a chiamare tsunami e che allora si chiamava ” ‘o tremuoto a mmare“. Oggi la paura viene da terra, perché i canneti, gli orti, le vigne si sono trasformati in palazzine una vicina all’altra. 

Ma questo non è avvenuto soltanto per colpa di amministrazioni colpevoli, che hanno omesso sistematicamente i controlli. È avvenuto perché gli ischitani si sono venduti anche l’anima, pur di fare soldi. Esattamente come i contadini di Terra di Lavoro, che hanno venduto i loro campi ai trafficanti di rifiuti, come i contadini irpini che hanno venduto le terre alle multinazionali eoliche, anche gli ischitani, anzi, forse gli ischitani per primi in ordine di tempo, hanno monetizzato ciò che l’uomo non dovrebbe mai vendere: il suolo, la terra. 

La proprietà privata della terra è una delle invenzioni più inique del mondo borghese, perché la terra è prima di tutto un bene comune. Intorno alla speculazione sui suoli ischitani c’è stata una sarabanda generale, all’insegna della proprietà piccolo-borghese e dell’amministrazione piccolo-borghese, a cui nel sistema spetta un diritto di sfruttamento indiretto.

A Ischia, le amministrazioni che hanno omesso i controlli sono state elette proprio perché omettessero i controlli. Le statistiche sull’incremento demografico dei comuni ischitani sono state vantate come un successo un po’ da tutti, perché l’isola non subiva lo spopolamento di altri luoghi e poteva attrarre affari privati e finanziamenti pubblici a getto continuo: Ischia è stata per molti come la gallina dalle uova d’oro. L’altarino è stato poi coperto con le limitazioni estive delle auto e con altri provvedimenti puramente decorativi. Nessuno ha detto che un’isola ha dei limiti, nell’equilibrio natura/uomo, che soli possono garantire sicurezza e benessere.
Ci sono situazioni nelle quali l’ignoranza, la malafede e l’avidità sono condivise inestricabilmente. Credo che Ischia ne sia un esempio e che la sua devastazione, lo scempio di quella che un tempo era una terra-gioiello resterà come monito per tutti coloro che vorranno capire.

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