Invincibili!

Puntualmente presenti con l'arrivo delle dell'estate le blatte sono l’incubo cittadino. 5000 esemplari in un solo tombino, può vivere senza ossigeno e sopporta facilmente radiazioni e cibo, vive quasi due anni

Con l’estate se ne vedono di più, specialmente a Napoli: c’è chi ha paura, chi mostra schifo, chi non se ne frega per niente. Parliamo degli scarafaggi o blatte, artropodi dell’ordine dei blattoidei. Ce ne sono di 4000 specie diverse, sparsi in ogni continente, praticamente dappertutto; per essere sicuri di non incontrarli bisogna rifugiarsi ai poli o oltre i 2000 metri di altitudine.

A Napoli, come nelle altre città portuali del meridione la blatta più comune è lo scarafaggio così detto americano (Periplaneta americana), detto così perché approdato dalle nostra parti attraverso navi commerciali. Si distingue dall’altra specie, predominante in passato, lo scarafaggio nero (Blatta orientalis) perché di colore rossiccio, di maggiore dimensione (fino a 4 cm (escluse le antenne), provvisto di ali che gli consentono piccoli spostamenti in verticale.

Sono prevalentemente notturni, quando appaiono di giorno significa che in zona ce ne sono moltissimi; ci cibano di tutto, specialmente di materia organica in decomposizione e sono attratti dalla birra.

Vivono essenzialmente nelle fogne; in un tombino possono trovarsi fino a 5000 individui. Il successo evolutivo dello scarafaggio “americano” rispetto a quello nero deriva dalla più lunga vita media (84 settimane la specie “americana” rispetto alle 26 settimane di quello “nero”) dalla maggiore capacità riproduttiva (800 figli l’anno per l’ ”americano” contro i 200 del “nero”).

Ma in epoca di cambiamenti climatici, di perdita della biodiversità, di estinzione di specie, quale futuro per gli scarafaggi? Per loro non c’è alcun problema: per la specie “americana”, la temperatura di 35 °C è ottimale, hanno una grande capacità di adattamento: chi li studia dice che resistono a radiazioni, possono sopravvivere senza ossigeno per 45 minuti e senza cibo per un mese; quindi nessun problema di sopravvivenza. In futuro non mancheranno e la cucina cinese non avrà problemi a friggerli o arrostirli (costituiscono una prelibatezza le zuppe o gli spiedini)

Certo non è igienico averli in casa; trasmettono malattie come enteriti e salmonellosi. Allora come comportarci nei loro confronti? Cosa ne pensano gli animalisti? Quelli che per i quali ogni animale deve essere preservato? Io penso che calpestare volontariamente uno scarafaggio è irrazionale: ci si sporca la scarpa con pericolo di portare infezioni in casa, e non si elimina il problema essendocene sicuramente altre migliaia nei paraggi; è un gesto di stupidità e crudeltà. Certo lo scarafaggio non è un animale che fa tenerezza come il cerbiatto o il gattino; non ha la bellezza della farfalla o l’imponenza della tigre, ma ha la stessa dignità di appartenenza alla biosfera di Homo sapiens. Voglio dire che se c’è un problema di espansione della popolazione degli scarafaggi (come di altre specie dannose per la salute umana: ratti, zanzare, meduse etc.) la ragione va ritrovata negli squilibri provocati dal sistema dominante.la concentrazione della popolazione nelle megalopoli favorisce l’aumento delle specie che vivono in ambiente urbano (ratti e blatte).

L’incapacità delle amministrazioni di gestire il ciclo dei rifiuti produce l’habitat ideale per specie che se ne cibano (ancora ratti e blatte, ma anche gabbiani e volpi). La globalizzazione dei trasporti introduce specie aliene (zanzara tigre). Il riscaldamento dei mari, in seguito ai cambiamenti globali, favorisce l’aumento delle meduse. Gli scarichi non depurati fanno aumentare le alghe tossiche. Allora perché calpestare il singolo scarafaggio e non chiedere una diversa politica ambientale?

Dopotutto ogni scarrafone è bello a mamma soia, e a Napoli si diceva: nirocomme ‘e scarrafune, prima che arrivasse la rossa blatta “americana”. Poi la cuccaracha ha accompagnato la rivoluzione messicana.

 

 

 

 

 

 

 

Umberto Oreste Sinistra Anticapitalista

Biochimico attualmente in pensione. In passato ha lavorato presso istituti universitari e del CNR. Tra i suoi interessi scientifici l’evoluzione delle molecole immunitarie, l’adattamento degli animali marini alle variazioni ambientali. Ha collaborato con strutture di ricerca estere ed è autore di numerosi articoli su riviste scientifiche internazionali. Partecipa all’attività politica di Sinistra Anticapitalista.
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  • roberto conte
    1 luglio 2019 at 15:43 - Reply

    specialmente a napoli? complimenti. un razzista di ultra sinistra!

  • Umberto Oreste
    Umberto Oreste
    1 luglio 2019 at 21:03 - Reply

    Rispondo a Roberto Conte, che mi ha insultato pesantemente spiegando le ragioni scientifiche che supportano la parola “specialmente”. L’articolo scritto si riferisce alla specie Periplaneta amaricana che è presente a Napoli, perché introdotta da navi mercantili (probabilmente provenienti dall’Africa). La stessa specie è presente anche in altre città portuali. da almeno quattro anni è presente anche a Roma. Nelle altre parti di Italia prevalgono altre specie (Blatta germanica e Blatta orientalis). Questo per dire che scarafaggi sono dappertutto al nord come al sud, ma a Napoli c’è “specilmente” l’insetto di cui tratta l’articolo.
    Per combatterlo occorrerebbe che l’amministrazione comunale imponesse un maggior rispetto dell’igiene pubblica ai bar e ristoranti, specialmente al centro storico, che non lasciasse che i rifiuti si accumulino per strada e che le fogne venissero pulite (che stanno facendo i lavoratori di San Giovanni inseriti in ABC a questo scopo?).