INDIFFERENTEMENTE

 Il profugo fa audience, e fa fare pure qualcosa di soldi. Se non altro favorisce l’edilizia dei muri

Indifferentemente è il titolo di una nota canzone napoletana. Dal vocabolario per indifferentemente ho trovato due significati: 1)Senza alcuna differenza; ugualmente; 2) Con indifferenza, senza interesse particolare.

Entrambi i termini possono essere adattati alla considerazione della questione dei migranti – che vorremmo alla fine valutare anche nei suoi risvolti economici. È cronaca di tutti i giorni quella di sbarchi, arrivi via terra attraverso itinerari difficili, di condizioni misere al limite della sopravvivenza nei cosiddetti campi di “accoglienza” per milioni di persone provenienti da aree in cui imperversa una guerra totale di tutti contro tutti che dissolve ogni minima parvenza di normalità. Di fronte a tutto questo che facciamo? Accogliamo, aiutiamo, ricacciamo indietro. Ma sul tutto facciamo alzare la voce dei mezzi di comunicazione di massa che attraverso articoli, tavole rotonde, talk show enfatizzano il fenomeno dandogli caratteri apocalittici.

profughi_xlÈ vero che tantissimi spingono alle nostre frontiere, ma sarebbe utile sapere in che cosa si traduce tutto questo sia in termini numerici che economici. Innanzitutto questi esseri umani senza più terra, casa, famiglia, lavoro, scuola, svaghi, non si concentrano tutti in un solo stato. Alcuni restano dove hanno ricevuto la prima accoglienza, altri migrano verso i paesi del Nord Europa per ricongiungersi ai propri familiari, altri ancora cercano solo un rifugio temporaneo sperando di rivedere le loro case una volta che la guerra sarà finita. In Siria, ad esempio, non appena si è trovato un accordo sul cessate il fuoco, moltissimi sono tornati a quelle che una volta erano le loro abitazioni. Quindi sicuramente il fenomeno è importante e va gestito, ma non è così allarmante come vogliono farci credere. Ad oggi alcune centinaia di migliaia.

 Ma come è possibile che un continente di cinquecento milioni di persone, dove la ricchezza pro-capite e la qualità della vita è tra le prime a livello mondiale, e che potrebbe ospitare diversi milioni di persone, non è capace di gestire un fenomeno molto più modesto? Come è possibile che il continente da cui sono partiti in milioni per popolare il mondo non riesce a trasformare un problema in una opportunità? 

Questi immigrati con la loro gioventù possono mitigare l’invecchiamento europeo che sta producendo e produrrà questioni sociali e spese enormi negli anni a venire. La potente Germania già sta pensando di rivedere il suo welfare nei prossimi decenni a causa del declino demografico. Quindi perché chiuderci? Meglio sarebbe valutare i pro e i contro di una sana accoglienza.  Altrove paesi molto piccoli danno esempio di come si riesce a gestire un fenomeno migratorio (vedi la Giordania che ha accolto un milione di profughi nel corso degli anni – e questo rappresenta una percentuale impressionante se confrontata alla sua popolazione).

La storia ha dimostrato che i fenomeni migratori non si possono arrestare, e noi ne dovremmo prendere coscienza, anche perché storicamente siamo stati spesso causa di guerre, deportazioni, sfruttamento dei territori oltremare, innescando conflitti che non si sono ancora fermati del tutto. Ne sanno qualcosa i nativi americani, le popolazioni dell’Africa, i Maori e gli Aborigeni. E con queste colpe abbiamo pure la sfrontatezza di “chiuderci” come se la questione non ci riguardasse? Con l’atteggiamento di chi dice: ma io che ci posso fare? Quanto sopra se guardiamo i fatti dal lato prevalentemente umanitario.

E poi l’aspetto economico.

Prima di tutto chi è che vende le armi ai popoli in guerra nei vari teatri medio/orientali o africani (che ci interessano più da vicino in quanto stanno alimentando i flussi migratori verso l’Europa)? Chi guadagna dall’organizzare i viaggi illegali? Chi guadagna anche con la gestione dell’emergenza profughi? Chi guadagnerà domani anche nella ricostruzione?

E se analizzi la questione vedi che “il profugo” rende all’Occidente. Rende pure ai Media che ne fanno notizia quotidiana. E rendono pure tutti quei milioni di diseredati che essendosi sistemati in varie regioni dell’Europa, lavorano e pagano le tasse, contribuendo al PIL dei vari paesi che li ospitano. Se vogliamo guardare solo in casa nostra certi settori quali l’agricoltura, l’edilizia, l’assistenza ai disabili ed anziani si mantengono grazie agli immigrati. E allora vedete che regolare o irregolare il profugo rende? Ma come si fa a considerare le tragedie umane questioni di soldi, direte voi? E perché di che si è discusso nel  vertice dell’Unione con la Turchia. I turchi hanno chiesto altri tre miliardi di euro alla UE per i profughi e l’impegno che l’Europa per ogni profugo accolto in Turchia ne prenderà altrettanti in uscita dal paese della mezza luna. Qualcuno vuole usare “il profugo” per alzare la posta in quella che sembra una squallida partita a poker giocata sulla vita delle persone. Si è parlato dei problemi dei profughi per caso?Qualcuno della loro umanità? Neanche a dirlo!

Perciò ho voluto essere di proposito cinico (profugo uguale merce), per evidenziare che dietro quelle persone verso le quali proviamo nella migliore delle ipotesi un senso di benevolenza misto a fastidio, c’è tutta un’economia che gira, che non tiene conto di sofferenze che molti di noi non hanno mai vissuto, altri hanno dimenticato.Profughi (1)

Quelle persone con le loro poche cose, hanno problemi più grandi dei nostri (che spesso si riducono allo scegliere il ristorante dove andare, la vacanza da fare, lo shopping per comprare il capo alla moda ecc.).

Pure quelli di noi che vivono in condizioni di disagio, e che vedono i migranti come una minaccia, sono cento volte più fortunati dei diseredati che bussano alla nostra porta – non lo dobbiamo dimenticare.

Così dietro tutta questa importanza data ai profughi, tutto questo amore per il fenomeno, c’è un’altra verità.

Quella che di fatto li trattiamo “indifferentemente” nel secondo significato del termine – con indifferenza, senza particolare interesse.

Faremmo invece meglio per questioni morali, religiose, etiche, e pure economiche a trattarli “indifferentemente” nel primo significato del termine cioè “senza alcuna differenza” da noi, “ugualmente” a noi. 

A proposito chi volesse rendersi conto di come “ti trasformo il migrante da problema ad opportunità” si legga le cronache sulla rinascita della città di Malmoe (dove si parlano 140 lingue diverse) in Svezia. Basta cercare in internet e vedere che quando si affrontano le questioni in modo intelligente e civile (nel vero senso del termine) ci guadagnano tutti.

 

Un commento

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  • Salvio
    9 maggio 2016 at 18:40 - Reply

    Ahinoi, ereditiamo e lasciamo eredità di “indifferenza”, incoerenze e cinico qualunquismo!
    ..Prima o poi imploderemo di egoismo!