Incontenibile!

Nel giorno dei quaranta anni di Born to run di Springsteeen, Ghirmay Ghebreslassie, vince la gara più bella dell’atletica, la maratona. È nato per correre

Lo vogliate o no, siamo nati per correre, così cantava il 21 Agosto di quarant’anni fa per la prima volta Bruce Springsteen, e Ghirmay Ghebreslassie appena diciannove anni ha preso la canzone di Bruce per dimostrare a tutti che lui veramente è nato per correre.

La maratona, per chi segue l’atletica, è la gara più bella, più ricca, più vicina alle nostre aspirazioni e ambizioni. Sembra facile, ma correre non è impresa da poco, poco più di 42 kilometri per arrivare oltre la stoffa che vuol dire traguardo.

Ghirmay Ghebreslassie, è nato in Eritrea, paese martoriato dalla fame e da problemi che si portano dietro dalla metà dell’ottocento, quando gli italiani cominciarono a metterci piede comprando da governi compiacenti pezzi di terra messi in vendita per fare cassa, per lo più privata.

Stanotte nella capitale, Asmara, è stata festa grande, cittadini assiepati nelle strade e nelle piazze solo per vedere lui, il più giovane vincitore di una maratona.

Non aveva speranze alla vigilia, ma i suoi amici, tantissimi e i suoi familiari, ancora più, hanno organizzato l’attesa di quella che sarebbe diventata una festa Nazionale.

giro2-2014Ghirmay Ghebreslassie si era già fatto notare tempo addietro a Palermo, dove quando camminava per le strade, era scambiato per extracomunitario, e aveva voglia di spiegare che non era né immigrato né clandestino, a tutti diceva, “io sono solo uno che corre”, ma sembrava parlasse al vento.

Nelle strade e piazze di Asmara è stata un’esplosione di gioia, perfino i soldati, perché sono sempre poco socievoli con i cittadini, hanno stretto fratellanza con chi gioiva con pianti e sorrisi.

La vera carriera di Ghirmay Ghebreslassie comincia proprio in Italia, nella “classica” di dieci kilometri di Castelbuono nel palermitano, quindi una serie di fugaci apparizioni e piazzamenti, alla maratona di Chicago l’anno scorso e un bellissimo secondo posto a quella di Amburgo, ma mai nessuno si era occupato di lui.

Prima della corsa i favoriti erano altri, tra cui gli italiani Daniele Reucci e Ruggero Pertile. Quest’ultimo, più di 42 anni ha accarezzato per almeno tre quarti di corsa il sogno di poter vincere, alla fine è rimasto ai piedi del podio perché è arrivato ad un ottimo quarto posto.

Il neo campione del mondo poi ha cominciato a correre e raggiungere chi gli stava davanti fino a restare solo, la maratona non è corsa, dove c’è chi tira volate o può aiutarti, si è soli contro tutti, e Ghebreslassie è da quando è rimasto solo, nessuno è stato più capace di raggiungerlo.

Correva e sembrava portarsi dietro tutta l’Eritrea, ogni tanto guardava il contapassi al polso, ma non accelerava, non voleva “scoppiare” si voltava di continuo e vedeva i suoi avversari più prossimi, un keniota e un ugandese avvicinarsi sempre più, il suo vantaggio si è ridotto fino a undici secondi, poi prendeva l’acqua che sportivi e tifosi gli allungavano e lui ringraziava con il cinque, poi un’ultima girata di spalle e quando ha visto l’ingresso dello Stadio ha capito che stava per salire sul tetto del mondo e ha smesso di guardare il contapassi e di girarsi.

Ha chiesto e ottenuto, appena entrato nello stadio, la Bandiera del suo Paese che orgogliosamente sventolava, quindi pochi passi ancora e ha tagliato il traguardo, a vederlo sembrava lui il primo a non credere fosse vero.

eritreaGhebreslassie è nato per correre, è nato per vincere, ora faccia altrettanto il suo Paese, il Presidente  Isaias Aefewerki  è in carica da prima che nascesse lui, non ha mai indetto elezioni dal giorno dell’indipendenza del Paese, povero, poverissimo, con pochi scambi commerciali e dove solo 3 bambini su dieci vanno a scuola., ma come spesso accade in tutti i Paesi che non conoscono elezioni si fa festa dimenticandosi tutto, durerà solo una notte, da domani l’Eritrea tornerà a camminare piano come tutti gli altri giorni

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