In crisi il rapporto famiglia scuola provvedere subito

Intervista di Maite Iervolino ad uno dei dirigenti scolastici simbolo dela città. I problemi? gli stipendi, e il declino della scuola

La scuola pubblica italiana sta attraversando uno dei periodi meno felici della sua storia e ciò è evidente già da qualche anno a causa di politiche scriteriate che si stanno estendendo irrefrenabilmente anche alle università, tempi addietro motivo di vanto del nostro Paese.

La scuola sta diventando sempre più un luogo di intrattenimento con attività che distolgono sicuramente l’alunno dalla didattica, svuotando il suo percorso di contenuti importanti che garantirebbero invece la crescita armonica della personalità dell’individuo inteso come “discente”, all’insegna di valori importanti quali la solidarietà e il rispetto per le differenze, la cultura del pluralismo e dello studio quale fonte di arricchimento e strumento di crescita e apertura degli orizzonti mentali.

Si riduce sempre di più la distanza docente/discente in termini materiali e di confidenza, mentre si crea un divario sempre più incolmabile in termini di trasmissione di contenuti culturali, di dialoghi profondi e di riferimenti a valori che pongano il bene comune e individuale al centro di un percorso di crescita a cui il giovane studente ha il diritto di non rinunciare.

E’ ormai sempre più frequente il ricorrere di episodi di violenza per mano di alunni o dei loro genitori che prendono di mira direttamente i docenti delle scuole di ogni ordine e grado, in un crescendo di violenza inaccettabile e che non lascia spazio a spiegazioni.

Da Foggia a Piacenza passando per il casertano, nell’ultimo mese abbiamo assistito a vere e proprie efferate aggressioni nei confronti di docenti offesi non soltanto nel corpo, ma nella dignità di lavoratore che ha sacrificato una vita allo studio con la speranza di dare il meglio al suo prossimo.

Di questo ho voluto parlare con Armida Filippelli, una delle poche presidi  (o dirigenti scolastiche come vuole che si definiscano la riforma della “buona scuola”) che anche dopo aver concluso la lunga e ammirevole carriera lavorativa non ha voluto lasciare il mondo della scuola, cercando di  sostenere al meglio quei docenti che lo volessero e alcuni dirigenti per i quali resta un punto di riferimento insostituibile.

Sono legata ad Armida da sentimenti di profondo affetto e di immensa stima culturale e professionale, ho lavorato sotto la sua dirigenza e posso dire di aver avuto in quei periodi continui stimoli e occasioni di crescita umana e professionale, così ho voluto porle delle domande a cui lei ha prontamente risposto, per condividere con tanti lettori un punto di vista di grande interesse che susciterà sicuramente molteplici spunti di riflessione.

Preside Filippelli, ho letto alcune Sue opinioni e di alcune Sue prese di posizione significative rispetto al fenomeno, ormai dilagante, delle ripetute aggressioni ai docenti sul posto di lavoro da parte di alunni e/o genitori. Le chiedo quali possono essere le ragioni concrete dei “disagi” che inducono a gesti così estremi e del tutto incondibilisibili e inaccettabili?

“Quando leggo di aggressioni o ferimenti, che vedono come vittime i docenti mi chiedo che cosa c’è dietro questo atto gravissimo. Quando si viola la sacralità del corpo del docente, ma anche quando sento degli agguati di branchi giovanili, mi chiedo: chi sono gli autori,da quale contesto familiare e sociale provengano, se stanno attraversando un periodo di crisi,di abbandono, di sgretolamento di valori. I ragazzi che sono amati e seguiti, sono aiutati anche nei momenti di crisi dalla rete familiare, che, quando il caso lo richieda, li fa seguire da un setting psicologico adeguato. I figli di genitori inadeguati, deprivati socialmente e culturalmente,spesso senza cure parentali e troppo soli,trovano protagonismo e identità nel branco. Quando il leaderino di turno decide che bisogna fare un’azione dimostrativa, passano all’azione, anche violenta. So per certo che uno degli aggressori del giovane ferito a via Foria, è a sua volta un soggetto debole,deriso dai compagni, con una situazione familiare precaria.

Per questo chiedo politiche di protezione della crescita dei soggetti deboli, anagrafe degli studenti perché tutti possano essere seguiti nel percorso scolastico, sorvegliando che non si disperdano e compiano il percorso di formazione,tra scuola e formazione professionale.

Il sostegno alla famiglia e alla funzione genitoriale deve cominciare dall’asilo nido, dal tempo pieno e dai percorsi giusti perché ognuno trovi il suo orientamento a scuola o al lavoro”.

Lei pensa che possa esserci un legame tra la politica scolastica che ha prodotto riforme discutibili e i comportamenti arroganti o supponenti da parte di genitori e alunni? intendo dire, crede che la figura del docente sia sminuita anche grazie a un corpus di leggi che è sempre meno a misura di persona e si concentra invece sui numeri e sui dati economici?

 “Il problema della scuola deve essere ai primi posti dell’agenda di governo, perché un Paese civile si misura dagli investimenti che programma per scuola e ricerca, capaci di elevare i PIL di qualche punto.

Bisogna che la scuola non sia considerata in termini aziendalistici, che non si parli di competenze, bensì di educazione ai sentimenti, ai valori di solidarietà e di rispetto per l’uomo e per il pianeta. Bisogna valorizzare la funzione docente, creando anni sabbatici e percorsi di formazione continua, aumentando gli stipendi, adeguandoli al reale impegno dei docenti che svolgono a scuola tutte le operazioni relative alla docenza, ma tenendo anche conto della mole di lavoro che il docente fa a casa e che non viene compresa nel tempo scuola.

Se si svaluta socialmente la funzione del docente, costringendo molti a trasferimenti faticosi e indebolendo il potere d’acquisto, qualsiasi genitore violento e ignorante si ritiene in grado di imporre il proprio parere nella didattica, ribellandosi a qualsiasi appunto sul comportamento dei figli. Tutti devono stringersi intorno alla Scuola,riconoscendone l’importanza strategica per il futuro del Paese”.

 Quali consigli sente di dare, in considerazione della sua esperienza di preside che ha vissuto il – mi permetto di dire – declino della scuola pubblica per tentare di arginare episodi del genere che sono sempre più ricorrenti, ma anche per il rafforzamento del concetto dei ruoli e dei diritti e doveri per un recupero di alcuni valori riconoscibili fino a poco fa solo nell’istituzione scuola?

La scuola deve essere dotata di setting didattici e psicologici in grado di affrontare situazioni difficili, con un adeguato servizio sociale e di educativa territoriale. Bisogna battersi per politiche efficienti che combattano la burocrazia eccessiva e punitiva e facendo una seria riforma, coinvolgendo gli attori della scuola militante, con la partecipazione del mondo dell’università, degli intellettuali e delle associazioni

Maite Iervolino

Maria Teresa Iervolino, detta Maite, ha studiato lingua e letteratura inglese, ceca e serbo-croata presso l'Orientale e ha completato la propria formazione in Irlanda, Repubblica Ceca, Croazia e Serbia. E' interessata alla letteratura e alla cultura ceca e serbo-croata del Novecento e si occupa di traduzione, studi interculturali, lessicografia e linguistica. Da anni si dedica a progetti sulla cultura della memoria e della resistenza ed è una studiosa del Sessantotto nell’Europa Centro Orientale. Ha pubblicato vari saggi, traduzioni e articoli. Milita nel Partito della Rifondazione Comunista ed è membro della segreteria regionale.
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