Il “tesoretto” napoletano

Napoli: l’avvio della “vertenza metropolitana” sullo sblocco dell’avanzo libero di bilancio, ovvero un esperimento di “confluencia”

Riceviamo e volentieri pubblichiamo di: Rosario Marra del Comitato Regionale Campano per il Reddito Minimo Garantito

Dalla fine di ottobre dello scorso anno nel Movimento napoletano s’è aperta una discussione su una situazione apparentemente paradossale: si tratta del fatto che nella finanza locale, dati i tempi, siamo abituati ad Enti in disavanzo con draconiani piani di rientro dal debito, in dissesto finanziario o in pre-dissesto come nel caso del Comune di Napoli e, invece, alla Città Metropolitana di Napoli (l’ex-Provincia) non c’è debito, non ci sono i pericoli degli strumenti finanziari derivati (gli swap) e, soprattutto c’è un avanzo libero (non vincolato) superiore ai 550 milioni di euro che, tuttavia, è bloccato dalle “regole” sul pareggio di bilancio.

presidioSuperato l’iniziale stupore, s’è subito passati alla richiesta di utilizzo di una rilevante quota-parte dell’avanzo per le numerose esigenze sociali dell’area napoletana violando le “regole” con richieste che vanno dalla sperimentazione di una forma di reddito minimo metropolitano, ad investimenti nel campo del trasporto pubblico locale o nell’edilizia popolare.

Pertanto, per mettere a punto le iniziative, s’è avuta una prima Assemblea metropolitana lo scorso 13 gennaio e alcuni giorni fa è stato fatto un presidio davanti alla sede del Consiglio Metropolitano con relativa richiesta d’incontro a Sindaco e consiglieri delegati.

Non è un mistero che il Movimento napoletano s’ispiri all’esperienza delle “Città Ribelli” ad iniziare da quella di Barcellona e l’obiettivo ambizioso è proprio quello di affiancare ad alcuni comportamenti ribelli del Comune di Napoli (si pensi all’assunzione di oltre 300 maestre in violazione del Patto di stabilità fatta nella precedente consiliatura de Magistris) anche quelli di una costruenda Città Metropolitana Ribelle.

La strada per raggiungere un simile obiettivo è lunga e difficile e alcuni recenti segnali dell’Amministrazione Metropolitana vanno in direzione esattamente opposta in quanto configurano una gestione consociativa dell’Ente e uno spostamento verso il centro dell’asse politico.

reddito3Ciò, naturalmente, deve essere uno stimolo a rafforzare e radicare la mobilitazione pretendendo anche la coerenza con impegni presi dall’attuale vertice politico-istituzionale metropolitano che su alcuni punti delle nostre attuali richieste ne ha fatto anche argomento di campagna elettorale come nel caso del reddito minimo o dell’Azienda Unica Metropolitana a gestione pubblica per il trasposto su gomma.

L’arco di forze sociali e politiche che, al momento, sostiene la mobilitazione per lo sblocco dell’avanzo libero va da alcuni Centri Sociali a forze del sindacalismo conflittuale, a liste di disoccupati. ad occupanti case, fino a quadri e militanti della Sinistra d’alternativa;

l’intenzione non è quella di dare vita ad una sorta di versione di “sinistra” di “coalizioni sociali”  perché obiettivi di questo tipo richiamano pratiche che spesso nascono dall’alto e ricordano la sommatoria di sigle e siglette di cui nessuno dei partecipanti alla vertenza ne sente l’esigenza.

Il tentativo in atto è piuttosto molto simile all’esperienza della “confluencia” spagnola, ossia si tratta di coprire in maniera nuova uno spazio sociale e politico ampio che alcuni chiamano di “nuova confederalità” o di “confederalità sociale” che vede su un piano assolutamente paritario tutte le componenti partecipanti senza controproducenti tentativi di egemonismi da parte di nessuno quantunque all’interno di una vertenza generale occorra individuare sempre una o più rivendicazioni che facciano da “traino” alle altre.

Il carattere “vertenziale” è dato dal fatto che stiamo elaborando una “piattaforma” metropolitana che per viarie realtà, collettivi, ecc. rappresenta una novità anche sotto il profilo culturale perché si è abituati a ragionare e mobilitarsi in maniera monotematica mentre la mobilitazione avviata è, invece, di tipo intersettoriale e abbraccia settori del mondo del lavoro e del non lavoro e individua il territorio come momento aggregante anche per le vertenze di posto di lavoro coscienti del fatto che esse possono trovare più forza se riescono a collegarsi con la mobilitazione esterna.

reddito1La parola d’ordine centrale è quella di Non è vero che non ci sono i soldie per noi rappresenta un modo concreto per aggredire le politiche liberiste, per far conoscere a livello di massa le volute assurdità recessive del pareggio di bilancio che, come sappiamo, è stato addirittura costituzionalizzato con la modifica dell’art. 81.

Quindi, l’esperienza in corso è anche una strada per continuare dal basso la mobilitazione referendaria sui temi della battaglia costituzionale del dopo 4 dicembre.

È, inoltre, un modo comprensibile e diretto, da un lato, per dimostrare che non è vero il fatto che i tagli di spesa sono in relazione alle esigenze di riduzione del debito perché anche le Amministrazioni Pubbliche senza indebitamento, come nel caso qui esaminato, sono soggette ai tagli e ad un forte controllo centralistico sulle proprie risorse finanziarie a partire dall’avanzo libero, dall’altro, per noi, è anche un’accumulazione di forze per riaprire il confronto/scontro con la Regione Campania sia perché da un anno è ferma presso la competente commissione consiliare una proposta di legge regionale d’iniziativa popolare sull’istituzione del Reddito Minimo Garantito che ha raccolto quasi quattordicimila firme, sia perché la Giunta De Luca ha fatto uno dei provvedimenti di riordino delle funzioni delle ex-Province con il massimo dell’impostazione centralizzatrice

 

No commento

Lascia risposta

*

*