Il Supermercato Solidale Gratuito

Il cibo è un diritto. Un’esperienza fantastica, durata un anno, nel cuore di Napoli, alla Pignasecca.

Scritto da Vittorio De Asmundis

Tre anni fa, nel 2017, un gruppo di volontari dell’Associazione Napolinsieme, con Salvatore D’Amico e Franco Di Mauro, si riuniva ogni martedì e ogni giovedì allo Scugnizzo Liberato in Via Pontecorvo per allestire “la mensa dei poveri”. Si andava pure, una volta alla settimana, a distribuire il “cibo caldo”, con le nostre macchine private, ai senzatetto, ai barboni, ai “sommersi e dimenticati”.

Poi si aggiunse anche la distribuzione di coperte, di vestiti, di scarpe… Fu una esperienza esaltante. Ognuno di noi preparava a casa propria, in vaschette di plastica, 10/15 razioni di un primo piatto caldo o una decina di panini imbottiti, con qualche dolce e qualche frutto, bottigliette di acqua, caffellatte caldo, una carezza, un sorriso, e c’era molta bella gente in giro, e ci incontravamo con altri gruppi, con altre associazioni.. Una gara di solidarietà che si trascinava da diversi anni e si trascina ancora. Riuscivamo a riempire le macchine con 200/300 razioni di cibo e trovavamo alle 20 della sera, al Museo, alla Ferrovia, agli angoli sperduti della nostra bellissima città accogliente 200/300 “affamati” che ci aspettavano, ci riconoscevano, ci abbracciavano.

Ma la stanchezza, l’usura, l’abitudine cominciarono ad insinuarsi. Ci furono nuove proposte, alcuni abbandoni, iniziali incertezze. Il Presidente, D’Amico, si dimise. Rimanemmo in una ventina, confusi, spiazzati, e passammo tutta l’estate del 2017 a piangerci addosso, a contarci, con una sede in Via Ninni alla Pignasecca da gestire (500 euro di fitto mensile, più luce e acqua e altre spese fisse) e uno statuto di associazione da trasformare, con una nuova presidentessa, unica possibile perché unica rimasta dei vecchi fondatori. A settembre la svolta. E come sempre rivoluzionaria, straripante, incandescente. In quella stessa sede, pagata da noi con quote volontarie da 5 euro ciascuno a quanto più non posso, “facettemo ‘a penzata” di  aprire un Supermercato Gratuito Solidale. Continuando l’uscita settimanale per le vie di Napoli, col cibo caldo e le bevande preparati,  riempimmo  gli scaffali della sede con pacchi di pasta, bottiglie di olio, scatolette di tonno, biscotti, latte e cioccolata, riso, salse, caffè, zucchero e altro ancora.

Ma la novità assoluta fu quella di non andare a chiedere il cibo alla Caritas o al Banco Alimentare o a trovarlo tra gli scarti alimentari dei Supermercati dei padroni. La nostra nuova Associazione era diventata completamente laica, politicizzata, di rottura contro tutti gli schemi borghesi di volontariato pietistico e di sottomissione quasi istituzionalizzati. Avevamo definitivamente capito che “il cibo è un diritto”. Ed ecco che organizzammo decine e decine di “giornate dell’aiuto”. Help Day, le chiamammo. Giornate di mobilitazione territoriale. Ed ora mi fa piacere spiegare a tutti come agimmo.

A Napoli, e in Provincia, ci sono diverse centinaia di Scuole Primarie e dell’Infanzia. Si localizza la Scuola, partendo dalle conoscenze e dalle presentazioni. Noi abbiamo usato le ottime “entrature” della mia compagna Mariapaola, attivissima e stimatissima. Si fissa un appuntamento con la Dirigente o il Dirigente della Scuola, anche con la maestra più influente, e si va all’incontro in due o in tre, ben vestiti, educati, con materiali di propaganda, armati di buoni argomenti e ottime capacità di persuasione. Si fissa il giorno dell’Help Day in quella scuola e, dopo aver avuto informazioni sul numero delle classi e degli alunni, si va una settimana prima con 800/1000 volantini, con il numero del giorno a colori da affiggere in ogni aula, con i palloncini colorati, e si entra nelle aule, si distribuiscono i volantini a tutti i bambini spiegando a loro il significato straordinario di alcune parole che con conoscono, come la “povertà” e la “solidarietà”, volantini che devono conservare come un dono prezioso e che devono portarli a casa ai loro genitori, ai loro nonni, agli amici dei loro genitori e dei loro nonni, e sul volantino c’è scritto che in “quel fatidico giorno”, nella loro Scuola, ogni bambino rinuncerà alla merendina di quel giorno, al dolcetto o al gelato o alla bustina delle figurine, e porterà l’equivalente in cibo non deperibile, in pacchi o in scatole o in bottiglie, e quel loro dono riempirà il Supermercato Gratuito Solidale di Via Ninni, a Napoli, alla Pignasecca.

I volontari erano diventati i nuovi Resistenti e i bambini e le bambine li abbiamo soprannominati “le staffette della solidarietà”. Un successo travolgente. In ogni Scuola raccoglievamo circa 800 quintali di cibo, e qualche volta anche una tonnellata. Le giornate si trasformavano in feste scolastiche, con canti e suoni, piccole recite e cartelloni colorati. In alcune Scuole, e mi piace ricordare tra tutte la Scuola Primaria e dell’Infanzia E.A.Mario al Vomero, la Scuola De Curtis, la Scuola Ristori in Via Duomo, la Scuola Cimarosa a Posillipo, i genitori, le maestre e i Dirigenti, ci hanno pregato di intervenire una seconda volta, anche dopo soli due o tre mesi, per il grandissimo insegnamento ricevuto da tutta la comunità scolastica.

E così che si procura il cibo. In modo genuino, solidale, “puro”.

Poi, si spargeva la voce dell’arrivo del nuovo carico, e la nostra sede veniva assalita da centinaia di poveri esseri umani in fila, che, a turno, facevano la loro “spesa quotidiana” senza passare per la cassa.

Vorrei che la nostra esperienza, durata un anno, fosse ripetuta, ma, attenzione, da giovani. Per pudore non rivelo la mia età, ma gli altri volontari stavano tutti compresi in una fascia di venti anni.

Ma il volontariato, non prezzolato e senza inconfessabili altri fini, ti restituisce la gioia di vivere.

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