Il sultano, i rifugiati e un’Unione che manca d’unità

Il governo Erdogan ha proposto all'UE di accogliere i rifugiati entrati clandestinamente sul suolo Europeo. Ma a qual è il prezzo da pagare?

L’accordo proposto da Ankara per risolvere la questione dei rifugiati ha sollevato molte perplessità all’interno del parlamento Europeo. “Stiamo dando le chiavi dell’Europa nelle mani del “sultano” Erdogan” ha dichiarato a Strasburgo Guy Verhofstadt, capo del gruppo liberale. Tutti, da sinistra a destra, hanno ribadito la loro perplessità nei confronti dei termini.

I dirigenti europei si sono dati ancora qualche giorno per riflettere sulla proposta, che verrà discussa nel summit della settimana prossima.

erdogan1L’accordo proposto da Erdogan si snoda attorno alla reammissione sul suolo turco di tutti i rifugiati sbarcati clandestinamente sulle coste greche. In cambio, per ogni rifugiato accolto, un Siriano (a gusto e piacere del governo turco) sarà trasferito sul suolo europeo.

Inoltre Ankara chiede 3 miliardi di euro supplementari per i prossimi 3 anni, la cancellazione dell’obbligo del visto per i cittadini turchi che desiderano viaggiare all’interno della zona Schengen e, il punto che forse preoccupa più di tutti, la riapertura delle negoziazioni di adesione. Alla faccia di tutti i principi etici e morali su cui l’Unione dovrebbe fondarsi.

Non si devono confondere il dialogo per fare fronte alla crisi dei rifugiati con quello delle negoziazioni sull’adesione (della Turchia) all’Unione Europea” ha giustamente sottolineato l’europarlamentare social democratico Gianni Pittella.

Le richieste di Ankara sarebbero da rispedire al mittente senza esitare un secondo di più, e per diverse ragioni: in primo luogo il dare il controllo dell’unica via d’accesso all’Europa,

In secondo luogo non si deve dimenticare che la Turchia ha una costituzione differente per quanto riguarda l’accoglienza dei rifugiati: la Turchia non riconosce  il diritto che ad individui provenienti dall’area europea. Niente Siriani, niente Afghani, niente Iracheni. E’ assurdo pensare di dare il totale controllo del flusso migratorio nelle mani di un paese che non ha neanche ratificato tutti i punti della Convenzione di Ginevra.

Quello che preoccupa maggiormente è che facendo della Turchia l’unico punto di accesso legale in Europa, con condizioni così severe, il rischio di riapertura di vecchie tratte – come quella di Lampedusa – o di nuove – via Albania, Balcani o Malta – è un’opzione alquanto probabile. Il ritorno del flusso migratorio su più fronti rischia di trasformare il Mediterraneo in una fossa comune in cui gli ideali di un’Europa come oasi di pace e prosperità rischiano di affogare assieme a tanti piccoli Alain.

eiropapopolazNon saranno certo i tanti fondi sbloccati per pattugliare e filtrare l’accesso al vecchio continente a ridurre il flusso migratorio.
Non saranno certo le navi dell’ONU che impediranno a migliaia di persone di tentare il viaggio della speranza. E’ nelle politiche estere di pace, con l’abolizione e il ripudio della fabbricazione ed esportazione di armi, con  scelte sagge e ponderate ricordando che – in quanto Italiani – noi ripudiamo la guerra in tutte le sue forme, che si può trovare la via.

Un’ultima considerazione va comunque fatta prima di terminare: bisogna parlare di numeri, per capire di cosa si parla realmente.

La popolazione Europea conta all’incirca 800 milioni di persone. I rifugiati entrati sul nostro territorio sono meno di mezzo milione, cifra lontana dall’1% della popolazione totale. E, di questi, la più parte non ha nessuna intenzione di restare per sempre in Europa. La più parte vorrebbe tornare in patria, se le bombe cesseranno di cadere

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