Il sottile filo che lega capitalismo e ambiente

Siamo la rovina del pianeta. Nel 2050 in mare più plastica che pesci. Come il capitalismo nei secoli ha condizionato i cambiamenti climatici

Scritto da:  Roberto Braibanti  Consigliere di Ato1 Napoli Dipartimento ambiente di Sinistra Italiana

Era anche un vecchio passatempo del passato  deprecare il modo in cui gli esseri umani maltrattano il mondo naturale.

Un po’ come oggi.

Lo fece  già Platone nel Crizia, nelle cui pagine parlava di un’epoca chi precedeva  di novemila anni la sua, in cui la regione attorno a Atene  era piena di foreste e curata da una nobile popolazione.

Secondo Il filosofo i suoi concittadini avevano disonorato  la natura permettendo che le colline fossero denudate dagli alberi .

Quella di Platone è una storia romanzata e quasi sicuramente falsa ma testimonia di un periodo della civiltà mediorientali che visse una crisi climatica, sanitaria e sociale :

e quindi credo che da qui ci sia da parlare dell’alba del capitalismo e di come questo si intrecci da sempre  a doppio filo con l’ambientalismo e la natura.

Oggi stiamo subendo il global Warming .

Ma ci fu un altro periodo caldo per Gea  e fu nel medioevo,anche se per motivazioni molto diverse da oggi .

Fu un’anomalia climatica che duro’ nell’Atlantico settentrionale dal 950 al 1250.

Inverni erano diventati Miti  e con lunghe stagioni favorevoli alla crescita di piante nei campi.

Le culture si propagarono fino a settentrione e le vigne spuntarlo fino alla Norvegia meridionale.

Gli esseri umani aumentarono, quasi triplicarono fino a toccare i 70 milioni nei  cinque secoli successivi all’anno ottocento.

La popolazione inglese tocco il picco intorno al 1300.

Il surplus agricolo crebbe ancor più alla svelta.

Spuntarono città ovunque e nel 1300 la fetta di popolazione  che lavorava in settori non agricoli si era ampliata arrivando a un quinto del totale.

Questa relativa prosperità favori’anche smanie espansionistiche.

Ne sono esempio le crociate che ebbero una forte componente commerciale mirante alle ricchezze del Medioriente, avviate nel 1095

E furono accompagnate da altri movimenti di conquista,di cui uno è la riconquista cristiana della penisola iberica (gli attuali Portogallo e Spagna)

Il secondo movimento più subdolo (ma più potente) del feudalesimo fu la sua capacità di sostenere un insistita e mastodontica espansione degli insediamenti in assenza di un’autorità centrale e per riuscirci ci si baso’sull’agricoltura.

Nel XIV secolo l’agricoltura occupava ormai un terzo della destinazione e utilizzo del suolo tutto a spese delle foreste

L’Europa feudale cavalco’ a  lungo il periodo caldo medioevale fino al 1250 allorché  il clima comincio’ a virare verso il freddo e divento più umido.

Nel maggio del 1315 l’Europa fu’ flagellata da un cattivo tempo esagerato forse conseguenza dell’eruzione del vulcano Kaharoa in Nuova Zelanda.

Le piogge  furono ininterrotte,ci furono gelate e i raccolti che ormai erano già “magri” da anni  peggiorarono;

Ma quello del 1315 fu disastroso e così anche gli anni dopo.

La produzione  europea si ridusse del 20% e il continente sarebbe uscito dalla grande carestia solo nel 1322.

La gente non lo sapeva, ma era entrata nella piccola era glaciale,un periodo destinato a concludersi soltanto nell’ottocento che portò allo scoperto i punti deboli del feudalesimo.

I signori feudali però volevano o contanti o il grano, che poteva essere facilmente immagazzinato o venduto.

Se togliessimo dall’equazione il potere e le richieste dei signori, vedremmo che  i contadini avrebbero potuto coltivare prodotti diversificati, avere orti e forse avrebbero risolto la crisi alimentare dovuta ai cambiamenti climatici diversificando: ma non andò così .

Di fatto l’Europa usci’ malconcia alla fine  del periodo caldo medievale.

Le carestie resero  il fisico degli europei più vulnerabile alle malattie.

Qui arrivo la “morte nera”  che trasformo’ questa vulnerabilità in un apocalisse che ridusse di un terzo fino alla metà della popolazione del continente, approfittando della versione mediovale della nostra globalizzazione.( i traffici di merci diffusero la malattia)

Ma la morte nera non fu soltanto una catastrofe demografica, muto’ anche l’equilibrio di forze nella società europea.

Il feudalesimo  dipendeva dalla crescita della popolazione non solo per produrre cibo ma anche per riprodurre potere signorile.

Ma con l’arrivo della morte nera le reti commerciali e di scambio non diffusero soltanto il morbo, diventarlo vettori anche dell’insurrezione di massa dei contadini e dei braccianti.

Praticamente dalla sera al mattino le rivolte contadine cessano di essere locali:

dopo il 1347 le sommosse si sincronizzano, diventano reazioni sistemiche e portarono al tracollo della logica del potere del feudalesimo.

Quindi la risposta alla morte nera da parte di banche e potere a loro legato, furono leggi repressive per tenere basso il costo del lavoro attraverso il controllo delle paghe e un vero e proprio di asservimento.

L’equivalente odierno sarebbe reagire a un epidemia di Ebola limitando i diritti sindacali.

Fallirono ovunque .

Il capitalismo nacque da questa situazione guasta.

Le classi dirigenti non cercarono  soltanto di riottenere i guadagni ma di aumentarli.

E dato che a causa di queste  agitazioni rivendicative e del  loro conseguente aumento dei costi del lavoro, i guadagni in patria non erano eccelsi il pensiero si rivolse al medio oriente e oltre:

fu così che nacque il colonialismo.

E subito dopo lo schiavismo,che in effetti non è che il medesimo sfruttamento della natura: in pratica alcuni esseri umani vengono considerati “ natura locale a basso costo” e quindi utilizzabili.

E questa cosa continua ancora oggi.

Lo schiavismo è vivo e vegeto:

Ci sono più esseri umani costretti al lavoro forzato nel ventunesimo secolo( oggi)di quanti ne siano stati trasportati durante la tratta atlantica degli schiavi.

L’organizzazione mondiale del lavoro ha appurato che c’erano quasi 21 milioni di persone obbligate al lavoro forzato nel 2012,di cui 2,2 milioni erano costretti dallo stato( lavoro dei detenuti )oppure da milizie ribelli.

Dei rimanenti 18,7 milioni ,4,5 erano implicati nello sfruttamento sessuale e 14,2 nello sfruttamento economico forzato( lavoro pagato pochissimo per un numero di ore sproporzionato)

Giusto per un confronto furono 12,5 milioni gli africani ridotti in schiavitu’ e tradotti attraverso il Middle Passage ,cioè la tratta atlantica .

Perché vedete se il capitalismo è una malattia, allora è del tipo che ti divora le carni, poi guadagna vendendosi le  ossa come fertilizzanti, investendo  quindi il profitto per mietere il raccolto, infine venderlo ai turisti che poi verranno a visitare la tua lapide.

Ma anche questa descrizione probabilmente  non è adeguata.

Da qui l’importanza delle frontiere tra gli stati.

Le frontiere furono e sono perfette per il capitalismo.

Non a caso i partiti politici di destra, sopratutto estrema,sono seri difensori del “ sovranismo” nazionale.Di fatto difendono la loro parte sociale cioè le oligarchie capitalistiche.

Le frontiere funzionano solo per i collegamenti, risolvono ogni tipo di fallimenti risucchiando vita altrove.

Le frontiere sono un posto che incoraggia nuove strategie per il profitto,perché sono il punto di incontro tra il capitale che ogni sorta di natura(essere umani compresi).

Pertanto sono ‘ perfette”  per la riduzione dei costi del fare impresa.

Il capitalismo non solo ha le frontiere,ma esiste soltanto attraverso le frontiere, allargandosi da un posto all’altro, trasformando i rapporti socio economici, producendo sempre nuovi tipi di beni servizi che circolano in una società  di scambi in continua espansione.

Attraverso le frontiere gli  Stati  usano anche  la violenza, la cultura e il sapere per attivare nature a basso costo.

E le frontiere sono perfette per dividere le masse, con leggi diverse,regolamenti contrapposti,divieti legislativi,protezioni e quindi illecito che diventa lecito,diritti che scompaiono…

Si,..le frontiere sono perfette per il capitalismo.

E quando parlo di nature a basso costo intendo anche il genere umano, non solo l’ambiente.

E questo deprezzamento a rendere tanto cruciali  le frontiere per la storia moderna e a rendere possibili i mercati espansivi del capitalismo.

Perché a lui importa soltanto che le cifre che finiscono nei registri, per pagare i dipendenti, per garantire loro alimentazione adeguata,per acquistare energia e materie prime, siano le più basse possibili .

Ogni capitalista vuole guadagnare il più possibile e investire il meno possibile .

Senza scrupolo alcuno per le conseguenze sia per l’ambiente sia per le popolazioni ( che per lui sono “ ambiente “)

Il capitalismo non è un sistema in cui i soldi sono ovunque, ma piuttosto un sistema in cui esistono isole di scambio monetario dentro oceani di natura a buon mercato, o potenzialmente tali.

Quando i coloni sbarcarono a Madera nel 1419, la sua ricchezza, la fauna, la flora,la popolazione  e il mare intorno all’isola furono trattati come doni gratuiti e trasformati in fattori di produzione. L’ecologo Jeremy Jackson ricorda che gli umani hanno estinto la vita dal giorno in cui il giovane Colombo arrivo’ a Madera abusando degli ecosistemi di cui facciamo tutti parte e da  cui tutti dipendiamo..

Per esempio i capitalisti sono lieti di vedere nell’oceano un serbatoio di pesce che dobbiamo ancora catturare, ma vedono contemporaneamente nello stesso oceano anche una discarica a costo zero di detriti che produciamo sulla terraferma.

Vale lo stesso ragionamento per foreste,fiumi, laghi terreni, aria.

Tutto.

L’equilibrio tra cibo e ambiente che lo produce però  ci porterà presto a un cortocircuito.

Entro il 2050, stando le proiezioni, dopo l’attracco  dell’ultimo peschereccio, in mare ci sarà più plastica che pesce.

La spiegazione più banale e che gli umani si lasciano dietro una scia di rifiuti, in maniera abbastanza stupida  e che  la vita e la terra tra soldi e mercati diventarono la maniera di curare risolvere le crisi entro   il “perimetro” dell’ecologia del capitalismo”,non nella realtà.

Al cuore di questa “ relazione” con la natura c’era  il profitto e il suo primo  uomo immagine fu Cristoforo colombo.

Colombo arrivo’ nei Caraibi non solo con l’occhio del conquistatore,ma con quello del perito, impratichitosi durante le avventure coloniali portoghesi al largo delle coste del Nordafrica e avviò una colonizzazione peculiare quanto pecuniaria della natura.

E gli uomini erano e sono  parte di questa valutazione pecuniaria.

Lo schiavismo fu solo la conseguenza di questo ragionamento.

Questo breve racconto a ritroso nella storia serviva a dimostrare come alcuni uomini  hanno utilizzato la natura a favore del capitalismo e a discapito della maggioranza dell’umanità.

Da sempre.

Oggi più di sempre.

Ma non c’è il nulla come una crisi ecologica per ricordare alle civiltà che la natura non è mai chip ( economica).

Il cambiamento climatico rende impossibile ignorare il cambiamento planetario della nostra vita quotidiana.

L’intensità e la frequenza di questi ultimi eventi meteorologici estremi sono stati ineludibilmente chiare.

Le ultime siccità hanno devastato l’agricoltura californiana.

Gli abitanti di Bassora in Irak hanno visto il mercurio salire fino a 54° nel luglio del 2016 mentre alcune parti dell’Iraq  hanno riscontrato nello stesso mese un indice calore percepito di 60°.

L’economia irachena potrebbe anche essersi ridotta di un quinto durante l’ondata di calore 2016.

In pratica lo stress da temperature crescenti, con ricadute  su bambini, anziani, potrebbe rendere inabitabile il Medioriente entro la fine del secolo.

Incendi boschivi senza precedenti hanno devastato il Canada occidentale e,quest’anno, Grecia e nord Europa e Russia .

Le ondate di calore hanno ucciso migliaia di persone in India.

Per gli americani, l’alluvione dell’agosto 2016 in Louisiana, che ha sfrattato dalla propria casa 30.000 persone, è stato il culmine di una sequenza statisticamente improbabile di fenomeni metereologici estremi, uno di quegli eventi che si propongono ogni 500 anni, secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration.

I 15 mesi precedenti hanno visto otto  tempeste del genere.

E questo che significa vivere nel Capitalocene

Cioè nell’era del capitalismo globale.

Certo anche le precedenti civiltà hanno alterato il proprio ambiente.

Ma nessuna è stata guidata e governata dalla strategia della natura a buon mercato, che ha permesso di scindere il pianeta in natura e società attraverso la sottomissione della vita umana in extra umana.

Coloro che fino ad oggi si sono opposti a questa trasformazione, come la “strega” Atzeca di Chicchimac bruciata sul rogo all’inizio della conquista coloniale delle terre azteche   da parte dei conquistadores  dell’impero spagnolo, sono andati incontro alla morte.

Il popolo indigeno continua a resistere

E continua a subire massacri, dall’Asia all’America latina passando per l’Africa anche nei giorni nostri.

Il Delta del Niger e la nostra Eni ci raccontano esattamente la stessa storia di sempre.

Ma il vocabolario del “Capitalocene”- che è l’era in cui viviamo-ci spiega che quella gente non viene più’ sterminata:

In termini political correct

“Viene sviluppata”….

Come potete osservare seguendo la storia il capitalismo, usando la natura ai suoi scopi e alla sua ingordigia, sta’ suicidandoci collettivamente, guidandoci verso il rischio  di una  prossima possibile  estinzione di massa dopo quella dei dinosauri.

Quella umana.

Il dramma è che la maggioranza del globo non ne è consapevole .

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