IL SERVIZIO IDRICO IN CITTA’

Da circa due anni, il vecchio consiglio civico ha subito una patetica metamorfosi strutturale: restano irrisolti i problemi di pubblica partecipazione

Ho cominciato a scrivere articoli su Cantolibre più o meno nel periodo in cui ha avuto inizio il secondo mandato dell’attuale Sindaco. Lo scopo era quello di “socializzare” le nascenti criticità del servizio idrico in città, con argomenti a me familiari: sono stato infatti un attivista per l’acqua pubblica e anche il portavoce di quel primo consiglio civico che, almeno nelle intenzioni iniziali, avrebbe dovuto sperimentare la possibilità di creare un ponte di democratica interlocuzione tra l’azienda e i cittadini fruitori del servizio.     Purtroppo il bilancio di questi ultimi tre anni dice che…

1) Siamo passati da un’azienda tutto sommato efficiente (era il fiore all’occhiello del Sindaco) a un contenitore con la funzione di ammortizzatore sociale: sono stati assunti circa duecento lavoratori senza alcun piano industriale; per tanto, come avevo preannunciato già nei primi articoli, si è arrivati a una vera e propria emorragia di risorse economiche (badate bene, risorse nostre!). Ho detto e ridetto in più occasioni che un opportuno piano industriale avrebbe garantito sia la migliore collocazione per i nuovi assunti sia l’adeguata efficienza di servizio per la collettività. Una voce, la mia, ahimè troppo isolata per contrastare la scellerata sciatteria programmatica dell’amministrazione comunale (e delle nuove gestioni ABC). La sciatteria programmatica è stata forse la causa principale delle attualicriticità economiche dell’azienda.

2) Fino all’estate di tre anni fa vi era una partecipazione democratica del comitato cittadino, presente e collaborativo nei confronti delle attività amministrative dell’azienda. Tale partecipazione avveniva sulla base di alcune regole fissate nelle riunioni del comitato. Un caso più unico che raro nell’inevitabilerapporto farisaico movimento-istituzioni. Da circa due anni, però, il vecchio consiglio civico ha subito una patetica metamorfosi strutturale: prima è stato istituzionalizzato e poi è stato messo al servizio del commissario ABC.

3) Fino al 2016 l’azienda garantiva i servizi, gli investimenti, gli stipendi, i premi ai lavoratori e finanche la “promozione immagine” mantenendo basse le tariffe. Da due anni e mezzo le tariffe sono aumentate di circa il 40 %; anzi, sono stati applicati gli aumenti perfino sulle bollette già pagate negli anni precedenti (le famigerate partite pregresse).

4) Prima l’ABCgarantiva il monitoraggio costante della rete idrica. Il monitoraggio prevedeva in tre anni la scansione dell’intera città e laddove si sollevavano perdite s’interveniva in maniera puntuale. L’ABC evitava così ulteriori spese per la ristrutturazione dell’intera rete idrica e nel contempo, con un’efficienza superiore alla media nazionale, riduceva le perdite d’acqua. Oggi, invece, non passa giorno che i giornali, segnalando i continui sprofondamenti nelle strade della città, non puntino il dito sulle perdite idriche e sulla mancanza di manutenzione delle caditoie e delle fognature (basta cliccare su google notizie ABC Napoli).

5) Sono ormai due anni e mezzo che le fontane in città non funzionano più. Fino a poco fa erano rimaste in vita solo due (a far da tappeto rosso per il sindaco?), una in piazza Trieste e Trento e l’altra in piazza Municipio. Sono morte pure quelle.

6) Sono tre anni che lancio l’allarme sui conti che non tornano. Finalmente se n’è accorto (era ora!) pure il commissario, tant’è che si è trovato costretto a dover far causa al Comune.

7) Il commissario, appunto… La mia bussola ideologica mi porta ad avere avversione per ogni tipo di commissariamento. Con un enorme sforzo di tolleranza forse potrei  pure accettarlo, ma solo  nel caso in cui si presentasse una situazione d’emergenza. Più di due anni fa fu nominato l’attuale commissario. Avrebbe dovuto guidare l’azienda nella fase di transizione tra l’ultimo CdA e uno nuovo e per una durata massima di sessanta giorni. Due mesi… sono passati oltre due anni e il commissario è ancora lì!

Un minimo di onestà intellettualeci dovrebbe portare ad ammettere che stiamo assistendoa una politica di commissariamento strutturale, completamente estranea alle più elementari regole democratiche.

8) Due anni fa il vecchio comitato cittadino si sciolse perché alcuni attivisti si rifiutarono di diventare complici di un gioco bugiardo ai danni della collettività napoletana. Oggi, con la regia di Alex Zanotelli,è stato creato un comitato posticcio al servizio del principe. A parziale scusante c’è da dire che il padre comboniano vive un irrisolvibile “conflitto d’interesse” : è molto amico dell’attuale commissario ABC, noto imprenditore del sociale.

9) Più del sindaco e del commissario ABC, le colpe maggiori ricadono però su di noi, vale a dire sulla compagneria napoletana. Una parte di noi è troppo presa dal mantenimento degli equilibri istituzionali in città; un’altra ha invece accettato un compromesso politico sulla base della non belligeranza, un modo tutto sommato “democristiano” per assicurarsi il mantenimento “degli spazi d’agibilità politica”. C’è infine un’ulteriore parte che, quasi a mo’ di burla nei confronti delle proprie origini autonome, negli ultimi tre anni, al di là di qualche arrogante esibizione di piazza pretendente ad ordinare veti sugli sventolii delle bandiere delle altre organizzazioni, ha operato esclusivamente per una strategia di occupazione istituzionale: capi gabinetti di città metropolitane, Presidenti di municipalità, assessori, assessorini… eh dai!

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