IL SENTIERO DEL VIANDANTE: VERSO L’AGNOSTICISMO ESISTENZIALE (I)

Oltre la Grecità, la Romanità, la Cristianità e il Nichilismo

“Che cosa misera è l’umanità se non si sa elevare oltre l’umano!” (da Naturales quaestiones) O quam contempta res est homo, nisi supra humana surrexerit.

“Non è mai esistito ingegno senza un poco di pazzia.” (da Tranquillitate animi)

Nullum magnum ingenium sine mixtura dementiae fuit.

                                                                Lucius Annaeus Seneca

 

Siamo esseri viventi che elemosinano o vanno alla disperata e dilaniante caccia di un altro scampolo di sospiro vitale, di un altro granello – sia pur frammentato – del muto universo spaziotemporale che ci circonda e ci pervade.

Ci accompagna la perfida sorba che ci soffoca la gola e ci blocca il quieto respiro del petto.

Il nostro é o un incessante urlo, o una sommessa ma insistente preghiera, o uno straziante sospiro, o un morso a volte rabbioso a volte impercettibile, che reclama una persistenza ultraspaziotemporale della nostra stessa individualità, in fin dei conti non importa sé psichica, corporea, spirituale o psicosensocorporea.

E cosa ci siamo inventati come stampelle esistenziali di questo nostro disperato cercare? Ci siamo inventati la cultura nelle sue molteplici manifestazioni metodologiche: l’arte, la scienza e la tecnica, la religione, il mito, il misticismo, finanche il puerile tentativo di rimozione o l’orrendo nichilismo.

Oggi, si é soliti definire questa epoca come l’epoca del nichilismo. Che impostura!

Se fossimo effettivamente nichilisti, non ci aggrapperemmo ai futili pseudomedicamenti della scienza e della tecnica e/o dell’ideologia mercantil-capitalistica. Oggi non imperversa il nichilismo, oggi imperversa la pervicace e persuasiva ideologia consumistica e capitalistica.

In passato, almeno in Occidente, imperversava prima la Grecità, con il suo altalenante incontro/scontro fra apollineo e dionisiaco, poi la Romanità con la sua costruzione giuridico-universalista, ancora poi la dottrina ebraico-cristiana (con la sua ulteriore evoluzione maomettana nell’area mediorientale) con la sua promessa di una vita ultraterrena. Di esse, oggi ne vediamo sparute (fragili o violente) ma pervicaci escrescenze che allignano in aree più ristrette della cultura mondiale.

Cosa farne di tale tragica (ma forse fortificante) consapevolezza? E della sottile e fragile consapevolezza di non sapere con definitiva certezza il perché delle cose ma al massimo di doversi accontentare solo del come di esse?

Una strada potrebbe essere quella della (parziale) soluzione tecnica di una sopravvivenza sempre più lunga. Questa strada é ancora oggi molto impervia e lontana da venire, in quanto non sufficientemente robusta e sostenibile.

È giunta forse l’Era dell’Agnosticismo Esistenziale? L’Era del gioioso Viandante?

Altro che superuomo, oltreuomo, ominicchio o pseudoscimmietta o magari raffinato scimmione! È giunto forse il tempo di vestirsi con una umile ma colorata tunica e girovagare con Meraviglia, Dedizione, Gratitudine e Gioia, per gli universi culturali ed esistenziali, andando alla gioiosa ricerca della possibile Verità, pur con la consapevolezza che forse mai la incontreremo.

O, forse, la incontreremo al di là del trapasso ineluttabile. Amando così semplicemente il viaggio verso di essa. E magari fra le tante strade (o solo sentieri) crearne anche di nuove o di esplorarne di misconosciute

 

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  • IL SENTIERO DEL VIANDANTE: VERSO L’AGNOSTICISMO ESISTENZIALE (I) | noieloro
    6 gennaio 2018 at 21:52 - Reply