Il ritratto di famiglia

Il difficile percorso verso la sostenibilità (6). interessante riflessione sul futuro prossimo, tra demografica, invecchiamento, robot ed intelligenza artificiale!

Osservate questa figura, grosso modo è “il ritratto di famiglia” delle società ad economia sviluppata. Per intenderci, una nazione il cui sistema socioeconomico ha sviluppato struttura e funzioni finalizzate a produrre elevati profitti (alti valori di PIL), e che vede nella città il suo “organo centrale” dove addensa più del 50% degli abitanti. Questo ritratto ci consente di ottenere molte informazioni per interpretare la sostenibilità dei nostri sistemi socio-economici o meglio per capire quanto difficile è il nostro percorso verso le strategie sostenibili. Perché i nostri sistemi socio-economici sono fatti così? Perché abbiamo potuto e possiamo ancora disporre di un’enorme quantità di energia “gratuita” che l’ecosfera ci ha messo a disposizione. Quanto durerà? Le incertezze sono ancora tante per rispondere con un numero preciso, certamente prima o poi finirà. Ad ogni modo i diversi segnali, non molto rassicuranti, che ci arrivano dai paesi produttori di petrolio dovrebbero farci riflettere. Se continuate ad osservare il ritratto noterete che la famiglia è composta prevalentemente da una componente inattiva, che si aggira intorno al 60-70% della popolazione. Chi sono? Molto semplicemente i cittadini che non hanno un ruolo produttivo, quindi anziani, studenti, casalinghe/i, disoccupati. In una logica di percezione metabolica del sistema socio-economico, questi elementi della società rappresentano una categoria definita dissipativa, vale a dire che consuma energia e materia e quindi dotata di un’aureola esosomatica, per il piacere dei sostenitori del PIL, ma non produce profitto economico. L’esistenza di questa componente è garantita dal comparto sociale definito attivo, che rappresenta il restante 30-40%.Come ho già avuto modo di sottolineare in un precedente post, l’ecologia è maestra di sostenibilità, quindi non vi deve stupire se tiro in ballo Robert Ulanowicz, uno dei padri dell’ecologia teorica. Affidandoci alla sua semantica, possiamo dire che i due compartimenti possono essere aggregati in due macro-compartimenti, uno definito iperciclico (riquadro giallo paglierino nella figura) e uno dissipativo (riquadro azzurro nella figura).
L’iperciclo è quella parte della società che guida il funzionamento dell’intero sistema generando i flussi richiesti (cibo, materia, energia, acqua), la tecnologia e le infrastrutture per sé e per il resto della società. La parte dissipativa, d’altra parte, consuma l’eccedenza di risorse fornite dall’iperciclo. Il compartimento dissipativo, che include la componente attiva, è responsabile della riproduzione e dell’adattabilità dell’attività della società, mantenendo così l’intero sistema. Questa distinzione ci consente di capire di cosa ha bisogno una società ad economia sviluppata per funzionare, sfruttando e trasformando energia e materia che ci viene fornita “gratuitamente” dall’ecosfera. Se avete analizzato con attenzione il ritratto, dovreste aver capito che le società ad economia sviluppata investono poco lavoro umano per estrarre materie prime e per trasformare e distribuire le energie. Questo è possibile per la possibilità che ci ha offerto il pianeta di disporre di elevati gradienti di energia e di materia, questo vuol dire che con poco lavoro possiamo estrarre tanta roba. Beh! Tutta questa roba prima o poi finirà. A dire il vero noi “sviluppati”, non disponendo sempre di queste risorse a portata di mano, ce le siamo andate a prendere da quelli “meno sviluppati”. Ciò consente di investire una maggiore quota di lavoro umano in altre attività produttive, che garantiscono un beneficio maggiore nei termini definiti dal profitto economico, uno degli obiettivi più importanti per conseguire lo sviluppo economico. Anche gli agricoltori sembrano essere di troppo, non avrebbe senso spendere troppi soldi per garantirsi il metabolismo endosomatico. Anzi, ottenere prodotti agricoli a basso costo può consentire al settore della distribuzione e della ristorazione di generare un maggiore valore aggiunto. La storia ci insegna che gli abitanti delle aree rurali sono state esodate, con le buone e le cattive maniere, verso le città per introdurli gentilmente nell’altro comparto iperciclico per la produzione di manufatti e garantire ai possessori di capitale (terra e ricchezza monetaria) di produrre altra ricchezza.
Si sa, la storia non sembra essere una buona maestra, così paesi come la Cina, che stanno crescendo economicamente a dismisura, stanno dando vita al più grande fenomeno, in termini di numeri, di spopolamento delle campagne. Con tanta energia fossile a basso costo il lavoro del contadino e del bestiame può essere fatto tranquillamente da trattori ed altre diavolerie meccaniche. Ritornando all’alta percentuale di inattivi e con un riferimento specifico all’Italia, l’ISTAT ci rende noto che il nostro paese è la seconda nazione più vecchia al mondo, dopo il Giappone. Il paese del sol levante ha ormai iniziato da tempo il conto alla rovescia in attesa che la bomba demografica esplodi. Nel frattempo, a dire il vero da un bel po’ di tempo, corre ai ripari con robot intelligenti e scheletri esosomatici, i primi per sostituire progressivamente il lavoro umano (come si è già fatto con i contadini) il secondo per garantire ai vecchietti ancora deambulanti di poter continuare a dare il loro contributo allo sviluppo economico. Immagino già, in un futuro non molto lontano, gli slogan elettorali di un clone di Salvini: “meglio un robot terrone che una forza lavoro immigrata”. Considerato che l’Italia non dispone di grandi riserve di energie fossili e di materie prime, viene da porsi la seguente domanda: quanto durerà il successo economico del nostro paese? La risposta più ovvia è: fino a quando continueremo a trovarci in una condizione di monopsonio. Per continuare a restare in questa condizione dobbiamo necessariamente far correre l’economia che, oltre al “capitale naturale”, a bisogno del “capitale umano”.Immagino che penserete di pormi come domanda: e allora? Non lo chiedete a me, ponete la domanda ai politici che si accapigliano per altro……Oppure se avete la pazienza di attendere ancora un po’, potrete porre la domanda ai politici robot dotati di intelligenza artificiale, la cui “educazione” è imposta dagli umani che li hanno concepiti……..A voi l’ardua sentenza.

Angelo Fierro

Ricercatore Ecologia Unina
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