Il ritorno di Viviani tra i vicoli della città. “Pescatori” alla Rotonda Diaz

Successo di "Pescatori" di Viviani per la regia di Angiulli, spettacoli dal vivo di Viviani per la regia di Nello Mascia

Scritto da Antonio Grieco

Spettacoli dal vivo per ricordare Viviani: da “Pescatori” andato in scena (il 30 e 31 luglio), per la regia di Laura Angiulli, sull’arenile della Rotonda Diaz, al prossimo debutto di due commedie (“Porta Capuana” e “Nmieze ‘a Ferrovia) dove lui le aveva ambientate

Durante il periodo di lockdown, ci è capitato in più occasioni di osservare su queste pagine che Napoli, pur in questa tremenda emergenza pandemica, non poteva assolutamente non ricordare Viviani nell’anno del settantesimo anniversario della sua morte, avvenuta il 22 marzo del 1950.

Avevamo anche suggerito di ripartire proprio dal nostro grande drammaturgo per rilanciare lo spettacolo dal vivo, mettendo in scena le sue opere all’aperto, negli spazi urbani dove lui le aveva ambientate – da Piazza Municipio a Porta Capuana a Piazza Ferrovia, solo per citare qualche luogo che dà anche il titolo alle sue commedie.

Naturalmente non ci aspettavamo di essere ascoltati da Enti e Istituzioni, che talvolta soffrono di incredibili vuoti di memoria, distrazioni – si pensi a questo proposito del silenzio intorno ad artisti attori come Antonio Neiwiller di cui  sembra essersi quasi cancellata la memoria – che non aiutano certo a ricostruire la storia e la stessa identità culturale della nostra città. Tuttavia, qualche segnale positivo vi è stato e sembra doveroso ancora una volta segnalarlo: dai “Cantieri Viviani” di Castellammare agli “Omaggi a Viviani” (promosso dall’Associazione Centro Studi sul Teatro Napoletano Meridionale ed Europeo), all’interessante progetto “Senso Viviani” (a cura di Gianni Valentino).

Ed ora, ed è davvero una buona notizia, il teatro “Trianon Viviani”, diretto da Marisa Laurito, si appresta a rendere omaggio al poeta stabiese con il progetto “Viviani per strada”, che mette in scena, per la regia di Nello Mascia, due suoi atti unici (“Porta Capuana” e “Mmieze ‘a Ferrovia”) nei pressi di Piazza Garibaldi.

Bisogna comunque ricordare che già nei mesi scorsi (e ci scusiamo con i nostri lettori se ne parliamo con ritardo) abbiamo assistito (nell’ambito del Napoli Teatro Festival Italia) al debutto di “ Pescatori” (“ ‘E Piscature”)  – un dramma  di Viviani del 1924, per la regia di Laura Angiulli – sull’ arenile antistante la Rotonda Diaz, probabilmente non lontano dalla zona in cui si svolge l’azione della commedia.

Per comprendere l’importanza di questo testo, pensiamo siano necessarie alcune considerazioni preliminari, senza le quali si rischia facilmente di andare fuori strada. Occorre innanzitutto tener presente che l’innovazione vivianea più rilevante e radicale, soprattutto nella fase iniziale, è rappresentata dalla forte tensione ad allontanarsi da un certo tipo di teatro borghese, che evoca i propri drammi all’interno del tradizionale spazio teatrale. Diversamente da altri autori suoi contemporanei, Viviani cerca invece di avvicinare la scena alla vita facendo vivere i suoi personaggi “marginali” nel contesto sociale di riferimento. Questa apertura verso l’esterno, nei vicoli come nelle strade e nelle piazze, fa di Viviani un inimitabile drammaturgo moderno che, per molti versi, anticipa i movimenti d’avanguardia del primo Novecento. Osservò l’artista critico e studioso di Viviani Paolo Ricci  – dopo aver ricordato di aver assistito a Parigi nel 1931 alla rappresentazione de “L’opera da tre soldi” di Brecht e di averne compreso lo spirito grazie a commedie come “Scalo Marittimo”, “Toledo di notte”, “Pescatori”, ‘O Vico”- : “Nelle opere drammaturgiche e conseguentemente nelle poesie di Viviani, specie in quelle che definirei «notturne» protagonista è la strada, la folla, non come massa omogenea e generalizzata, dai contorni metafisici, ma come l’insieme di personaggi bene individuabili nelle loro esatte connotazioni storiche-sociali, legati alle classe d’origini, con quelle precise caratterizzazioni psicologiche e umane (e anche di costume) determinate dal loro modo di vivere concretamente nella realtà”(P. Ricci, Ritorno a Viviani, Editori Riuniti, Roma, 1979).

Se si parte da queste lucide annotazioni, si comprende bene allora quanto giusta sia stata la scelta di Angiulli di  mettere in scena Viviani in riva al mare, all’aperto; anche perché nel teatro del nostro drammaturgo i luoghi, come la musica e il canto, non sono un elemento accessorio della rappresentazione, ma costituiscono invece una componente essenziale della sua drammaturgia anti idealistica. E’ in questa “dimensione altra”, dove in ogni istante irrompe la molteplicità della vita, che Viviani fa vivere le passioni, i sentimenti e le storie, spesso crudeli, della sua comunità. Tuttto questo mondo – anche se, come nel caso di “Pescatori”, evoca, come afferma Angiulli in una nota di regia, il teatro delle origini e il mito – è calato interamente nell’orizzonte del presente: vive come noi dei drammi e dei conflitti della contemporaneità.

Questa commedia, tra l’altro, rappresenta un chiaro esempio della straordinaria capacità dell’autore stabiese di indagare le lacerazioni del suo tempo dando agli stessi spettatori la sensazione di essere in qualche  modo partecipi  dello svolgimento delle azioni.  Un coinvolgimento che si coglie sin dalle prime scene quando gli attori, poco alla volta, nella penombra, abitano lo spazio della piccola spiaggia illuminata solo da alcuni grandi bracieri. Più in là,  scorgiamo una barca capovolta e, di fronte a noi, la scogliera appena sfiorata dalla luce. Il mare è calmo. Si snoda da qui la storia di Cicciariello che vuole diventare capoparanza al posto di Cumpa’ Dummineco, marito in seconde nozze di sua madre Cuncetta.

Una storia che cambierà drammaticamente quando sua sorella Catarina gli confiderà, disperata, di essere stata violentata dal loro patrigno. Allora per lui, per Cicciariello, per salvare l’onore della ragazza e della famiglia, non vi sarà altra scelta che vendicarsi uccidendo, durante una gita in barca, l’orco familiare che l’ha così ignominiosamente offesa; seguirà la simulazione dell’incidente (“Dint’a nu sfuorze, s’è spezzato ‘o rimmo e è cadute a mare”) in modo che nulla trapeli tra i pescatori della verità dei fatti sulla sua morte.

Un silenzio che renderà poi possibile e “naturale” l’unione tra Gennarino (detto Ciceniello) e Catarina. Molto intensi alcuni canti vivianeschi che aprono le prime scene,  come quello che canta Gennarino all’inizio del primo atto, mentre gli altri della paranza si preparano ad uscire con le barche. La scena che rende ancor più  vivo e attuale questo dramma, è comunque quella in cui Catarina confessa a suo fratello lo stupro subito dal patrigno. E’ una azione drammaturgica molto forte, costruita dalla Angiulli con una particolare sensibilità femminile che ci riporta ai nostri giorni, con le donne costrette ancora a subire, spesso nel silenzio generale, ogni sorta di violenza da parte del potere violento dell’uomo.

Rigorosa la sua regia; bravi Pietro Pignatelli e Alessandra D’Elia, rispettivamente nei panni di  Cicciariello e Catarina; bene anche tutti gli altri  (Aniello Arena, Gennaro Basile, Franco Pica, Agostino Chiummariello, Caterina Pontrandolfo, Antonio Speranza, Fabiana Spinosa, Francesco Viglietti) che nella semplicità dei loro gesti, come nelle  voci e nei loro sguardi, fanno pensare al pasoliniano mondo di marginali esclusi dalla Storia; gli arrangiamenti delle musiche di Viviani sono di Daniele Sepe e Piero De Asmundis; le luci di Cesare Accetta; le scene di Rosario Squillace. Caldi applausi del pubblico (accuratamente distanziato) nell’incomparabile scenario notturno del golfo di Napoli.

 

Un commento

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  • Maria Luisa Crudele Borgia
    27 settembre 2020 at 17:09 - Reply

    Non c’era maniera migliore di rilanciare il teatro che rappresentare l’opera ‘ E Piscature di Viviani nel settantesimo anniversario della sua morte.
    Seguiranno “Porta Capuana” e “Mmieze ‘a Ferrovia” che andranno in scena al teatro Trianon diretto da Marisa Laurito.
    Paolo Ricci,che ho avuto l’onore di conoscere,disse di aver visto a Parigi nel 1931 “L’opera da tre soldi” di Brecht e di aveva compresa a fondo,grazie alle opere di Viviani.
    Antonio Grieco,conoscitore sempre attento e puntuale ha rilevato,giustamente,che la trama dell’opera ‘E Piscature risulta quanto mai attuale.