IL PRINCIPE E LA ROSA

“Emozioni scandagliate attraverso il gesto”

Riceviamo e pubblichiamo

di Roberta Mancini

È l’ultimo lavoro, portato a Napoli al TAN Teatro Area Nord, il 5/6 scorsi, dalla compagnia di Teatro Danza Movimentoinactor, di cui Flavia Bucciero è regista e coreografa.

Fulcro dello spettacolo è Antoine de Saint-Exupéry (a 70 anni dalla morte) che ‘dialoga’ con quel che sarà poi il Piccolo Principe.

 La sua vita travagliata, il suo grande amore, quello per la scrittrice salvadoregna Consuelo Suncin.

Vita vissuta nel primo ‘900 fra artisti e intellettuali e in giro per il mondo, in un’epoca in cui il viaggio non è la meta, ma lo scorrere, l’appartenere a tutto e niente.

Il Principe e la Rosa foto F-708863Viaggiare per dare senso all’essere, al ritorno, per poi viaggiare nuovamente, per non smettere mai di cercarsi.

Vita travagliata fra mille amori uno su tutti quello per Consuelo, dalla quale non riuscì a ritornare; poco dopo la stesura de “il Piccolo Principe” mentre si librava nel cielo, fu abbattuto da un caccia tedesco nel ’44. Altre volte aveva rischiato la vita, in volo, ma questo non gli ha mai sottratto la voglia di misurarsi con essa; può sembrare una sfida, ma il vero movente è per l’appunto quello esistenziale.

Nello spettacolo (i cui costumi sono curati dalla Fondazione Cerratelli), Daniele Del Bandecca (Antoine), Silvia Franci (Consuelo), Laura Feresin (Nelly), inscenano delle piécès inframezzate da una voce in controcampo che recita alcuni brani scelti da “il Piccolo Principe” che in scena è interpretato da Sabrina Davini.

Di questo spettacolo mi piace ricordare proprio tutto e tutti: le luci (Riccardo Tonelli) che a taglio piovono sulle azioni creando delle sculture che si stagliano su dei fondali proiettati (Giulia Gerace). Le musiche (Darius Milhaud, Woody Herman, Eugenio Colombo), che nella loro diversità in modo prepotente si impongono, aiutando lo spettatore a passare da un frames all’altro, da una vita all’altra, da un’emozione all’altra.

Si in questo spettacolo tutto sembra parlare di quella sospensione del viaggio, quella dimensione affacciata sul divenire, dove tutto può essere o non essere, per essere altro, nella continua costruzione e ricerca del sé profondo, e di come questo poi determina lo stare al mondo.

Dietro lo spettacolo Flavia Bucciero, napoletana, capelli corvini, donna minuta, dai lineamenti spigolosi e sfuggenti, sui quali prorompe il sorriso che le si riflette negli occhi per rimbalzare sulle clavicole, ove s’annida la traccia del dinamismo e della passione per la danza, che non è ricerca formale ma sostanziale.Principe3

Il suo lavoro di coreografa è concentrato sul trovare la forma significante, necessariamente subordinato al suo lavoro di regista e quindi in senso più ampio, rivolto a dare un significato, una chiave di lettura emozionale, che traspaia in modo globale attraverso i vari elementi che costituiscono uno spettacolo.

La ricerca dell’espressività corporea trova la sua matrice in Pina Bausch, che la Bucciero ha omaggiato in un precedente lavoro, di recente anche all’estero “Pina… perché mai Napoli?”

Unica nota dolente dello spettacolo, riguarda la permanenza, due date sono davvero poche, anche se fossero state veicolate in maniera più efficace, soprattutto per un lavoro così ben fatto.

Poco spazio per una persona che ha questa potenza espressiva  e che mi auguro sempre più persone possano conoscere.

Alla Compagnia, davvero strepitosa, di non esitare nell’invitare il pubblico, anche se adulto, ad unirsi alle danze, sul finire, e  far affacciare il piccolo principe che ci si auguri sia in ognuno.

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