Il prezzo della vita

Un assassinio e un tentato omicidio per salvare i propri meloni. Il razzismo e l’anticamera della follia

A Lucera, storico e bellissimo centro pugliese, capitale economico morale ai tempi della dominazione sveva si è svolto un assassinio incredibile non a raccontarlo ma a immaginarlo.

Alcuni anni fa dei ragazzi, cinque per la precisione, furono arrestati in un centro della Sicilia perché da un carretto della frutta rubarono tre mele, il caso fece scalpore e riempì tutte le pagine dei giornali, in Italia, negli anni ’70 rubare una mela e finire in carcere sembrava apparire avveniristico, il Paese era in mano a ruberie di tutti i generi, l’impunità era sacra, e tangentopoli lontanissima.

lucera 2I cinque ragazzini, non erano maggiorenni, finirono tutti in riformatorio, ma la pressione e l’ilarità nazionale furono talmente tanto grandi che nel giro di pochi giorni i ragazzi furono rimessi in  libertà.

Quello che è accaduto nei pressi di Lucera ieri ha dell’incredibile nella sua dinamica, folle, testarda, violenta.

Tre giovani immigrati, nella nottata si sono intrufolati nella proprietà terriera della famiglia Piacente, il proprietario, Ferdinando, 65enne, e il figlio Raffaele, 27 anni, resisi conto dell’intrusione sono andati immediatamente a controllare, e hanno visto che tre persone stavano rubando dei meloni.

Il figlio immediatamente si è gettato addosso ai ladri facendo così nascere una colluttazione, il padre padrone dell’appezzamento allora è entrato in casa per prendere un fucile, ma a quanto pare non solo per scopi intimidatori.

Una prima volta sparato per aria i tre ladri son fuggiti, lasciando i meloni e qualche strumento da taglio per terra, hanno acceso l’auto, una Fiat uno,  ferma al bordo-strada e ad alta velocità si sono dileguati.

A questo punto comincia la follia, padre e figlio, probabilmente esasperati dai continui furti che tutti gli allevatori della zona denunciano subire, decidono di dare vita a una spettacolare quanto omicida scena da film d’azione.

Sono saliti sulla loro auto di grossa cilindrata e hanno cominciato un inseguimento durato un paio di kilometri. I derubati, assetati della loro personale giustizia hanno cominciato a sparare contro l’auto, prima colpendo il parabrezza, infine sparando alle gomme, un inseguimento con fucilate in piena notte nel cuore della campagna pugliese.

L’auto dei tre ladri, provenienti dal Burkina Faso, il Paese più povero del mondo, si è dovuta arrestare in quanto le fucilate erano riuscite nel loro intento di bucare le ruote.
I tre stranieri sono usciti dall’auto e hanno cominciato una fuga nelle campagne circostanti, ma Ferdinando, imbracciando il fucile, prendendo la mira come un militare in Irak ha sparato altri tre colpi, due colpiscono in pieno petto la vittima, Mamoudou Sare, 37 anni che muore su colpo, il suo amico e connazionale, Adam Kadago, è anche lui colpito al petto, ma riuscirà a continuare a vivere per raccontare questa follia. Ora è in prognosi riservata all’Ospedale di Foggia.

Adam Kadago, ferito si è avviato nel buio verso una casa in un altro campo per chiedere aiuto, il proprietario ha immediatamente chiamato i Carabinieri i quali dopo poco tempo sono arrivati, mentre i giustizieri tranquillamente sono tornati a casa, senza neanche la briga di sincerarsi di che cosa avevano combinato in una notte dove la follia ha preso il sopravvento sulla ragione.

LuceraI Carabinieri però immediatamente dopo avere ascoltato il racconto di Adam si sono recati con il mandato di cattura nella casa dei Piacente, e sia padre che figlio senza fare storie si sono lasciati condurre al carcere di Foggia, le accuse sono pesanti, da ergastolo, omicidio, tentato omicidio, omicidio in concorso, e porto illegale di armi, infatti, benché L’agricoltore avesse la licenza di possesso per il fucile, non aveva però il permesso di portarlo fuori dalle mura domestiche.

È una storia triste dei giorni nostri, la guerra dei poveri non bussa più alle porte, ma già è entrata a far parte del nostro vivere comune.

Gli ospiti del Burkina Faso lavorano come braccianti ogni giorno, ma evidentemente la paga era troppo bassa e qualche notte rubavano meloni qua e la per arrotondare la giornata.

Dall’altra parte abbiamo un agricoltore che per difendere la sua proprietà, non ha esitato, perdendo il lume della ragione, a farsi giustizia da solo, uccidendo e tentando di uccidere per guadagnare qualche euro in più al mercato della domenica.

È un Paese che sta diventando assassino per difendere quello che ha, il razzismo è solo la molla di partenza per sentirsi liberi di avere licenza di vita e di morte da chi non è uguale, morire così tragicamente è già contro natura, morire per un paio di Euro è assai peggiore.

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