Il Nobel, Dylan, e le lacrime di Patty Smith

Consegnati i Nobel in una sfarzosa cerimonia, commovente Patty Smith, Dylan assente, la sua generazione ha perso la bussola e la battaglia

Ci sono rimasti male in molti, a gioire solo i bookmakers, abituati a scommettere pure sul colore delle mutande dei calciatori, gli allibratori, esperti del settore, escludevano ogni sorpresa, se Dylan si fosse presentato oggi alla cerimonia dei Nobel avrebbero pagato una fortuna, per ogni euro puntato sulla sua eventuale improvvisata se ne sarebbero vinti oltre 480, una vera fortuna.

Non è andata così, Dylan ha mantenuto fede al suo impegno di non presentarsi a ricevere un Nobel che un’intera generazione attendeva da sempre, sin dal 1963.

Comunque vada è andata come è andata, a ritirare per lui l’ambito premio letterario è stata delegata Patty Smith.

pattismith-nobelprizeHa fatto un certo effetto a vederla in una platea elegantissima e ingioiellata, in un abito per lei fuori ordinanza, camicia di raso bianca, perfettamente stirata, e giacca di velluto, per finire a un pantalone, qualcosa che assomigliava molto ad uno smoking, e per la ragazza cattiva degli anni 70 è apparso davvero strano. Ma come disse Dario Fo, “è la platea più bella e più colta del mondo”, e la cantante ha avvertito appieno questo peso.

Patty Smith ha deciso di cantare Hard Rain, uno degli inni più “carichi” della generazione che ha tirato e, inutilmente la carretta della pace per interi decenni.

Alla cantante era stato chiesto di scegliere tra tre canzoni, Master of the war, Blowing in the Wind e appunto Hard Rain, la pioggia acida, che lei ha scelto di cantare.

Emozionatissima al punto che a metà canzone con il viso gonfio di lacrime ha interrotto l’esibizione “scusatemi” ha detto, “mi dispiace, ma sono molto commossa, provo a continuare a cantare” un applauso liberatorio l’ha incitata a riprendere, e così è stato, ma gli occhi per tutto il resto della canzone erano due fontane di Trevi.

https://www.youtube.com/watch?v=TvZmrygK3F0&feature=youtu.be

La pioggia acida, un mondo che inquina e distrugge tutto quanto incontra, erano gli anni sessanta, questo cantavano i ragazzi di tutto il mondo, e oggi, come scritto e detto da molti, ci si trova di fronte a un’universo, seppur malvolentieri e in silenzio, ci sono cose assai peggiori di quegli anni.

ylan-pattyDylan e la sua generazione si trovano con un premio che forse avrebbe avuto un maggiore valore almeno dieci anni fa, ma un mondo perso, poco illuminato abbandonato nell’area del profitto.

In quegli ani si combatteva in occidente contro le guerre e le centrali nucleari, oggi c’è molto di più negativo, bambini fatti a pezzi e i loro organi venduti al migliore offerente, tappeti, scarpe e microchip costruiti in stanze buie del Pakistan o India da creature che ancora non hanno 7 anni, computer assemblati forzatamente nelle carceri della Cina o del Vietnam, un’economia che regna su tutto, il profitto prima di tutto, abbassare i prezzi, costi inferiori per battere la concorrenza, tutto fatto senza scrupoli, senza alcuna dignità, per una ciotola di riso, la qualità cancellata a favore della quantità. senza alcun rispetto per i diritti umani, cui oggi ricade la giornata mondiale.

http://www.cantolibre.it/per-uneffettiva-efficacia-della-dichiarazione-universale-dei-diritti-umani/

Un’ipocrisia nel parlare senza freni, senza inibizioni, Paesi in guerra per tutto, immigrati che muoiono in mare, o cacciati come oggetti appestati, l’apparire a tutti i costi, presunzione e arroganza, Dio è davvero morto, altro che per tre giorni e poi risorge, c’è una sfiducia talmente forte che si è rinunciato a combattere, a mettere i bastoni tra le gambe, questo è il mondo questa è la globalizzazione, è vero, abbiamo tutti un Nobel in più, ma poi il nulla, la verità è che abbiamo perso tutti, non sarà forse per questo che Dylan non ne ha voluto sapere di partecipare?

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