il Nido: racconti di Palestina

In libreria uno spaccato di Palestina narrato da Mahmoud Suboh, scrittore palestinese residente in Italia. Un racconto per "CantoLibre"

Mahmoud Suboh è uno scrittore palestinese residente da anni in Italia più precisamente in Sardegna. recentemente ha pubblicato un libro edito da pluriversum edizioni, “gente della terra santa” è una serie di racconti quotidiani dai territori occupati.

L’autore, gentilmente ci ha inviato un estratto del suo lavoro che pubblichiamo ringraziandolo infinitamente, sperando al più presto di poterlo incontrare.

Il nido. tratto da “Gente della Terra Santa:
Sono seduto nel cortile di casa guardando la gatta che sta giocando con qualcosa, mi avvicino per capire cosa avesse fra le zampe, era un uccellino morto.
Una zampata a destra e un’altra a sinistra, su e giù, lo stava tormentando nonostante fosse morto, non capivo il senso di quel macabro gioco. Perché tanta crudeltà? Lo aveva catturato per mangiarlo, allora perché lo tormentava?

Continuai a guardare quel poveraccio e quella violenza senza senso, o almeno lo era per me. La gatta continuava nella sua indifferenza verso la mia presenza e perplessità: una zampata a destra ed un’altra a sinistra. Lo gettava su, lo sbatteva giù.

Notai che ad ogni colpo l’uccellino perdeva qualche piuma, allora pensai: non sarà per caso il metodo che usano i felini per spennare i volatili? Non so perché mi sia venuta quella idea e non so se gli animali facciano così, ma probabilmente cercavo di dare un senso a quella atrocità, a quel gioco…

Abitavamo alla periferia di Betlemme, c’erano ancora poche case e c’era molta campagna. Avevo tredici o quattordici anni, non mi ricordo di preciso ma ricordo bene gli amici, tutti suppergiù della stessa età. Il nostro gioco preferito era andare in giro per la campagna.

La campagna per noi era quella terra ancora libera da case dove noi potevamo correre, lontano dalla strada e dalle poche macchine. Di tutto il tempo che passavamo era quello che ci piaceva di più: era un grande orto, dove c’erano alberi di mandorle, limoni, uva e nespole. C’erano molti muretti di pietra di altezza varia, si andava da circa un metro ai due metri e mezzo circa, eravamo tutti armati di fionda: grandi cacciatori, ma per la verità abbiamo avuto sempre poca fortuna a caccia, e quelle poche volte che avevamo avuto fortuna nel cacciare qualcosa, era stato un trionfo indescrivibile.

Lo tenevamo fra le mani quasi tutti insieme e tutti tremanti dalla gioia e forse dalla tristezza di quell’uccellino indifeso e così bello.
Lo portavamo a casa del cacciatore che lo aveva abbattuto, tutti assieme come in una processione: «guardate cosa abbiamo preso! E’ stato Samir, ha preso la mira e boom!». L’uccellino non ebbe scampo: Samir lo aveva aspettato sotto l’albero senza fare rumore, neanche un sospiro, per un attimo è rimasto senza respirare perché gli uccellini hanno un magnifico udito ma Samir era più furbo: boom e per lui non c’era stato più scampo.
Eppure quando mi è capitato di uccidere un uccellino, quando miravo con la mia fionda con la pietrina dentro pronto a fare fuoco, ero in silenzio senza poter respirare dallo spavento di poterlo colpire.

Era una festa: quell’uccellino doveva sfamarci, quel bocconcino di carne magra, sembrava dovesse sfamare una tribù.
Ma il nostro divertimento vero era correre, mangiare, rubare qualche mandorla o qualche acino di uva, ma soprattutto saltare i muretti di pietra.
La sfida: saltare i muretti. Si iniziava dai più bassi a quelli più alti, e spesso ci facevamo male, ma era fantastico: saltare sempre dai muretti più alti, e davanti agli amici nessuno poteva sottrarsi alla sfida, costi quel che costi!

Ma la nostra avventura non finiva lì: c’era ancora una sfida peggiore e più divertente: scappare dal guardiano.
Perché quell’orto era custodito da un contadino, un signore di una certa età, credo che non avesse meno di sessanta anni, ma era forte ed agile. Quando ci vedeva, per fortuna veniva poco all‘orto, cominciava ad insultarci e minacciarci: noi correvamo più veloci del vento.
Quello era il nostro gioco più bello.
Tutte le sere, o quasi, la stessa avventura.
Finché una sera… Avevamo appena terminato la nostra sfida nel saltare i muretti ed eravamo seduti a mangiare dell’uva fresca e succosa, quando ci comparve all’improvviso il guardiano che cominciò a urlare e mandarci le sue maledizioni. Cominciammo a correre come il vento e forse di più e lui dietro urlando e bestemmiando, eravamo a cinque metri dal muretto che ci separava dalla strada, quando sentimmo il cinguettio di un uccellino sotto un albero. Ci guardammo spaventati e meravigliati: “sarà un uccello ferito?”. Abbiamo usato la fionda prima e magari avessimo colpito qualche uccellino senza renderci conto, come rinunciare a quel trofeo e al ricevimento da grandi eroi che avremmo avuto al nostro rientro a casa…
Il guardiano era poco distante da noi, meno di ottanta metri: “e se ci acchiappasse?” .
Al pensiero tremavamo ma eravamo tutti alla ricerca di quel trofeo.
«Eccolo! L’ho trovato! “. Era la voce dell’amico Salem.
Ci avvicinammo tutti: era un uccellino piccolissimo. Era caduto dal nido sull’albero. Cinguettava. Era spaventato quanto noi.
Ci siamo guardati e tutti concordavamo: bisognava rimetterlo nel suo nido, dalla sua mamma. Il guardiano era sempre più vicino, sentivamo il suo fiato sul collo.
Salem prese l’uccellino: «andiamo via, lo riporteremo domani».
Continuammo la nostra corsa fino a casa di Salem che era dall’altra parte della strada, vicino a casa mia. Stavamo ansimando, non per la corsa fatta ma per l’uccellino che continuava a cinguettare.
La madre di Salem disse: «ecco i grandi cacciatori, siete già rientrati?».
Salem rispose: «madre, guarda», estese le sue braccia aprendo le mani e mostrando l’uccellino cinguettante.
«Che grande preda che avete preso!»
Ridendo continuò: «avremmo a cena il mansaf* stanotte» proseguendo nella sua risata, e dopo aggiunse con gran serietà: «ma non lo vedete poverino? Dovevate rimetterlo nel suo nido».
«Volevo tenerlo con me stasera e domani lo riporteremo al suo nido».
«Allora stanotte gli farai da mamma! Sembra che abbia fame e sete: dai dagli da bere e da mangiare altrimenti domani non ci sarà più».
Noi nel sentire queste parole ci affrettammo a salutare il nostro amico, pensando al ruolo che avrebbe dovuto assumere… Fare da mamma all’uccellino?! Non ci tenevamo ad essere coinvolti. non avevamo esperienza di queste cose!
«Allora, metti un po’ d’acqua nella tua bocca e metti il becco dell’uccellino dentro affinché così lui possa bere, e dopo prendi un pezzo di pane, masticalo bene e rifai la stessa cosa».
Salem rispose: «io devo fare questo? Ma come…?».
«Lo hai portato tu e allora occupatene fino a domani, adesso adagialo da qualche parte e vai a lavarti le mani che la cena è pronta “.
Le sorelline che si erano avvicinate per ammirare l’uccellino e il suo cinguettio, dopo qualche minuto si erano allontanate, visto che l’uccellino non camminava ne volava ma continuava a lamentarsi, lasciando Salem immerso nei suoi pensieri da mamma.
Durante la cena non c’era verso di calmare quell’essere minuscolo, il suo cinguettio era diventato insopportabile, ma lui non voleva saperne e continuava a lamentarsi.

Salem: «ma perché non sta zitto?».
La madre rispose: «perché vuole la sua mamma, vorrebbe tornare dove era».
«Ma lo riporterò domani, perché non capisce?»
Lo teneva stretto a lui, gli parlava: «calmati, domani te lo prometto appena mi sveglio ti riporto al tuo albero».
Niente, continuava a cinguettare. Erano a letto, tutti nella stessa stanza, l’unica stanza che c’era.
«Fallo stare zitto, vogliamo dormire se no lo butto fuori io!» gridò il padre.
Salem che teneva nelle mani questo rompicapo si spostò fino alla porta di ingresso, e visto che quello continuava a cinguettare e tutti, compreso Salem, erano morti dal sonno, uscì fuori piano piano senza farsi sentire.
La luna era piena e le stelle brillavano rendendo la notte quasi giorno.
«Basta attraversare la strada, l’orto è dall’altra parte, ci vogliono al massimo cinque minuti, lo metto nel suo nido e nessuno se ne accorgerà!».
Il quartiere fu svegliato all’improvviso dal suono di una raffica di colpi di mitra e dalle urla di una donna.
La madre di Salem fu svegliata da quella raffica di colpi e dal grido di dolore di un ragazzo. Non trovando Salem sulla stuoia e non sentendo il cinguettio… cominciò a correre verso gli spari, il marito e la gente del quartiere erano armati di bastoni e pietre dietro di loro.
«Alt! Alt! Non vi avvicinate, se no spariamo! ».

I rinforzi non arrivavano e i soldati cominciavano ad avere paura.
La madre avanzava senza prestare alcuna attenzione a quelle parole e alla gente dietro di lei.
I soldati scapparono come conigli sotto i colpi dei sassi e le urla della gente inferocita.
Il corpo di Salem era accanto al muretto, sotto l’albero dove posava prima l’uccellino.
Era tutto una macchia di sangue.
Lo avevano ucciso.

Lo accusarono di essere un terrorista in procinto di attaccarli.
Aveva ancora l’uccellino in una mano che cinguettava ancora…
La mamma lo strinse forte a se…cercava di svegliarlo, gli parlava: «alzati, andiamo a dormire a casa… Perché sei venuto qui? Non potevi aspettare domani… “.
Vide quella piccola creatura nella mano del figlio, come se fosse in un altro mondo, in un altro mondo… lontano dagli sguardi della folla.
C’era solo lei.
Prese il passerotto e cercò di rimetterlo nel suo nido ma questo non c’era più, era tutto sparpagliato sotto l’albero e accanto al figlio. Era caduto sotto i colpi di mitra.
Abu Salem prese fra le sue braccia il corpo del figlio fra i lamenti delle donne e le grida di martirio dei ragazzi, anche lui con le lacrime di dolore che gli coprivano la vita, anche lui mi sembrava in un altro mondo, anche io lo vedevo annebbiato.
Um Salem adagiò l’uccellino cinguettante ancora al suo petto come fosse un neonato, e come per magia questo si quietò e smise di cinguettare. Sembrava stesse dormendo, e facendo sogni beati.
Sono ancora seduto nel cortile di casa mia, e sento l’eco del lamento disperato di una madre e il cinguettio di un uccellino che vorrebbe dormire nel suo nido.

“Gente di Terra Santa” costa 14 Euro ed è acquistabile in libreria o ordinandolo sul sito di pluriversum

 

*mansaf è una pietanza araba a base di carne cotta nello yogurt, accompagnata da riso cosparso di mandorle e pinoli tostati.

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