Il Mangiafuoco dei Decumani

Se lo specchio del mondo in cui viviamo è rappresentato dall’arte che produce, chi può definirsi “artista” oggi?

Viviamo tempi in cui si trasforma in spettacolo tutto ciò che fa notizia, sempre più spesso basta apparire per essere riconosciuti e ammirati, l’artista vero sembra destinato a ricoprire un ruolo sempre più marginale!
Da molto tempo ormai la logica di mercato del sistema capitalistico ha inglobato anche i sentimenti e le emozioni, e tra i prodotti di consumo sono finite anche la pittura o le sculture, destinate ad avere una valore ormai, solo come costosi componenti d’arredo, mentre il teatro, il cinema o la scrittura, diventano strumenti utili a “spremere” profitti da personaggi “allevati” in TV.
Le responsabilità di questo mutamento culturale, facendo attenzione a non generalizzare, vanno equamente ripartite tra il pubblico e gli artisti stessi, ed è diventato un esercizio sempre più complesso soppesare le responsabilità degli uni e degli altri. Sempre meno sono gli spazi a disposizione di artisti impegnati con il loro talento e le loro opere alla ricerca di nuove chiavi di lettura di un mondo in continua evoluzione, o a sperimentare nuovi linguaggi capaci di rappresentare i nuovi sentimenti comuni o individuali, bisogni o aspirazioni sociali, in grado di smuovere l’animo o/e le coscienze del pubblico.
Untitled-design-11Michele Del Grosso rappresenta una di queste eccezioni, uno che non ha mai amato assecondare la pigrizia del pubblico, fedele e coerente ad un concetto di arte come espressione rivoluzionaria e motore del cambiamento, linguaggio in grado di descrivere ciò che la sola parola appare come insufficiente, sempre in un ambito di massima espressione di libertà di pensiero, diventando così uno tra gli artisti più geniali della scena napoletana. Intellettuale puro, grande innovatore, è stato uno dei padri della sperimentazione teatrale a Napoli, attraversando il secolo scorso con una stupefacente prolificità, protagonista di tante “vite”, sempre all’insegna della resilienza e della coerenza, senza risparmiarsi nessun tipo di esperienza:
Drammaturgo, regista, scenografo, antiquario, impresario teatrale, viaggiatore, esperto di tappeti orientali…. tante e diverse esperienze legate da un unico filo rosso: Anticonformismo, Libertà e Autonomia.
Nato a Pozzuoli nel 1940, Michele vive da sempre a Napoli conservando però nel cuore il ricordo e l’amore per Istambul, città dove ha vissuto per alcuni anni, definendola la sua seconda città. Tra i suoi numerosi interessi predominano la lettura ed il Teatro, fonti essenziali per alimentare il suo grande ingegno e la naturale vocazione all’esplorazione di territori artistici inesplorati, spesso destrutturando linguaggi teatrali tradizionali o classici con lucida curiosità, ottenendo non di rado risultati strabilianti. Era la fine degli anni ’60 quando crea il Teatro Instabile in via Martucci, un piccolo spazio nella Napoli “bene”, allora non ancora invasa da baretti e locali alla moda. Il TIN fu definito da Eduardo De Filippo come “ fabbrica di idee innovative”. Uno spazio creativo dove sono passati giovani artisti di talento, tra cui Roberto De Simone, la Nuova Compagnia di Canto Popolare, Peppe e Concetta Barra, Pino Daniele, Edoardo Bennato, Massimo Troisi, Franco Battiato, Francesco De gregori, Antonello Venditti.
Michele del Grosso2 (1)Del personaggio di Collodi, oltre alle sembianze ed il carattere selvatico, Michele ne ha ereditato anche l’amore per il circo, utilizzato spesso come scenografie per i suoi spettacoli, e quando chiuse l’esperienza del TIN, si inventò il “Tenda Teatro 80”, un periodo da “teatrante circense”, con un tendone da circo itinerante, da autentico “Mangiafuoco”, portò i suoi spettacoli nelle piazze di Napoli. Nel 2002 poi, trovato un altro spazio nel cuore del Centro antico di Napoli, in Vico Fico al Purgatorio, riprese vita il suo progetto del Teatro Instabile, dove tuttora lavora.
Il “nuovo” TIN (Teatro Instabile di Napoli) fu ricavato da un sotterraneo di “Palazzo Spinelli”, quella che fu la stalla del palazzo nobiliare dei Principi Tarsia, e che prima ancora fu luogo di culto della Napoli bizantina, essendo parte di un antico Battistero. Un luogo magico e ricco di un’energia particolare. Quando Del Grosso lo rilevò, era solo un deposito colmo di ciarpame e detriti, e solo il suo occhio lungimirante e visionario riuscì ad intravedere tra quei rifiuti le potenzialità di un posto che ricordava un teatro di epoca shakespeariana: 60 posti con una pianta a forma ellittica ed otto archi, con un’acustica prodigiosa.
FullSizeRender (1)Qui Michele Del Grosso ha messo in scena spettacoli memorabili, tra i tanti ricordiamo ‘O Vico di Raffaele Viviani, La moglie ebrea di Brecht, ed i suoi “Razzullo e Sarchiapone sotto il tendone”, “Caravaggio mette in scena Caravaggio”, “Mater camorra, sempre coadiuvato dall’attore Gianni Sallustro e la sua accademia Vesuviana. Oltre al suo essere artista, Michele ha cercato anche di incidere positivamente sul quotidiano del quartiere in cui opera e vive, distinguendosi in più di un’occasione anche come cittadino attivo. Tra le iniziative più significative da lui realizzate vale la pena ricordare: “Vico della Bicicletta“, insieme ad alcune associazioni  “Napoli Pedala”, “Cicloverdi”, “SpakkaNapoliBike”, ed al “Teatro a pedali” del maestro di guarattelle Bruno Leone.
Poi insieme all’Architetto Andrea Florio è stato tra i promotori del progetto che ha visto l’installazione di una statua di Pulcinella, opera in bronzo realizzata dal maestro Lello Esposito, diventata ormai nel tempo meta molto ambita per i tantissimi turisti che sciamano lungo i Decumani.
Tantissimi poi sono i suoi progetti che ancora non hanno visto la luce, ma tra i principali “crucci” di Michele, resta quello di vincere una scommessa: Aprire una “salumeria che venda cibo per la mente”, libri sul mondo del teatro, balletto, lirica e cinema, e provare a dimostrare che “con la cultura si mangia”.
151012066-38ede414-3a83-4d11-b5e1-4297ac76c648Nel 2014 il giornalista e film-maker Alessandro Chetta realizza il documentario “Instabile, interamente dedicato alla «leggendaria figura di Michele Del Grosso», e nel 2016, la giuria del NapoliFilmFestival assegna il premio “Schermo Napoli Doc 2016” e MENZIONE SPECIALE a Michele Del Grossso con la seguente motivazione:
Michele Del Grosso, regista, attore, impresario teatrale, è personaggio e interprete di una stagione unica di avanguardia artistica e di un mondo che rischia di essere già soltanto un instabile ricordo”.

In questi giorni al TIN si lavora al nuovo spettacolo di Michele Del Grosso: “La gatta cenerentola”. In scena ci sarà la regina incontrastata del TIN: Milva, la gatta rossa vecchia e fedele compagna di Michele.

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Umberto Laperuta

LabManager Dipartimento di Biologia della Federico II. Presidente ODV "Noi&Piscinola", compagni di viaggio del Teatro Area Nord. Tutta la mia passione a sostegno del TAN, terzo teatro comunale di Napoli, unico centro culturale in tutta l'Area Nord della città. Aspettando i tempi della politica, intendiamo contribuire ad unire la città ed i suoi quartieri attraverso la promozione culturale ed artistica, pur consapevoli che: "Ad ogni problema complesso corrisponde una soluzione semplice..... ma è quasi sempre quella sbagliata!!
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