Il declino delle democrazie Europee

Dopo l’Ungheria, questa volta è la Polonia a far tremare le fondamenta dell’Europa

Sulle orme di Orbán, guidato dalla luce guida di Putin ed Erdogan, anche il neoeletto governo Polacco afferma con forza e fierezza il suo disprezzo per quel sistema che (ancora) chiamiamo democrazia.

Viktor-OrbanIl governo di Beata Szydło ha infatti appena approvato una discutibile riforma del sistema mediatico nazionale, grazie alla quale la scelta dei dirigenti delle tv e radio pubbliche sarà responsabilità del Ministero del Tesoro. Incarico che, precedentemente, era nelle mani del Comitato di Supervisione dei Media, un organo indipendente che poteva quindi garantire un certo pluralismo e libertà d’espressione.

Il governo però, risponde a muso duro alle critiche. Come dichiarato dal nuovo ministro della cultura Gliński, la riforma è fondamentale nell’ottica di una disinfestazione del sistema mediatico, corrotto da valori importati da quell’occidente laico e liberale che simpatizzava con il precedente governo.

Come sottolineato da molti, il percorso intrapreso assomiglia molto a quello degli ultimi sei anni del governo Ungherese di Orbán: i media pubblici che diventano meri portavoce delle idee governative, le testate e televisioni private nelle mani di ricchi businessman in stretti rapporti con i dirigenti statali, le leggi bavaglio per i giornalisti. Ed un forte, fortissimo rischio di dire addio alla libertà d’espressione.

Il percorso di anti-democratizzazione, ormai ben collaudato, inizia sempre con le campagne elettorali. Promesse, parole, paure. Populismo.

A seguire, un lavoro di distruzione dei cavilli legali e costituzionali che salvaguardano quelle due o tre libertà fondamentali. Privacy, libertà d’espressione, libertà di manifestazione. Controllo dei media e quarantena quei giornalisti testardi che proprio non vogliono seguire i suggerimenti del governo.

Capita spesso però che si confonda l’azione di un governo con la volontà di un popolo. In Polonia infatti, il Pis (“Legge e Giustizia”) ha in realtà ottenuto il 37% dei voti (con una maggioranza minima in parlamento).

russia armatiStando ad alcuni sondaggi, dopo l’inizio delle riforme il consenso è sceso di oltre dieci punti. La maggioranza dei Polacchi non vuole allontanarsi dall’Europa e dalla NATO, anche per paura della Russia. Eppure saranno i polacchi a pagare per le azioni del proprio governo. Prima di tutto con la limitazione del flusso di informazioni e comunicazione, poi con le eventuali sanzioni comunitarie. Non va dimenticato che i problemi di una delle democrazie Europee sono anche (soprattutto) problemi della Comunità. Timmermans, vice-presidente della Commissione Europea, ha inviato una lettera al Ministro degli Esteri polacco per esprimere la sua perplessità nei confronti della riforma, sottolineando come il pluralismo sia alla base del funzionamento del sistema Europeo tutto. Per questo motivo, la Commissione discuterà il prossimo 13 Gennaio a Bruxelles il da farsi. Nel caso più estremo, è probabile che si decida di seguire l’art. 7 del Trattato Europeo e di procedere con la sospensione del diritto di voto della Polonia al Consiglio Europeo.

Ancora una volta l’Europa si dimostra molto più fragile di quanto non voglia far sembrare. Aldilà dell’evidente declino della Politica (quella con la “P” maiuscola) e l’avanzata al galoppo del Populismo, c’è un elemento ben più grave. C’è la restrizione continua e costante delle libertà fondamentali su cui si basa una democrazia. E la scarsa capacità di reagire delle Istituzioni rischia di alimentare la fiamma di tutti quei movimenti e gruppi Euroscettici.

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