Il crollo senza fondo. Ci manca la terra sotto i piedi

Tutta l’Italia è martoriata dal dissesto idrogeologico, “metterci una pezza” è l’inutile (anzi rischioso e costoso quanto il danno) modo in cui i governi, quali che siano, reagiscono ogni volta, ma il peccato originale è il nostro dominio scellerato sulla Natura.

Napoli, 10 dicembre 2015: polverizzati il palazzo della Presidenza e quello del dipartimento di Parassitologia facenti parte la facoltà di Veterinaria della Federico II. L’episodio di via Santa Maria degli Angeli, alle spalle dell’Orto Botanico, definito scioccante, in realtà, purtroppo, non dovrebbe sconvolgerci affatto. Si è verificato un cedimento del sottosuolo, vale a dire una vera e propria voragine che ha causato il crollo, questo perché nel napoletano si accumulano le conseguenze di tutte la cavità realizzate per estrarre materiale tufaceo. Crollo Università Veterinaria (Foto Borrelli) (4)

Spiega il geologo Renato Caniparoli: <Le gallerie tufacee avvenivano a collo di bottiglia: col materiale estratto si costruiva in superficie l’edificio, la cavità veniva utilizzata per le cisterne d’acqua e le fogne. Poi si sono sfruttate le cave al di fuori del nucleo storico attraverso scavi, nelle zone in seguito ribattezzate “cavoni”. Le macellerie, le vinerie venivano realizzate in prossimità di accessi al sottosuolo, per sfruttarlo come frigorifero. Durante la seconda guerra mondiale sono serviti da rifugi. L’utilizzo ne assicurava la manutenzione, poi l’abbandono, a partire dagli anni 50, e il conseguente degrado ha provocato i danni anche al soprasuolo>. Questa grave situazione si somma all’abusivismo edilizio. La linea di prevenzione da portare avanti secondo i geologi consiste nell’adozione del “Fascicolo del fabbricato”. < Si tratta dell’unico strumento che potrebbe farci conoscere il reale stato di salute degli edifici, è l’equivalente del libretto pediatrico per un bambino: il posto dove vengono segnati i controlli e i monitoraggi, le malattie e le cure, le ricadute, ecc., tra l’altro fondamentale in un paese ad elevato rischio sismico come l’Italia. Decenni di incuria ed inettitudine hanno contribuito al degrado del territorio e a far diventare il dissesto idrogeologico una priorità nazionale: è il caso che le istituzioni preposte se ne rendano finalmente conto ed agiscano di conseguenza. Queste le parole di Francesco Peduto, presidente del Consiglio nazionale dei geologi e dell’Ordine dei geologi della Campania.

Ovviamente le misure “tampone” delle istituzioni, il “metterci una pezza”, come quando si coprono le pericolose buche del nostro manto stradale, a cosa servono? La prossima pioggia e via, tutti giù di nuovo nel fosso senza fondo. “Iniettare cemento è pericoloso poiché si potrebbe alterare il deflusso delle acque, provocando poi danni dove i fluidi vengono deviati. Il cemento va anche soggetto a ritiro, generando nuovi vuoti e nuovi crolli. La soluzione è la messa in sicurezza e l’utilizzo, che ne assicura la manutenzione. Venti anni fa avevo proposto la creazione del piano regolatore del sottosuolo, dove per altro passano i sottoservizi e le metropolitane”. Conclude Caniparoli.

Parliamo un po’ di numeri che ci fanno ben rendere conto della gravità della situazione, e che riguardano tutto il dissesto-rischio-idrogeologiconostro paese, non solo il territorio partenopeo: di 728 mila frane in Europa, 485 mila si trovano in Italia, quindi parliamo del 70%! Le aree in stato di allarme rappresentano il 9,8% della superficie nazionale e riguardano l’89% dei comuni, su cui sorgono 6.250 scuole e 550 ospedali. Le regioni hanno stimato un fabbisogno di 40 miliardi di euro per la messa in sicurezza del territorio, cui però il governo, nell’ultima Legge di Stabilità, ha destinato appena 180 milioni per i prossimi tre anni, a fronte di 61,5 miliardi spesi complessivamente dagli anni ’50 al primo decennio del 2000 per fronteggiare le catastrofi dei dissesti. La direttiva renziana impone inoltre alle università la restituzione nelle casse dello Stato dei fondi destinati alla ristrutturazione degli edifici che non siano stati completamente spesi entro il 2014, anche qualora gli atenei abbiano definito gli interventi da realizzare.

Ad aggravare ulteriormente il quadro è il consumo del suolo, aumentato del 156% dal 1956 ad oggi, un suolo che non è più in grado di assorbire le precipitazioni, senza contare anche l’incremento della popolazione del 24%. Ogni cinque mesi viene cementificata una superficie di grandezza pari al comune di Napoli, un dato che mette in luce le responsabilità dell’uomo, che solo negli ultimi cinquant’anni hanno causato la morte di quattromila persone.

Passano appena 24 ore dalla vicenda della facoltà di Veterinaria, e già si legge di un’altra voragine stamane, stavolta (anzi per l’ennesima volta) a Pianura, al di sotto dei binari della stazione Pisani della Cumana. Linea Circumflegrea bloccata fino alla famosa messa in sicurezza, per cui pare che “i fondi non siano mai sufficienti”. Più che altro una presa per i FONDelli: guarda caso, per continuare a costruire finché la terra ci manca sotto i piedi e non avremo più ossigeno, arricchendo le tasche di pochi eletti (di cui molti si eleggono da soli), i soldi spuntano sempre. Se solo sapessimo rinunciare al dominio, e vivere in comunione col nostro ambiente come pochissime società tribali che pripyat-nature-chernobyl-todayancora resistono tra tormenti causati da noi, riescono a fare. Invece di imparare da loro, andiamo a sfruttare sempre più anche le terre esotiche ancora vive, continuiamo solo a generare il male, il male che porta noi stessi sul lastrico. Il paradosso egoista dell’essere umano è sempre lo stesso, la sua brama di potenza (sinonimo per lui di benessere) lo uccide… in questo caso sotto le macerie della falsità che lui stesso ha costruito intorno a sé.

FONTI dei dati da La Stampa: Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA); Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica (IRPI CNR); Istat; Progetto Aree Vulnerate Italiane (AVI); Sistema Informativo sulle catastrofi idrogeologiche; Istituto Nazionale di Urbanistica; Centro Ricerche Economiche e Sociali di Mercato per l’Edilizia e il Territorio (CRESME); Ministero dell’Ambiente; Centro Euro Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC).

No commento

Lascia risposta

*

*